Cos’è la nota di credito? E quella di debito?

7 Maggio 2019 Cindy Nicole

Ti è mai capitato di commettere degli errori quando emetti una fattura? Se sì, devi assolutamente capire come usare le note di variazione: la nota di credito e quella di debito.

Le note di variazione: definizione

Una nota di credito è un documento contabile usato per rettificare (stornare totalmente o parzialmente) importi precedentemente fatturati ad un cliente.

La nota di credito fa parte della categoria della nota di variazione, di cui fa parte anche la nota di debito.

Viene emessa da un soggetto passiva IVA e solo in determinate casistiche, ovvero quando:

  1. nella fattura erano presenti errori nel computo delle imposte da applicare;
  2. erano presenti errori nella base imponibile riportata;
  3. nella fattura non è stato riportato uno sconto concordato fra le parti;
  4. avviene la rescissione o l’annullamento del contratto precedentemente sottoscritto.

In tutti questi casi, si procede all’emissione della nota di variazione,la cui compilazione è disciplinata dall’art. 26 del D.P.R. 633/1972.

Nota di debito

Come detto, la nota di credito o accredito è una nota di variazione, esattamente come la nota di debito.

Nota di credito e nota di debito si differenziano in base al fatto che l’importo sia superiore o inferiore di quello della fattura originaria.

La nota di debito si applica quando la fattura originaria conteneva un importo più basso del dovuto e, pertanto, il cliente ha un debito nei confronti di chi ha emesso la fattura.

Al contrario, la nota di credito si applica quando la fattura originaria conteneva un importo più alto del dovuto e, pertanto, il cliente vanta un credito nei confronti di chi ha emesso la fattura, se la transazione è già avvenuta.

Come funziona la nota di credito?

Nella pratica, accade che alcuni articoli venduti, consegnati e fatturati risultino difettosi o in eccesso rispetto all’ordine.
Tuttavia, nel caso sia già stata emessa e registrata in contabilità una fattura, l’azienda cliente non può semplicemente restituire la merce giudicata difettosa o di troppo, in quanto la fattura esplicita la quantità di merce effettivamente venduta e sulla quale gravano tributi vari.

L’azienda fornitrice, una volta informata dall’azienda cliente, provvederà alla verifica della situazione e all’eventuale emissione della nota di credito. Questo documento permetterà all’azienda cliente di stornare parte della merce già fatturata, insieme al relativo importo iscritto nei libri contabili e l’IVA.

Le stesse osservazioni valgono nel caso di correzioni per prestazioni di servizi.

Il funzionamento è il medesimo quando il cliente è un privato (persona fisica, fuori da attività professionale).

Quando viene utilizzata una nota di credito?

Come la nota di debito, la nota di credito è emessa anche per sanare errori logistici: errata quantità (effettiva vs documentata) o scambio di articoli (idem per attività o servizi). Più banalmente, si emette nota di accredito in caso di errori materiali nella fattura da stornare (errata intestazione o anagrafica, ecc.). Ma andiamo più nello specifico.

Prima di tutto, dobbiamo distinguere tra le cause sottoposte e non a limiti temporali.

Per le cause sottoposte a limiti temporali, ovvero entro un anno a partire dall’emissione della fattura, i motivi di emissione sono:

  1. sopravvenuto accordo fra le parti, che precedentemente avevano sottoscritto un contratto;
  2. errori di importo nella fattura in misura superiore al dovuto.

Per le cause non sottoposte a limiti temporali:

  1. applicazione di sconti previsti nel contratto, ma non riportati in fattura;
  2. mancato pagamento, parziale o totale, della fattura in caso di pignoramento infruttuoso o fallimento;
  3. risoluzione, recesso o revoca del contratto.

Laddove si dovessero eccedere i termini di emissione, vi è il rischio di incorrere nelle sanzioni previste in caso di omessa fatturazione.

Come si fa la nota di credito?

