Credito d’imposta Formazione: Cosa bolle in pentola?

6 Agosto 2019 Lucia Di Noi

Credito d’imposta Formazione! Quali sono le novità per l’agevolazione fiscale?

Per incentivare il sostenimento delle spese atte alla valorizzazione della produttività dei lavoratori mediante la formazione di competenze adeguate, la Legge di Bilancio 2019 ha prorogato il credito d’imposta formazione con alcune novità.

Percentuale di riconoscimento dell’agevolazione

La norma è operativa anche per il 2019 con l’applicazione del decreto del Ministro dello sviluppo economico.

Tuttavia, precedentemente il credito d’imposta era pari al 40% delle spese relative solamente al costo aziendale del personale dipendente e solo per il periodo in cui era impegnato nella formazione fino ad un importo massimo annuale di 300.000 euro. La nuova norma modifica la percentuale in relazione alle dimensioni dell’azienda.

  • Le piccole imprese nella misura del 50% delle spese ammissibili di 300.000,00 euro.
  • Le medie imprese hanno il 40% delle spese ammissibili nel limite di 300.000,00 euro.
  • per le grandi imprese, l’agevolazione è pari al 30% delle spese ammissibili di 200.000,00 euro.

A chi viene riconosciuto il credito d’imposta?

Il credito d’imposta può essere riconosciuto a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato.

Per quanto riguarda i soggetti beneficiari conviene sottolineare che l’agevolazione non è ammessa per i professionisti.

Spese ammissibili al credito d’imposta:

Le attività di formazione per l’acquisizione o il consolidamento delle competenze:

  • big data e analisi dei dati;
  • cloud e fogcomputing;
  • cyber security;
  • simulazione e sistemi cyber-fisici;
  • prototipazione rapida;
  • sistemi di visualizzazione, realtà virtuale e realtà aumentata;
  • robotica avanzata e collaborativa;
  • interfaccia uomo macchina;
  • manifattura additiva.

Le attività di formazione sono ammissibili a patto che siano disciplinate in contratti depositati presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Il credito spetta in rapporto ai costi ammissibili per l’intero periodo, a prescindere dalla data di deposito dei contratti , purché il deposito sia effettuato entro i termini stabiliti.

L’invio dei contratti costituisce “una condizione di ammissibilità al beneficio”, ma non incide sull’individuazione del termine dal quale decorre l’agevolazione.

Esterometro e monitorazione delle “fatture estere”.

5 Agosto 2019 Lucia Di Noi

Con l’avvento della fatturazione elettronica, l’Agenzia delle entrate dovrà monitorare anche “le fatture estere”. Tra i nuovi adempimenti fiscali per i titolari di partita iva, la Legge di Bilancio 2018, ha comunicato un nuovo adempimento detto Esterometro. Questo risulta essere l’ insieme dei dati relativi a operazioni effettuate con soggetti al di fuori dello Stato.

Questo nuovo obbligo nasce in concomitanza con l’ introduzione, dal primo gennaio 2019, della fatturazione elettronica.

In particolare l’art. 1 della Legge di Bilancio 2018 prevede che:

I soggetti passivi trasmettino telematicamente all’Agenzia delle entrate i dati di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato. La trasmissione telematica è effettuata entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello della data del documento emesso.

I soggetti obbligati e quelli esonerati

Sono obbligati tutti i soggetti Iva residenti o stabiliti in Italia.

I soggetti esonerati sono:

  • i contribuenti “minimi”;
  • i contribuenti con regime forfettario;
  • le associazioni sportive dilettantistiche ed enti non commerciali;
  • produttori agricoli in regime di esonero.

Le operazioni incluse ed escluse

Sono escluse le operazioni:

  • con bolletta doganale;
  • per cui siano emesse o ricevute fatture elettroniche con l’Sdi.

Fatturazione elettronica

Consierando che si tratta di operazioni con soggetti esteri, è irrilevante che alcune operazioni soggette a “esterometro” siano ricomprese nei modelli INTRASTAT.

Infatti, il soggetto che predispone e trasmette il modello Intra non è esonerato dallo spesometro estero.

Si possono escludere invece e cessioni all’ esportazione .

Dati da trasmettere nell’Esterometro

Gli operatori Iva residenti devono trasmettere:

  • dati del cedente/prestatore;
  • i dati del cessionario/committente;
  • la data del documento;
  • la data di registrazione;
  • il numero del documento;
  • la base imponibile;
  • l’aliquota Iva;
  • l’imposta ovvero, la tipologia dell’operazione.

Termini di presentazione dell’Esterometro

Il Provvedimento prevede che la trasmissione debba essere effettuata entro:

  • l’ultimo giorno del mese successivo a quello della data del documento emesso .

Si riepilogano le scadenze previste per il periodo d’imposta 2019.

Esterometro: le sanzioni

In caso di omessa o errata comunicazione dei dati,la sanzione amministrativa applicabile sarà pari a:

  • 2 Euro per ciascuna fattura nel limite di 1.000 euro per ciascun trimestre;
  • 1 Euro per ciascuna fattura omessa o errata, nel limite di 500 euro nel caso in cui la trasmissione venga effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza.

