Ritenuta d’acconto: come si calcola?

autore articolo Roberta Fabozzi data articolo 29 Giugno 2020 commenti articolo 0 commenti

Ritenuta d’acconto: come funziona? Come si calcola?

Affrontiamo oggi una bella gatta da pelare. L’argomento di questa settimana sarà infatti come calcolare la ritenuta d’acconto. Se anche tu stai cercando di raccapezzarti per capire come funziona, siamo lieti di informarti che sei atterrato sul sito web giusto: ecco tutto quello che c’è da sapere sulla ritenuta d’acconto, cos’è e come calcolarla!

Anche questa settimana ci avete scritto in moltissimi per proporci nuovi argomenti da trattare sul blog, e di questo vi ringraziamo infinitamente; ci fa sempre molto piacere ricevere i vostri feedback, conoscere le vostre opinioni e cerchiamo di rispondere pian piano a tutti.

Chi ci segue da un po’ magari potrebbe aver notato che avevamo già trattato l’argomento in un altro articolo dedicato; nel caso te lo fossi perso, ecco il link per rimediare! Ebbene, abbiamo visto che si tratta di un topic che vi sta particolarmente a cuore, per questo motivo abbiamo deciso di tornarci su e ampliare il discorso.

Senza indugiare oltre, vi presentiamo l’articolo di oggi: come calcolare la ritenuta d’acconto?

Ritenuta d’acconto: una definizione

Ne abbiamo sentito parlare tutti, ma non sempre abbiamo chiaro il suo significato. Parliamo della ritenuta d’acconto, alias uno dei metodi attualmente offerti dall’ordinamento italiano per la riscossione dei tributi. Si tratta di una sorta di anticipo sulle tasse che il cliente (in burocratese equivale al “soggetto erogatore”) deve allo Stato; questa percentuale deve trattenerla dal compenso pattuito per i servizi erogati.. con te!

 

In sostanza, è una trattenuta Irpef (nel caso dei redditi delle persone giuridiche) oppure Ires (nel caso di persone giuridiche e società).

Scendendo più nel dettaglio del caso, è bene specificare che non esiste una sola tipologia di ritenuta d’acconto.

Di seguito, elenchiamo le tipologie regolarizzate in Italia:

  • redditi da lavoro autonomo
  • redditi da lavoro dipendente
  • redditi da capitale
  • altri redditi soggetti a ritenuta d’acconto

In questa sede prenderemo in considerazione le 2 più diffuse:

  • La ritenuta a titolo di acconto:

In questo caso specifico, la percentuale di ritenuta applicata equivale al 20%. Rispetto al al compenso stimato in lordo (es, 1000€ per un lavoratore autonomo a Partita Iva) si deve sottrarre – il 20%, (es, per un totale netto di 800€), poiché i 200€ di differenza corrispondono ai tributi dovuti allo Stato sul totale lordo versato.

  • La ritenuta a titolo di imposta:

La ritenuta vale sempre il 20% sul totale, e non serve aggiungere altro contributo sulle tasse previste dallo Stato.

Quali sono i campi in cui è possibile applicarla?

La ritenuta d’acconto si applica per determinate classi di lavoratori sia autonomi che dipendenti, e il discorso vale sia nel caso dei rapporti fra datori di lavoro/ clienti privati che con le banche o istituti di credito, e in generale per tutte le tipologie di reddito consentite dall’ordinamento italiano.

Pillole di diritto tributario —> Tipologie di reddito

In diritto tributario, qualsiasi incremento del patrimonio si configura come fonte di reddito. Vi rientrano le prestazioni occasionali, per esempio, in relazione ad una tipologia di lavoro svolto saltuariamente, non costituendosi come fonte primaria di reddito, e per questo motivo, secondo quanto stabilito dall’ordinamento attuale, non può superare in termini di compenso un tetto massimo di 5000€ l’anno.

Esistono anche i cosiddetti redditi di capitale, che riportiamo qui di seguito:

– Gli interessi provenienti da mutui, depositi, conti correnti, obbligazioni (e simili)
– Le rendite perpetue e le prestazioni annue perpetue
– I compensi derivanti da prestazioni secondo fideiussione o di altra forma di garanzia
– Gli utili societari e enti Ires
– Gli utili derivanti da associazioni in partecipazione
– I compensi derivanti dalla gestione di masse patrimoniali
– I compensi derivanti da contratti di riporto su titoli e valute

E dopo questa schema di approfondimento sulle tipologie di reddito inquadrate dal diritto tributario, appare chiaro che le ritenute, in qualità di anticipazioni sulle tasse, possono applicarsi sia per i libri professionisti che dipendenti.

Come si calcola la ritenuta d’acconto?

Per calcolare la ritenuta d’acconto dobbiamo innanzitutto fare una divisione fra quelle stimate per:

  • I lavoratori autonomi:

Questo è il caso dei liberi professionisti (a Partita Iva o tramite collaborazioni occasionali). Il modello da seguire in fase di pagamento fattura è l’F24 (codice tributo 1040 – Irpef). Il beneficiario, quindi il lavoratore, si vedrà accreditato il totale al netto della percentuale (l’Iva è in genere al 20%*).

* Vale per i liberi professionisti residenti in Italia che cercano prestazioni d’ingegno; sale al 23% per sportivi dilettanti; sale al 30% per i liberi professionisti non residenti in Italia o che richiedono prestazioni d’altro genere.

Il calcolo è semplice, e si può applicare per l’importo lordo e netto (in questo caso però dovrai trasformarla prima in totale lordo).

Lordo: Prendi l’importo –> moltiplicalo per 0.2 Netto: Prendi l’importo –> moltiplicalo per 0.8 (lo trasformi in lordo) –> dividi per 0.25

Et voilà: hai la ritenuta d’acconto!

  • Professionisti senza cassa:

Sono i lavoratori autonomi non iscritti alla cassa previdenziale. Il calcolo della ritenuta funzionerà in questo modo: totale lordo + rivalsa (facoltativa) INPS, mentre l’Iva non inciderà sul netto.

La rivalsa corrisponde al 4% sul totale lordo che il professionista esercente può scegliere di applicare ai suoi clienti.

  • I lavoratori dipendenti:

In questo caso, sarà il datore di lavoro che tramite modello F24 verserà i contributi secondo questo schema:

Erario –> Imposte statali INPS –> contenuti previdenziali Altri Enti previdenziali e assicurativi –> contributi assicurativi INAIL Regioni –> addizionali regionali ICI e altri tributi locali –> addizionali comunali

Non oltre il 31 marzo dell’anno successivo dovrà far pervenire il CUD in cui saranno indicate tutte le ritenute d’acconto versate.

  • I redditi di capitale:

Si tratta di soggetti che posseggono redditi di capitale (ne abbiamo parlato nelle pillole su!). In questo caso, dovrà sempre compilare il modello F24 –> erario –> codice tributo.

Conclusioni

Siamo arrivati alla conclusione del nostro articolo sulle ritenute d’acconto. Abbiamo visto in cosa consistono, come si differenziano e come si calcolano in base alle proprie specificità.

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Ti sei già trovato alle prese con la ritenuta d’acconto? Sono state utili le nostre info? Scrivici nei commenti!