La nota di credito ha lo stesso valore di una fattura, solo che deve essere esplicitamente denominata in testata “nota di accredito” per essere identificata come tale.
Inoltre, deve contenere le informazioni che indichino la fattura a cui essa fa riferimento.
Pertanto, per compilare una nota di credito occorrono:

  1. la data di compilazione della nota di credito;
  2. un numero progressivo, facente parte di una numerazione che riguarda le note di credito compilate nel corso dell’anno;
  3. i riferimenti di numerazione, data e prodotti/servizi della fattura precedentemente emessa;
  4. le correzioni necessarie alla fattura cui fa riferimento la nota di credito.

Accedere al cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate

30 Aprile 2019 Cindy Nicole

Accedere al cassetto fiscale: Scopriamo cos’è e quali sono i vantaggi.

Cos’è il cassetto fiscale 2019?

Il cassetto fiscale  2019 è un servizio on line offerto dall’Agenzia delle Entrate che serve per dialogare con Equitalia o Agenzia della Riscossione, INPS e INAIL.
Serve anche per la consultazione della propria posizione fiscale e per la lavorazione di alcune pratiche amministrative.
E’ uno strumento di particolare importanza che la Pubblica Amministrazione ha messo a disposizione dei cittadini. Permette di dialogare, inviare comunicazioni, consultare, scaricare la propria dichiarazione dei redditi, effettuare la consultazione della posizione fiscale e dei dati personali. Ad esempio: immobili posseduti, spese per la ristrutturazione effettuare nell’anno, residenza e domicilio fiscale, familiari a carico etc).

A chi serve?

Il servizio è rivolto e può essere utile a tutti i cittadini, residenti o non.

Per i lavoratori autonomi e professionisti diviene oggi imprescindibile l’accesso e l’utilizzo di questo canale di comunicazione.
Ancor di più con l’introduzione della fatturazione elettronica.
Attraverso il cassetto fiscale sarà possibile anche accedere alla funzione dati e fatture con cui generare la fatturazione elettronica in formato Xml, trasmetterla allo SDI e effettuare anche la conservazione sostitutiva della documentazione.

Un’utilità interessante

Grazie al cassetto fiscale, possiamo verificare la nostra posizione fiscale, anche nel caso in cui ci sia una contestazione da parte della Pubblica Amministrazione e di Equitalia, ora agenzia della riscossione.

Infatti sarà possibile consultare, oltre alla propria posizione anagrafica, i dati relativi alle Dichiarazioni Fiscali degli anni passati, i rimborsi ed i condoni concordati, e tutti i versamenti effettuati negli anni tramite i Modelli di pagamento F24 ed F24.
Sarà inoltre possibile risalire a tutti i dati della propria Partita IVA, ai vari Codici ATECO inseriti nella stessa, all’ eventuale iscrizione al VIES, ed a tutte le informazioni riguardanti gli Studi di Settore.

I documenti sono disponibili online. In alternativa si possono salvare offline e stampare come documenti in formato PDF per l’archiviazione digitale.

Modalità di accesso

Per richiedere l’accesso al cassetto fiscale, bisogna rivolgersi all’Agenzia delle Entrate e iscriversi a Fisconline o Entratel (se si è un contribuente o un intermediario). È necessario indicare o esibire un documento personale per accertare la propria identità.

Potrai richiedere l’accesso in 2 modi:

  1. Presso gli uffici dell’ Agenzia delle Entrate. In questo caso dovrai recarti fisicamente presso qualsiasi ufficio dell’ Agenzia delle Entrate presente nel territorio italiano e potrai richiedere immediatamente il tuo codice PIN (e la relativa password provvisoria). Ti verrà rilasciato in questo modo il PIN competo, utilizzabile immediatamente.
  2. Online tramite il portale dell’ Agenzia delle Entrate. Questo secondo metodo è sicuramente più agevole, in quando non dovrai fisicamente recati presso gli uffici, ma più lungo. Infatti, tramite il portale, ti verrà rilasciata immediatamente solo la prima metà del PIN, la seconda metà invece ti verrà recapitata gratuitamente presso la tua residenza direttamene in busta entro 10 giorni circa dalla richiesta. Se si possiede un’identità Spid(Sistema pubblico di identità digitale), è altresì possibile accedere all’area riservata e dunque avere piena disponibilità del proprio cassetto fiscale.