Cedolare secca: legge di Bilancio 2019

25 Luglio 2019 Lucia Di Noi

Una delle novità maggiormente rilevanti della legge di Bilancio 2019 riguarda la cedolare secca.

Nella Legge di Bilancio 2019 (Legge n. 145/2018) troviamo l’estensione della sua applicazione al reddito derivante dalla locazione di alcune tipologie di immobili commerciali.

Cos’è e come funziona la cedolare secca?

Il suo regime concerne l’ imposta dei redditi derivanti dalla locazione di fabbricati e prevede l’applicazione di una tassazione sui redditi da locazione sostitutiva di:

  • IRPEF,
  • addizionali,
  • imposte di bollo e di registro

Possono accedervi solo le persone fisiche che percepiscono redditi immobiliari che derivano da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo.

I requisiti sono:

  • Locazione ad uso abitativo;
  • Unità immobiliare accatastata nel gruppo A .

Le aliquote della cedolare secca sugli affitti pari al 21% o al 10%. In quest’ultimo caso la si può applicare solo per:

  • I contratti a canone concordato in Comuni con mancanza di soluzioni abitative;
  • contratti d’affitto per studenti universitari;
  • nei Comuni soggetti a calamità naturali.

La cedolare secca consente, oltre all ’applicazione dell’imposta sostitutiva del 21% (o del 10%) anche l’esonero dal versamento dell’imposta di bollo o di registro.

L’art. 1, comma 59 dispone che Il canone di locazione relativo ai contratti stipulati nell’anno 2019, aventi ad oggetto unità immobiliari C/1, di superficie fino a 600 metri quadrati, può essere assoggettato al regime della cedolare secca con l’aliquota del 21%.

  • Tale regime non è applicabile ai contratti del 2019, nel momento in cui alla data del 15 ottobre 2018 risulti in corso un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile.

Soggettivamente i nuovi contratti di locazione commerciale (categoria C/1) possono essere stipulati:

  • dal locatore, persona fisica che opera come “privato” ;
  • il locatario (diversamente per la cedolare secca degli immobili abitativi).

Oggettivamente invece si può applicare la cedolare secca “commerciale” ai redditi derivanti da contratti di locazione relativi ad unità immobiliari:

  • Categoria catastale C/1 (negozi e botteghe), quindi escluse le altre categorie relative ad immobili strumentali (A/10), (D) o (C/3).
  • Con superficie fino a 600 mq.

Da un punto di vista temporale si prevede che:

  • La “nuova” cedolare secca si applica solo ai contratti di locazione stipulati nel 2019;
  • Il nuovo regime non è applicabile ai contratti del 2019, qualora alla data del 15.10.2018 risulti in corso un contratto non scaduto.

Conseguentemente l’applicazione è possibile soltanto durante la stipulazione di un nuovo contratto nel 2019 a seguito della scadenza naturale alla data del 15.10.2018.

Per aliquota e base imponibile si può applicare esclusivamente l’aliquota del 21% sull ’intero canone di locazione relativo a contratti del 2019.

Ritenuta d’acconto: Caratteristiche e quando applicarla

17 Luglio 2019 Lucia Di Noi

Parlare di fisco e tasse non è mai un momento particolarmente piacevole. Questo è dovuto all’oscurità della materia e dei suoi termini. Tuttavia è indispensabile conoscerli ed uno tra i più discussi è la ritenuta d’acconto. Non sembra mai veramente chiaro, quando questa si applichi e come si esegua il calcolo della ritenuta d’acconto.

In questo articolo, troverai che cos’è la ritenuta d’acconto, quando si applica e come si calcola.

Che cosa è la ritenuta d’acconto e quando si applica

Si tratta di una percentuale sulle somme corrisposte per una prestazione lavorativa, che viene trattenuta dal datore di lavoro. Questa percentuale è versata nelle casse dello Stato per conto del lavoratore, detto percipiente, dal datore che, invece, prende il nome di sostituto d’imposta.

Redditi sottoposti a ritenuta d’acconto

La ritenuta si applica a tutti i compensi di lavoro che hanno queste caratteristiche:

  • prestazioni di lavoro autonomo e occasionali;
  • prestazioni di lavoro rese a terzi o nell’ interesse di terzi;
  • sugli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione;
  • sui redditi derivanti dalla cessione dei diritti d’autore;
  • sui diritti derivanti da opere di ingegno, ceduti da persone fisiche non imprenditori o professionisti che le hanno acquistate.

Sono da escludere, invece tutti i compensi che inferiori a 25,82 euro, purché non si tratti di acconti il cui corrispettivo risulta superiore a tale somma. Allo stesso modo, sono da escludere i compensi corrisposti da enti pubblici ed enti privati, non aventi come oggetto principale l’esercizio di attività commerciali.

Importi su cui si applica la ritenuta d’acconto

Innanzitutto,rientrano nella base imponibile retribuzione professionali ma anche:

  • rimborsi per le spese di viaggio, vitto e alloggio;
  • tutte le spese documentate anticipate dal professionista e rimborsate dal datore di lavoro;
  • contributo Inps addebitato al cliente (4%).