Regime dei minimi 2019: requisiti e caratteristiche

24 Aprile 2019 Cindy Nicole

Analizziamo insieme la nuova normativa al riguardo.
Segui questa guida sui requisiti e le caratteristiche del nuovo regime dei minimi 2019, detto anche forfettario.

Storia e definizione

Il regime dei minimi è stato introdotto nel 2008 e interessa gli imprenditori individuali e i lavoratori autonomi.
Non prevede l’applicazione di Iva, Irap e studi di settore.
Si tratta, dunque, di un regime fiscale agevolato, volto a favorire la costituzione di nuove imprese, soprattutto da parte di giovani e lavoratori in mobilità.

Dal 2012 l’imposta sostitutiva a cui è soggetto il reddito è stata ridotta dal 20% al 5%.

Nel 2015 entra in vigore il regime forfettario, ovvero un regime contabile agevolato, riservato a:

  1. professionisti
  2. persone fisiche
  3. imprenditori

Sempre nel 2015, sono stati emanati dei decreti legislativi che distinguono tra:

  1. ordinario
  2. regime forfettario
  3. semplificato

Quindi:

  1. chi apre un’attività dopo il 1 gennaio 2015 si avvale del regime forfettario 2018, se in possesso dei requisiti
  2. per chi gode del regime dei minimi ante 2015 può scegliere se passare al forfettario o di permanere nel regime del 2019

Dal 2017 il regime dei minimi non viene più applicato a tempo indeterminato e a prescindere dalla data di inizio attività, ma:

  1. interessa solo chi ha intrapreso un’attività d’impresa, arte o professione dopo il 31 dicembre 2007
  2. vale per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i 4 successivi
  3. per i giovani, questo periodo può essere maggiore, ma non oltre il periodo di imposta di compimento dei 35 anni d’età.

Cosa succede con il nuovo regime dei minimi 2019

Per chi ha già aperto una partita IVA rimane in vigore il vecchio sistema, a meno che non si abbia i requisiti per il passaggio al nuovo.

Se si richiede il passaggio al regime forfettario 2019, è previsto:

  1. un’aliquota sostitutiva del 15%
  2. riduzione dei contributi INPS
  3. semplificazioni fiscali
  4. soglia di reddito che consente l’accesso al regime agevolato passa da 30mila a 65mila euro

A chi, invece, apre una nuova attività dal 2019 viene applicato il regime forfettario.

Requisiti 2019

Per il passaggio al nuovo regime forfettario, i requisiti sono:

  1. svolgimento di attività artistica, di impresa e di lavoro autonomo e professionale svolta in forma individuale (non sono quindi ammesse al regime forfettario le società e gli altri soggetti collettivi)
  2. limite di ricavi non superiore ad euro 65.000,00
  3. divieto di svolgimento in prevalenza dell’attività nei confronti del proprio datore di lavoro o di un soggetto che lo è stato nei due anni precedenti o di un soggetto ad esso riconducibile
  4. il divieto di partecipazione a società di persone, associazioni, imprese familiari
  5. divieto di controllo, direttamente o indirettamente, di Srl o associazioni in partecipazione che esercitano attività direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dal soggetto in forfait.

Vengono esclusi dal nuovo regime dei minimi 2019:

  1. i soggetti che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfetari di determinazione del reddito
  2. soggetti non residenti, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea, o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che assicuri un adeguato scambio di informazioni, e producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto
  3. i soggetti che effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi
  4. i soggetti che partecipano contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari , o che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa arti o professioni
  5. le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a tali datori di lavoro

Spero che le informazioni siano state chiare e utili!

Cos’è la marca da bollo telematica digitale 2019?

23 Aprile 2019 Cindy Nicole

Quando e come va applicata? Come si assolve? Dove acquistarla?
Risolviamo tutti i dubbi sulla marca da bollo telematica!

Definizione

La marca da bollo è un’imposta che sostituisce l’Iva nei casi in cui non sia esigibile.
Nel 2019, ha preso piede la marca da bollo virtuale, ovvero la versione elettronica di quella tradizionale.

Quando viene applicata?