Non rientrano, nella base imponibile:

  • contributi previdenziali e assistenziali ;
  • contributi per la cassa nazionale degli ordini professionali;
  • rimborsi spese anticipate non documentate in maniera analitica.

Le aliquote

Non tutti i redditi e non tutti i soggetti sono sottoposti alla stessa aliquota . Per i redditi derivanti da lavoro autonomo,in italia, si effettua una ritenuta d’acconto pari al 20%. Se invece la prestazione è stata eseguita da un soggetto non residente in Italia, allora il titolo di imposta sarà pari al 30% della somma corrisposta.

Rientrano fra le somme che contribuiscono alla formazione della base imponibile, per il calcolo della ritenuta d’acconto:

  • compensi professionali;
  • rimborsi a piè di lista per le spese di viaggio, vitto e alloggio;
  • spese documentate anticipate dal professionista e rimborsate dal committente;

Non concorrono alla base imponibile:

  • contributi previdenziali previsti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde;
  • eventuale addebito per la cassa nazionale dell’ordine professionale;
  • compensi ricevuti a titolo di rimborso.

Quando e come si versa una ritenuta d’acconto

Entro il 16 del mese successivo al pagamento della prestazione lavorativa, il datore di lavoro è tenuto al versamento della ritenuta d’acconto. Nel caso ci si ritrovasse in un giorno festivo (compreso il sabato), allora il versamento potrà avvenire nel primo giorno lavorativo.

Per il versamento della ritenuta, si dovrà utilizzare il Modello F24 dell’Agenzia delle Entrate, solo telematicamente per i sostituti di imposta titolari di Partita Iva, utilizzando il codice tributo 1040.

Avvenuto il versamento, il soggetto dovrà certificarlo. Nella certificazione ci dovrà essere l’ammontare delle somme corrisposte; l’ammontare delle ritenute, delle detrazioni di imposta e dei contributi previdenziali e assistenziali; altri eventuali dati, quali, per esempio, il contributo professionale.

Prestazione occasionale

La ritenuta d’acconto per prestazione occasionale consente al datore di lavoro di pagare un proprio collaboratore, come un professionista dotato di Partita Iva. Tuttavia, il collaboratore in questione non deve rientrare fra coloro i quali sono obbligati ad avere una Partita Iva. In parole povere il suo guadagno annuo deve essere inferiore a 5.000 euro.

Essenziale è la ricevuta in cui dovranno essere riporati i dati del committente e quelli del collaboratore; la data di emissione della ricevuta stessa; la descrizione della prestazione lavorativa; l’importo lordo per la prestazione e l’importo netto, cioè ridotto del 20%.

Il datore di lavoro, procederà alla liquidazione della somma lorda. Al collaboratore, andrà solo la somma netta, mentre il 20% è quanto il committente versa allo Stato come tasse. Tali somme, potranno essere verificate dall’Agenzia delle Entrate.

Per ulteriori chiarimenti, clicca qui

Cassetto fiscale

15 Luglio 2019 Lucia Di Noi

Cos’è il cassetto fiscale?

Nel momento in cui parliamo di cassetto fiscale, ci ritroviamo con l’immagine di un portale telematico che permette una veloce consultazione dei dati fiscali. Inoltre questo servizio è disponibile per tutti i cittadini oltre che per i titolari di partita Iva.

Quali informazioni si possono consultare nel cassetto fiscale?

Al fine di comprendere meglio come funziona questo strumento, vediamo insieme le diverse sezioni in cui è suddiviso:

  • Dati del CONTRIBUENTE.
  • DICHIARAZIONI FISCALI, a partire dall’anno d’imposta 1998.
  • Dati di CONDONO e CONCORDATI, dove sono contenuti i dati delle dichiarazioni di Condono,le comunicazioni di Concordato e Concordato Preventivo Biennale.
  • RIMBORSI.
  • VERSAMENTI
  • Dati PATRIMONIALI, aventi gli atti registrati presso gli uffici finanziari a partire dal 1986.

NEL DETTAGLIO TROVIAMO:

  • dati anagrafici e il QR code contenente i dati fiscali.
  • i dati di un rappresentante fiscale.
  • modello 730 ,le dichiarazioni IVA e IRAP ,liquidazioni IVA periodiche.
  • informazioni sugli studi di settore.
  • i modelli F24 e F23.
  • eventuali rimborsi IVA sulla dichiarazione dei redditi e eventuali crediti IVA.
  • eventuale iscrizione al VIES.
  • comunicazioni inviate e ricevute dall’Agenzia delle Entrate.

Accedere al cassetto fiscale

Al fine di entrare nel sistema possiamo utilizzare lo SPID.
E ancora puoi ottenere l’identità digitale SPID tramite aziende accreditate. Tuttavia non dimentichiamo che si può accedere anche con un apposito PIN richiesto attraverso un’apposita procedura. Se vuoi avere maggiori informazioni su come accedere al cassetto fiscale, ti consiglio di consultare i nostri approfondimenti cliccando qui.

Il delegato

Alcuni soggetti possono essere delegati all’accesso del cassetto fiscale (per un massimo di 2 delegati). La delega può essere totale o parziale. La si può utilizzare per:

  • liquidazioni IVA trimestrali, le fatture inviate e ricevute, la trasmissione telematica di fatture e corrispettivi, le comunicazioni con l’Agenzia delle Entrate e la generazione del QR Code.
  • registrare l’indirizzo PEC o Codice Destinatario per l’invio di fatture elettroniche.
  • gestire la fattura elettronica a nome del delegante.

Particolarmente, il delegato, se autorizzato a occuparsi della fatturazione elettronica può:

  • creare e inviare fatture al Sistema di Interscambio.
  • gestire la conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche.
  • vedere le notifiche ricevute.
  • generare il QR code.
  • vedere le dinamiche per conferire la delega.

Ad ogni modo la delega può essere conferita:

  • online attraverso l’apposita funzione.
  • dando all’intermediario una copia cartacea della delega con una copia del documento d’identità.
  • recandoti in un ufficio dell’Agenzia delle Entrate.

D’altra parte, contribuente ed intermediario al quale è stata concessa la delega, possono utilizzare il Cassetto Fiscale tutti i giorni, inclusi i festivi, fatta esclusione per la fascia oraria compresa tra le 5 e le 6.

Vantaggi

Effettivamente questo strumento è importante per la digitalizzazione delle informazioni fiscali e l’ottimizzazione del rapporto con le autorità fiscali e non solo ma ti da anche la possibilità di:

  • consultare i documenti che ti servono senza doverti recare fisicamente in un ufficio.
  • effettuare delle procedure online gratis in tutta comodità.


Autocertificazione: modello e possibili impieghi

14 Luglio 2019 Lucia Di Noi


Cos’è l’autocertificazione?A cosa serve? Ecco una breve guida.

L’autocertificazione è una dichiarazione che sostituisce numerosi certificati previsti dalla Pubblica amministrazione e dai Gestori di Pubblici Servizi con semplici dichiarazioni rese dalle persone interessate.

Cosa si può autocertificare?

La legge prevede la possibilità di fornire alla Pubblica amministrazione ed ai privati una dichiarazione resa e firmata da un cittadino che sostituisce alcune certificazioni amministrative. Infatti può avere anche il nome di «dichiarazione sostitutiva». Questo certificato è utile al fine di aggirare la burocrazia e non si vuole perdere tempo.
Secondo la legge, l’autocertificazione deve essere accettata dagli enti della pubblica amministrazione mentre i privati si possono riservare il diritto di rifiutarla.
L’autocertificazione ha valore legale ed amministrativo purché i dati nell’ autocertificazione siano veritieri. In caso contrario l’interessato perde ogni beneficio.
Il documento necessario all’autocertificazione è un documento di identità valido ma la firma dell’interessato non deve essere necessariamente autenticata.

Modello autocertificazione: cosa si può dichiarare?

  • dati anagrafici e di stato civile quali la data ed il luogo di nascita,la residenza,la propria cittadinanza,il godimento dei diritti civili e politici,lo stato civile,lo stato di famiglia,l’esistenza in vita,i cambiamenti della propria famiglia (nascita di un figlio, decesso del coniuge, ecc.).
  • qualifiche professionali (autocertificazione titolo di studio, titolo di specializzazione, esami sostenuti, iscrizione in albi o elenchi tenuti da pubbliche amministrazioni, appartenenza ad ordini professionali, ecc.).
  • situazione reddituale, economica e fiscale ovvero la situazione reddituale ed economica per ottenere i benefici di legge, l’assolvimento di obblighi contributivi.
  • posizione giuridica (qualità di legale rappresentante di persone fisiche o giuridiche, di tutore, di curatore e simili, di non aver riportato condanne penali, di non trovarsi in stato di liquidazione o di fallimento, ecc.).
  • L’iscrizione ad albi, registri o elenchi tenuti dalla pubblica amministrazione.

È possibile autocertificare tramite un modello-autocertificazione anche:

  • non avere avuto delle condanne penali;
  • di non essere a conoscenza di essere sottoposto ad un procedimento penale;
  • di non essere ente destinatario di provvedimenti giudiziari;
  • la qualità di vivenza a carico;
  • qualsiasi dato a diretta conoscenza dell’interessato che sia contenuto nei registri dello stato civile;
  • di non trovarsi in liquidazione o in fallimento e di non avere presentato domanda di concordato.

Non è possibile consegnare un’autocertificazione per sostituire certificati:

  • medici;
  • sanitari;
  • veterinari;
  • certificati di origine, di conformità con le norme Ce ,
    di marchi ,di brevetti.

Chi può presentare un’autocertificazione?

Possono presentare un’autocertificazione, cioè una dichiarazione sostitutiva del certificato occorrente:

  • i cittadini italiani o dell’Unione europea;
  • le persone giuridiche;
  • le società di persone;
  • le pubbliche amministrazioni;
  • enti, associazioni e comitati che hanno sede legale in Italia o in uno Stato membro dell’ Ue;
  • cittadini extracomunitari con regolare soggiorno in Italia.

In alcuni casi è consentito che l’autocertificazione venga presentata da una persona diversa dall’ interessato.