Prestazioni occasionali

Sono definiti lavoratori occasionali coloro che esercitano saltuariamente un’attività lavorativa per non più di 30 giorni con lo stesso committente e che emettono ricevute fino all’importo massimo di 5.000 euro.

Per questi soggetti non esiste l’obbligo di apertura della partita Iva.
Pertanto quando emettono la ricevuta (non la fattura), i collaboratori devono pagare l’imposta di bollo sui guadagni netti superiori di 77,47 euro.

Lo stesso discorso vale anche per i contribuenti rientranti nel regime dei minimi.

Medici

Anche i professionisti e medici che lavorano in campo sanitario sono soggetti all’obbligo dell’imposta di bollo da € 2,00.

Altre occasioni per la marca da bollo telematica

Tutti gli altri casi sono indicati nel DPR 642/72. Alcuni esempi sono:

  • le ricevute o le fatture esenti da IVA
  • i conti correnti bancari e postali se si supera la soglia dei 5.000 euro
  • le cambiali
  • la registrazione dei contratti di locazione

Per titolari di partita IVA

A partire dal 1° gennaio 2015, i contribuenti che hanno scelto di assolvere al pagamento dell’imposta di bollo in modo virtuale, devono presentare una dichiarazione consuntiva contenente il numero degli atti e documenti emessi nell’anno solare precedente, distinti per voce di tariffa, utilizzando l’apposito modello.

La dichiarazione deve essere trasmessa esclusivamente in via telematica all’Agenzia delle Entrate, direttamente on line o tramite intermediario, entro il mese di gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento.

Come funziona? Step per l’acquisto

A differenza di quella tradizionale comprata dal tabaccaio, la marca da bollo digitale si può acquistare esclusivamente sui siti internet delle Pubbliche Amministrazioni che:

  • offrono servizi interattivi di dialogo con gli utenti per la richiesta telematica e il rilascio dei documenti elettronici
  • hanno aderito al Nodo dei Pagamenti dell’Agenzia per l’Italia Digitale (pagoPA).

Il pagamento avviene direttamente online con addebito in conto, carta di debito o prepagata attraverso i servizi di pagamento del Sistema pagoPA.

Nella procedura, il cittadino:

  1. si collega al sito istituzionale dell’amministrazione presso la quale deve presentare un’istanza o richiedere un atto in bollo
  2. Dopo aver compilato i dati richiesti, sceglie uno dei PSP convenzionati con l’Agenzia delle Entrate, ovvero un intermediario autorizzato alla vendita di marca da bollo
  3. Invia il messaggio di Richiesta di Pagamento Telematico (RPT)
  4. Completa l’operazione di acquisto sul sito del PSP, che viene veicolata verso il sito della PA come allegato della Ricevuta Telematica

Cos’è la ritenuta d’acconto? Vediamolo insieme

19 Aprile 2019 Cindy Nicole

Come funziona la ritenuta ? Come si differenzia a seconda della tipologia di professionista? Quali sono le sue modalità di emissione?
Ecco tutte le risposte!

Definizione

La ritenuta d’acconto è una trattenuta IRPEF sulle somme di denaro percepite da clienti titolari di partita IVA.
Non è applicabile verso i privati ma può venire operata nei confronti di un collaboratore.

Si tratta di un anticipo sulle imposte complessivamente dovute, quindi va detratto dall’ammontare delle ritenute subite in fase di compilazione della dichiarazione dei redditi.

Dunque, è il cliente stesso che anticipa parte delle tasse che andranno liquidate con la dichiarazione dei redditi, attraverso lo strumento dell’F24.
In questo senso, agisce come sostituto d’imposta, in quanto è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri, e deve esercitare la rivalsa se non è diversamente stabilito in modo espresso.

Come si calcola

La percentuale della ritenuta d’acconto è pari al 20% per i professionisti residenti in Italia e al 30% per i non residenti.

In fattura, la ritenuta si applica sul valore complessivo, che comprende:

  1. il compenso fissato con il cliente
  2. gli eventuali rimborsi spese
  3. la rivalsa INPS.
  4. le spese documentate anticipate dal professionista e rimborsate dal committente.