  • la dichiarazione può essere presentata da chi esercita la patria potestà o dal tutore di un minore
  • un soggetto interdetto
  • nel caso di un soggetto inabilitato o un minore emancipato la dichiarazione può essere presentata dall’ interessato ma con l’assistenza del curatore;
  • un soggetto in condizioni di temporaneo impedimento: la dichiarazione può essere presentata davanti al pubblico ufficiale da un parente in linea retta o affine fino al terzo grado.

Coloro impossibilitati a firmare devono fare l’autocertificazione davanti ad un pubblico ufficiale.
Quando non è possibile fare l’autocertificazione per uno stato o qualità personale, si può fare la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

Se lo ritiene opportuno, la Pubblica amministrazione può controllare la veridicità dei dati riportati sulla dichiarazione entro 15 giorni, chiedendo la documentazione all’ amministrazione competente. L’interessato può anche inviare ,anche in via telematica ,copia non autenticata dei certificati che abbia già ottenuto in passato.

Modello autocertificazione:Come si produce?

Per presentare l’autocertificazione basta compilare il modulo che si trova negli uffici della Pubblica amministrazione oppure online e consegnarla a mano, per posta ordinaria, via fax oppure via e-mail (forma elettronica o Pec).

Quando scade un’autocertificazione?

La dichiarazione sostitutiva, o autocertificazione, ha la stessa validità dei certificati che sostituiscono e, quindi:
non c’è scadenza per la dichiarazione su certificati rilasciati dalla Pubblica amministrazione che attestino stato, qualità personali e fatti non soggetti a modificazioni;
scade dopo 6 mesi l’autocertificazione relativa a tutti gli altri certificati.

Quando serve l’autentica di firma?

  • L’autentica della firma è necessaria per le dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà indirizzate a privati,banche o assicurazioni.
  • per le domande di riscossione di benefici economici da parte di altre persone.

L’autentica della firma può essere eseguita da notai, cancellieri, segretari comunali e funzionari incaricati dai sindaci, anche di comuni diversi da quello di residenza, nonché dal funzionario competente a ricevere la documentazione e dal funzionario incaricato dal gestore di pubblici servizi. L’autentica della firma è soggetta ad imposta di bollo.

Le dichiarazioni sostitutive sono esenti da imposta di bollo. L’esenzione è prevista anche per i certificati trasmessi d’ufficio da una pubblica amministrazione all’altra ovvero inviati all’interno della Pubblica Amministrazione stessa.

Agevolazioni fiscali

12 Luglio 2019 Lucia Di Noi

Le agevolazioni fiscali, o sgravi fiscali, sono uno strumento a sostegno di una situazione ritenuta valida di tutela, e quindi aiuto, da parte dello stato.

Numerose sono le agevolazioni fiscali annunciate per le imprese e le partite IVA con lo scopo di agevolarne sviluppo e crescita.
Per di più, la legge di bilancio 2019 approvata recentemente prevede un gran numero di agevolazioni fiscali e contributi per imprese e professionisti.
Inoltre Il Ministero dello Sviluppo Economico ha emesso le agevolazioni previste per le imprese, operanti nei Comuni delle zone colpite dal sisma nel Centro Italia. I comuni beneficiari di queste disposizioni sono consultabili sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico.

L’incentivo previsto riguarda le seguenti esenzioni fiscali e contributive:

  • esenzione dalle imposte sui redditi;
  • esonero dall’imposta regionale sulle attività produttive;
  • esenzione dall’imposta municipale propria;
  • esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali sulle retribuzioni da lavoro dipendente.
  • la proroga del periodo di fruizione delle agevolazioni fiscali per i soggetti già beneficiari, che potranno usufruire, anche nel 2019 e nel 2020, delle somme residue già concesse e non fruite per i periodi d’imposta 2017 e 2018.
  • la pubblicazione del nuovo bando per le imprese e i titolari di reddito da lavoro autonomo che hanno avviato una nuova iniziativa economica dopo il 31 dicembre 2017.
  • l’estensione degli incentivi previsti anche per coloro che vogliono avviare un impresa entro il 31 dicembre 2019.

La domanda deve essere presentata online tramite il sito istituzionale del Ministero, dal 18 giungo al 18 luglio 2019 .

Agevolazioni fiscali: Iper ammortamento 2019

L’iper ammortamento viene confermato e si applica agli investimenti in beni strumentali effettuati fino al 31/12/2019 e che rientrano nella definizione di Industria 4.0. mentre viene cancellato il super ammortamento. D’altra parte non si potrà più usufruire di questa agevolazione per beni quali auto o veicoli aziendali.

Questo nuovo iper ammortamento prevede un aumento del costo di acquisizione degli investimenti pari al:
170% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
100% per gli investimenti oltre 2,5 milioni di euro;
50% per gli investimenti tra 10 milioni e 20 milioni di euro.

La maggiorazione nell’ onere degli investimenti non si applica su investimenti complessivi che eccede del limite di 20 milioni di euro.

Vediamo ora altri possibili agevolazioni

Gli investimenti in software si avvalgono di un costo di acquisizione aumentato del 40 per cento.
Le imprese e le ditte individuali che decidono di investire nell’ acquisto di beni strumentali possono avere il rifinanziamento con ulteriori 480 Milioni di euro per il 2019.

L’ecobonus risulta prorogato dalla Legge di Stabilità 2019, così come il bonus ristrutturazioni .
Inoltre Con l’Ecobonus i soggetti passivi di IRPEF possono beneficiare di una detrazione del 65% sull’IRPEF a fronte di interventi di risparmio energetico. La spesa massima che potrà essere detratta sarà di 100.000 €.

Il Bonus Sud viene confermato, al fine di incentivare l’occupazione nelle imprese meridionali e permettere di beneficiare di un sgravio nel caso di assunzione di uno o più giovani sotto i 35 anni, o soggetti con più di 35 anni disoccupati.

Parlando della misura Resto al sud , adesso vi possono partecipare a donne o uomini, sotto i 46 anni e vi è stato, quindi, un innalzamento del limite di età di ben 10 anni.

Assistiamo anche ad un interessante riduzione dell’IRES: l’imposta sul reddito delle società.

Grazie al credito di imposta Ricerca e Sviluppo , si avrà una riduzione dell’importo massimo di credito di imposta spettante per ogni esercizio a 10 milioni di euro.
Le percentuali applicabili sull’ eccedenza delle spese ammissibili rispetto al valore medio dei tre anni compresi tra il 2012 ed il 2014.
Saranno spesabili il 25% dei costi di ricerca e sviluppo per:

  • Spese relative a personale (professionisti esterni o collaboratori);
  • Spese per ricerca commissionata a soggetti diversi da Startup, PMI innovative, Università etc.

Restano spesabili al 50% le spese per:

  • La ricerca che viene affidata ad Università, enti e organismi equiparati, start-up innovative, PMI innovative;
  • Il personale con un rapporto di lavoro di tipo subordinato nelle attività di ricerca;

Detraibilità IVA 2019 e deducibilità del noleggio auto.

25 Giugno 2019 Cindy Nicole

Cerchiamo di rispondere ad alcune domande frequenti sugli aspetti fiscali del noleggio a lungo termine e della detraibilità IVA 2019.

Sei un agente o un rappresentante? In questo articolo scoprirai quali sono i nuovi limiti e le novità sulla deducibilità delle auto a noleggio nel 2019.

Informazioni fondamentali deducibilità e detraibilità IVA 2019

I veicoli commerciali e le auto a noleggio lungo termine sono soggette a diverse tipologie di imposte; le principali sono:

  1. Imposte Dirette come IRPEF, IRES e IRAP
  2. Imposte Indirette come l’IVA

Determinati veicoli e alcune categorie prevedono l’intera detraibilità fiscale dell’IVA e la totale deducibilità di costi di noleggio a lungo termine. Esistono invece alcune limitazioni in termini di detraibilità per altre categorie.

Imposte dirette

La normativa prevede che i costi abbiano la piena deducibilità del noleggio a lungo termine per veicoli che:

  1. non rientrano nella categoria autovetture, autocaravan, ciclomotori e motocicli e non inclusi nell’articolo 164 del TUIR (autobus, autocarri, trattori stradali, autoveicoli per trasporti specifici o per usi speciali, autotreni, autoarticolati ed autosnodati, mezzi d’opera, etc.)
  2. sono definiti beni strumentali ad uso esclusivo dell’attività d’impresa (senza i quali l’attività non può essere in alcun modo esercitata)
  3. rientrano nella categoria le vetture utilizzate dalle società di autonoleggio, scuole guida ed onoranze funebri
  4. sono destinati ad uso pubblico, come i veicoli utilizzati per lo svolgimento del servizio taxi. Tuttavia la destinazione d’uso del mezzo deve essere stabilita da un atto della Pubblica Amministrazione

La detraibilità costi del noleggio a lungo termine risulta invece soltanto parziale per tutti i veicoli appartenenti a categorie differenti da quelle sopra elencate, per i quali si presume promiscuità di utilizzo.

Imposte indirette

Secondo la normativa, è prevista la totale deducibilità dell’IVA nel noleggio a lungo termine per auto e veicoli commerciali che sono:

  1. non contemplati dall’art. 19-bis1 del DPR 633/72, come trattori agricoli o forestali. Trattasi di veicoli stradali a motore impiegati nel trasporto stradale di persone o beni con peso anche superiore a 3.500 Kg e con numero massimo di posti a sedere superiore a otto, (escludendo il conducente).
  2. inclusi nell’art. 19-bis1 del DPR 633/72*. Si tratta di mezzi impiegati in modo esclusivo per lo svolgimento dell’impresa, dell’arte e della professione.
    Una legge del 2008 prevede una Detrazione dell’IVA pari al 100% (anziché al 40%) per veicoli utilizzati ad esclusivo uso aziendale, come i mezzi appartenenti a detentori di licenza per lo svolgimento del servizio taxi. È tuttavia necessario dimostrare che la vettura sia impiegata in modo esclusivo ai fini dello svolgimento della professione. Non è quindi sempre semplice avvalersi di questa facoltà.
  3. contemplati nell’art. 19-bis1 del DPR 633/72*. Questi mezzi rappresentano parte integrante dell’attività propria dell’impresa, il cui utilizzo qualifica e realizza l’attività esercitata. Ne costituiscono un valido esempio mezzi utilizzati nelle attività di commercio, noleggio o locazione finanziaria di auto;
  4. inclusi nell’art. 19-bis1 del DPR 633/72* come le vetture utilizzate da agenti e rappresentanti di commercio;
  5. contemplati nell’art. 19-bis1 del DPR 633/72*. Si tratta di vetture fornite dall’azienda al dipendente in uso promiscuo, al quale è addebitato un costo almeno corrispondente al valore del fringe benefit.