È invece esclusa dalla base imponibile l’eventuale Cassa previdenziale. 

Professionisti senza cassa previdenziale

professionisti senza cassa previdenziale possono addebitare ai committenti il 4% dei corrispettivi lordi.
E’ una maggiorazione a carico del cliente che aumenta i loro corrispettivi, quindi è stata resa imponibile ai fini IRPEF, assoggettata a ritenuta d’acconto e all’IVA.

Professionisti con cassa di categoria

Sono quelli iscritti ad un albo, che dispongono di una cassa di categoria alla quale versare i contributi.

I contributi integrativi sono calcolati sul volume d’affari ai fini IVA e vengono addebitati in fattura al cliente.
A differenza dei professionisti senza cassa, l’aliquota di rivalsa non è sempre del 4%, ma varia a seconda della cassa di previdenza alla quale si appartiene.

Dal punto di vista fiscale questo contributo integrativo deve essere assoggettato ad IVA ma non è assoggettato ad IRPEF, in quanto non ha la natura di corrispettivo.
Pertanto non concorre base imponibile per il calcolo della ritenuta d’acconto.

Collaborazione occasionale

Nel caso in cui datore di lavoro si avvalga di collaboratori sprovvisti di partita IVA per collaborazioni che non superino i 5.000€ di compenso lordo nell’anno, si usa la formula della collaborazione occasionale, comunemente chiamata collaborazione a ritenuta d’acconto.

Formalmente è il collaboratore che consegna la ricevuta al committente come se fosse una fattura.
In realtà spesso è il committente che fornisce un modello di ricevuta che il collaboratore firma e consegna perché quest’ultimo non sempre sa produrla, non essendo un vero e proprio professionista.

Dal punto di vista fiscale la ricevuta conterrà:

  • La data e il numero della ricevuta
  • I dati del collaboratore (incluso codice fiscale)
  • I dati del committente (inclusi codice fiscale e partita IVA)
  • La descrizione dell’attività prestata
  • compenso lordo
  • L’importo della ritenuta d’acconto
  • L’importo netto (lordo – ritenuta d’acconto)

Una volta consegnata la ricevuta al committente, questo provvede a:

  • Versare l’importo netto al collaboratore (preferibilmente con una forma tracciabile, ex. bonifico bancario)
  • Versare l’importo della ritenuta d’acconto allo Stato per conto del collaboratore entro il 16 del mese successivo alla data della ricevuta.

Quindi:

  • La spesa totale del committente è pari al lordo.
  • L’incasso del collaboratore è pari al netto
  • Lo Stato prende subito il 20% di tasse del collaboratore attraverso il committente. Al momento della dichiarazione dei redditi l’anno successivo, a seconda dei redditi totali e di eventuali deduzioni e detrazioni, lo Stato potrà:
    • nel caso in cui non fosse dovuta, restituire al collaboratore parte o l’intera percentuale pagata (sotto forma di credito di imposta)
    • nel caso in cui le tasse dovute eccedessero il 20% già versato, chiedere un conguaglio.

Chi decide di lavorare in ritenuta d’acconto dovrà applicarla (e quindi fare la relativa ricevuta come spiegato prima) su questi compensi:

  • prestazioni autonome e occasionali;
  • partecipazione agli utili;
  • prestazioni a terzi o nel loro interesse;
  • assunzione di obblighi;
  • contratti di associazione in partecipazione in caso di prestazione esclusivamente lavorativa;
  • utili per promotori e soci fondatori di una società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata;
  • cessione di diritto d’autore;
  • diritti per opere di ingegno ceduti da persone fisiche che le hanno acquistate.

La ritenuta d’acconto non va applicata, invece sui compensi inferiori a 25,82 euro per prestazioni di lavoro autonomo occasionale corrisposti da enti pubblici o privati che non hanno come oggetto principale l’esercizio di attività commerciali.

Reddito di cittadinanza: vantaggi per gli imprenditori

12 Marzo 2019 Cindy Nicole

Reddito di cittadinanza: Vuoi iniziare una nuova attività o pagare meno tasse sui tuoi dipendenti?