Per veicoli non inclusi nelle categorie sopra indicate vigono invece delle specifiche limitazioni forfetarie.

Nuovi limiti 2019: deducibilità e detraibilità IVA 2019

A partire dal primo gennaio 2018, i limiti massimi alla deduzione dei costi di noleggio sono passati da 3.615,20 a 5.164,57 euro per agenti e rappresentanti.

La percentuale di deducibilità di cui godranno è pari all’80 percento.

Per quanto riguarda la detraibilità IVA per le spese di noleggio, la percentuale scaricabile è stata fissata al 100 percento.

Calcolo rimborsi chilometrici: tabelle Aci 2019

20 Giugno 2019 Cindy Nicole

Hai un dipendente in trasferta e non sai come fare il calcolo dei fringe benefit?
Ecco a te una guida utile su come fare il calcolo rimborsi chilometrici e dei costi auto.

Clicca qui per scaricare subito le tabelle ACI.

Cosa sono le tabelle Aci?

Le tabelle ACI determinano le tariffe relative al rimborso chilometrico per i dipendenti in caso di trasferte di lavoro, necessarie per il calcolo dei fringe benefit.

Come di consueto, le tabelle elaborate dall’ACI e dall’Agenzia delle Entrate vengono pubblicate in Gazzetta Ufficiale a cadenza annuale entro il termine del 31 dicembre.

Inoltre, costituiscono il riferimento necessario per il calcolo dell’importo dei rimborsi chilometrici erogati ai lavoratori dipendenti per i veicoli concessi in uso promiscuo.

Per calcolare questi valori, l’ACI basa i punteggi sul prezzo del carburante (gasolio, metano e benzina) indicati dal Ministero dello Sviluppo Economico e da Metanauto.
Gli importi vengono costantemente aggiornati.

Le tabelle suddividono i veicoli, auto e moto, sulla base del modello e della modalità di alimentazione.

Cos’è il fringe benefit?

Il fringe benefit è la retribuzione che l’azienda eroga al lavoratore per l’utilizzo di auto a scopo promiscuo. È un compenso che viene corrisposto in natura e non in denaro: bisogna determinarne il valore esclusivamente ai fini fiscali per procedere poi alla tassazione.

Nell’ultima colonna delle tabelle ACI 2019 è contenuto nel dettaglio il valore del fringe benefit, sottoposto a tassazione.

Come calcolare i rimborsi chilometrici

Ci sono diversi modi.
Il primo è attraverso il calcolo manuale, proprio utilizzando la tabella. Infatti, individuando il modello di auto utilizzata, basterà trovare la tariffa chilometrica corrispondente e moltiplicarla per i chilometri effettuati.

Ad esempio, poniamo caso che il dipendente effettui una trasferta di 600 chilometri utilizzando una Ford Fiesta 1.5 ST.
In base alle tariffe ACI 2019, il costo chilometrico di questo modello è di 0,5513. Il calcolo che quindi bisogna fare è: 0,5513 x 600 = 330,78 euro.

Esistono però anche degli strumenti online che possono rendere più veloce questo calcolo. Ad esempio, questo servizio dell’ACI permette di calcolare le distanze chilometriche nazionali ed estere.

Tassazione e deducibilità

L’assegnazione ai dipendenti di auto ad uso promiscuo comporta due conseguenze a livello fiscale:

  1. da un lato la deducibilità al 70% dei costi per il datore di lavoro;
  2. dall’altra la tassazione dei fringe benefit in capo al lavoratore, calcolato in base delle tabelle Aci 2019 per i rimborsi chilometrici in rapporto alla percorrenza convenzionale annua di 15.000 km.

In sostanza, il fringe-benefit è la retribuzione che l’azienda eroga al lavoratore per l’utilizzo di auto a scopo promiscuo e l’imponibilità degli stessi è calcolata per il 30% dell’importo erogato in rapporto alla percorrenza convenzionale di 15.000 km sulla base dei costi chilometrici contenuti nelle tabelle Aci 2019.

Per quanto riguarda il trattamento fiscale, i fringe-benefit non concorrono alla formazione di reddito da lavoro dipendente entro il limite d’importo di 258,23 euro nel periodo d’imposta di riferimento.

Per quanto riguarda le imprese, il costo dei rimborsi chilometrici per auto ad uso promiscuo può essere portato in deduzione fiscale del 70%, così come indicato nell’articolo 164, comma 1 del Tuir.

La deducibilità parziale non è soggetta a limiti d’importo, ma è limitata al costo di percorrenza o tariffa di noleggio di veicoli di 17 hp se a benzina o di 20 hp se diesel.

Detrazione IVA e deducibilità dell’auto aziendale nel 2019

28 Maggio 2019 Cindy Nicole

Se sei un libero professionista o un’azienda avrai di sicuro delle curiosità al riguardo.
Detrazione IVA e deducibilità: Quali sono le regole in vigore? Posso detrarre l’IVA pagata? Conviene di più il leasing, l’acquisto o il noleggio? Scopriamolo insieme!

Regole generali su Detrazione IVA e deducibilità!

La norma che stabilisce la detraibilità dell’IVA sugli acquisiti di veicoli stradali e sulle relative spese, è l’art. 19-bis1 del D.P.R. 633/72 (testo unico IVA).

Il testo in vigore nel 2018 non ha subito modifiche per il 2019 e prevede che la limitazione della detrazione iva al 40% riguardi tutti i veicoli a motore:

  • diversi dai trattori agricoli o forestali
  • normalmente adibiti al trasporto stradale di persone o beni la cui massa massima autorizzata non supera 3.500 Kg e il cui numero di posti a sedere, escluso quello del conducente, non è superiore a otto
  • che non sono utilizzati esclusivamente nell’esercizio dell’attività di impresa o della professione.

Quindi in generale è possibile detrarre il 40% dell’IVA sostenuta congiuntamente all’acquisto dell’automobile.
Questo limite vige in quanto c’è la presunzione che l’autovettura risponda ad un utilizzo promiscuo più che esclusivo, ovvero quando l’auto viene impiegata sia ai fini esclusivamente aziendali che ai fini personali.

Quindi la limitazione non opera per i veicoli ad uso esclusivo dell’attività del soggetto passivo, il quale ha la possibilità di computare integralmente in detrazione l’imposta, se riesce a provare l’inerenza totale.

Anche l’Iva, relativa alle prestazioni di servizi relative ai veicoli, custodia, manutenzione e riparazione, transito stradale, nonché l’acquisto di carburanti e lubrificanti, è ammessa in detrazione nella stessa misura in cui è ammessa in detrazione l’imposta relativa all’acquisto o all’importazione del veicolo.

La percentuale di detraibilità è forfetaria, ovvero non è consentito dimostrare una quota di utilizzo effettivo maggiore al fine di godere di una percentuale superiore.
Inoltre la facoltà dell’Italia di applicare questo regime di detraibilità forfetaria dell’IVA (40%) all’acquisto dei veicoli sopra indicati e dei servizi ad essi connessi, è stata concessa fino al 31 dicembre 2019 dall’Unione Europea, con una decisione comunitaria.

Detrazione IVA e deducibilità su auto e spese connesse 2019

E’ sparitama solo ai fini Iva, la distinzione tra autovetture, autoveicoli per trasporto promiscuo, falsi autocarri e autocarri, ed è stato superato anche il riferimento alla classificazione del Codice della strada.

La detraibilità dell’Iva è la seguente:

  1. Detrazione 100% dell’Iva:
    veicoli stradali a motore per trasporto persone (es.: pullman) o cose (es.: camion) >= 35 q.li o con almeno 8 posti + quello del conducente, trattori, veicoli oggetto di produzione o commercio da parte del contribuente o senza i quali non puo’ svolgere l’attivita’ (es.: taxisti, noleggiatori auto,), ecc;
     
  2. Detrazione limitata (40%) dell’Iva: 
    veicoli stradali a motore per trasporto persone o cose, < 35 q.li e con max 8 posti + quello del conducente.
    Attenzione: certi piccoli autocarri < 35 q.li (es.: Fiorino) per i quali prima non c’era dubbio sulla detraibilità 100% dell’Iva, oggi sono catalogati in questa categoria e per essi la detraibilità 100% dell’Iva è subordinata alla dimostrazione da parte del contribuente dell’utilizzo esclusivo nell’impresa;

  3. Indetraibilità totale (oggettiva) dell’Iva:
    riguarda solo le moto > 350 cc. (è possibile usufruire della detrazione, solo per le imprese nel caso in cui sia oggetto dell’attività).

Novità 2018/2019

Una dei cambiamenti per il 2018 riguarda il super ammortamento: da quest’anno sono esclusi tutti i veicoli ad uso promiscuo, quelli esclusivamente strumentali all’attività o ad uso pubblico ed anche tutti quelli a deducibilità limitata.

La nuova legge di bilancio 2019 ha provveduto a rinnovare l’iper ammortamento.

Ma novità maggiore riguarda i rifornimenti carburante.
Da Gennaio 2019 le schede carburante diventeranno obsolete e dovranno essere sostituiti da una fattura elettronica emessa al momento dell’acquisto.

Una volta entrata in vigore la fattura elettronica, sarà necessario trovare un modo per ricollegare la targa del veicolo che ha effettuato il rifornimento per riconciliare le fatture in modo adeguato. L’Agenzia delle Entrate non obbliga le stazioni di servizio ad indicare la targa nelle nuove fatture elettroniche. La soluzione migliore presente sul mercato è quella delle carte carburante prepagate.

Ambiguità

Perché i costi relativi alle autovetture siano deducibili non basta che siano destinate al trasporto delle persone, ma si deve provare concretamente che vengano utilizzate per lo svolgimento dell’attività d’impresa.

Lo ha ribadito una sentenza della Corte di Cassazione.