La nuova misura di welfare adottata dal governo prevede dei vantaggi per:

1- le imprese che assumono i beneficiari del Reddito di cittadinanza a tempo pieno e indeterminato.
2- I beneficiari del Reddito di Cittadinanza che iniziano una nuova attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o una società cooperativa, entro un anno dalla fruizione del sussidio.

Ti ritrovi in una delle due categorie sopraelencate? Scopriamo insieme in che modo potrai sfruttare il RdC.

Per chi assume i disoccupati: sgravio contributivo


Esonero contributivo di minimo 5 mensilità per il datore di lavoro che
assume a tempo pieno e indeterminato. Dopo aver comunicato il numero di posti di lavoro disponibili sul sito dedicato al RdC o tramite gli enti di formazione accreditati.
L’importo dell’esonero è pari alla metà dell’assegno mensile del RdC, fino ad un massimo di 390 euro mensili, per un periodo pari alla differenza tra 18 mensilità e quello già goduto dal beneficiario.
La restante metà dell’importo mensile del RdC percepito dal lavoratore è riconosciuta all’ente formativo accreditato. Questo sotto forma di sgravio contributivo, sempre per un massimo di 390 euro mensili. In questo caso, l’agevolazione viene utilizzata sotto forma di sgravio contributivo applicato ai contributi previdenziali dei dipendenti.

Quindi:

  • se l’assunzione scatta dopo 3 mesi dall’inizio della prestazione, l’azienda gode di uno sgravio pari a 15 (18-3) mensilità del sussidio.
  • nel caso in cui il reddito di cittadinanza sia in fase di rinnovo o
    se l’assunzione avviene al 16esimo mese di godimento del Rdc, al datore di lavoro spetta comunque un esonero di 5 mensilità.
  • nel caso in cui sia necessario, il datore di lavoro stipula un patto di formazione presso il centro per l’impiego per garantire al lavoratore un adeguato percorso di riqualificazione professionale.
  • il beneficio non può superare l’ammontare massimo dei contributi a carico di datore di lavoro e lavoratore, esclusi i premi INAIL, che non sono compresi nell’agevolazione.
  • se il lavoratore viene licenziato, il datore di lavoro deve restituire il beneficio già utilizzato, maggiorato delle sanzioni civili. Unica eccezione: se il licenziamento avviene per giusta causa o per giustificato motivo.
  • nel caso in cui il datore di lavoro abbia esaurito gli incentivi alle assunzioni previsti dall’ultima Legge di Bilancio, gli sgravi contributivi sono fruiti sotto forma di credito di imposta.
  • l’incentivo è compatibile con il “Bonus Sud.

Per nuovi imprenditori o lavoratori autonomi: contributo addizionale

Chi avvia un’attività autonoma, un’impresa individuale o una società cooperativa entro i primi 12 mesi di Reddito di Cittadinanza potrà fare domanda per ricevere 6 mensilità in più di Reddito di cittadinanza. Il tutto erogato in un’unica soluzione e nei limiti di 780 euro mensili.
Le modalità di richiesta e di erogazione del beneficio addizionale saranno stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e il Ministro dello sviluppo economico.

Assunzioni agevolate: bonus Sud in stallo

8 Marzo 2019 admin

In stallo l’esonero contributivo al 100% per assunzioni agevolate a tempo indeterminato di disoccupati o giovani under 35 .

Finchè non saranno emanati i documenti di prassi, non è possibile farne domanda (massimo 8.060 euro annui).
Il Bonus Sud spetterebbe per garantire assunzioni agevolate a tempo indeterminato effettuate nel 2019. 
La Legge di Bilancio (comma 247, legge 145/2018) ha finanziato il Bonus Sud per tutto il 2019 . Mancano le istruzioni INPS e ANPAL per attivare l’Incentivo Occupazione Mezzogiorno (in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna).

Applicando le stesse regole dell’anno scorso, riguarderebbe anche le trasformazioni a tempo indeterminato di precedenti contratti a termine, i contratti in somministrazione, l’apprendistato professionalizzante, i rapporti di lavoro part-time.

In attesa di emanazione di decreto e circolare, la prestazione lavorativa deve essere resa in una delle regioni previste dall’incentivo, indipendentemente dalla residenza del dipendente o dalla sede legale del datore di lavoro, nel qual caso sarebbe prevista una specifica procedura. 

Scadenze fiscali Marzo 2019

5 Marzo 2019 admin

Scadenze fiscali: Mercoledì 6 marzo 2019 è una data dedicata al REDDITO DI CITTADINANZA. Il 1° giorno in cui sarà possibile inoltrare le domande per farne richiesta. Dove? Sul sito governativo (redditodicitadinanza.gov.it), presso gli uffici di Poste Italiane o Tramite Caf. C’è tempo fino al 31 marzo per ricevere a fine aprile l’importo sulla propria CARTA REDDITO DI CITTADINANZA.

Giovedì 7 marzo 2019 apre gli adempimenti per la CERTIFICAZIONE UNICA 2019. I sostituti d’imposta saranno tenuti ad inviare all’Agenzia delle Entrate per via telematica i dati riguardanti i propri dipendenti relativamente al periodo d’imposta 2018. La scadenza dei CU ai lavoratori slitta al 1°aprile.
Venerdì 15 marzo è la scadenza per l’ACQUIRENTE UNICO SPA. Relativamente alla comunicazione all’Agenzia delle Entrate dei dati riguardanti il canone Tv addebitabile e accreditabile nelle fatture emesse nele imprese elettiche.

Scadenze fiscali per Lunedì 18 Marzo 2019:

  • Il versamento del saldo Iva 2018 e dell’acconto Iva 2019. Chi non paga entro questa data potrà pagare entro i 30 giugno con una maggiorazione del 0,40% per ogni mese sucessivo a marzo.
  • Le società di capitali sono tenute a versare la tassa annuale di concessione governativa 2019 per la vidimazione dei libri sociali.
  • Data importante anche per i versamenti dei contributi Inps per i lavoratori dipendenti e autonomi corrisposti nel mese precedente.
  • Versamento mensile della TOBIN TAX, imosta sulle transazioni finanziarie
  • Versamento quota mensile di TFR non destinate a forme pensionistiche complementari.

Lunedì 25 marzo è il termine utimo per presentare gli elenchi infrasat riguardanti le cessioni e gli acquisti intracomunitari e le prestazioni dei servizi relativi al mese precedente. I lavoratori agricoli devono denunciare le retribuzioni corrisposte ne mese precedente e versameto contributi impiegati agricoli.

Scadenze fiscali febbraio, vediamo insieme quali

12 Febbraio 2019 admin

Nel calendario delle scadenze fiscali di febbraio 2019, la liquidazione IVA di febbraio è la prima dopo l’entrata in vigore della fatturazione elettronica B2B: i contribuenti che versano mensilmente possono inviare le e-fatture entro il 18 febbraio senza incorrere in sanzioni.

Prossime scadenze fiscali febbraio

Entro il 15 febbraio banche e intermediari finanziari devono le comunicazioni all’anagrafe tributaria sulle operazioni 2018, si può effettuare il ravvedimento breve (maggiorazione degli interessi legali e sanzione ridotta a un decimo del minimo) per imposte e ritenute omesse o insufficienti al 16 gennaio.

Il 18 febbraio è il tax day:

  • ultimo giorno per inviare al Sdi le fatture elettroniche emesse dal primo gennaio 2019;
  • scadenza liquidazioni IVA relative a gennaio e del quarto trimestre 2018;
  • versamento IVA da parte di soggetti (come le pubbliche amministrazione) che applicano la split payment;
  • scadenza per il versamento della tobin tax (imposta sulle transazioni finanziarie);
  • versamenti a carico dei sostituti d’imposta (ritenute relative al mese precedente, imposta sostitutiva IRPEF e addizionali sui premi di produttività di gennaio).
  • ultimo appuntamento per lo Spesometro, con la comunicazione dei dati relativi al secondo semestre 2018;
  • debutto per l’esterometro, ovvero la comunicazione mensile sulle fatture con l’estero;
  • comunicazioni all’anagrafe tributaria in vista della stagione dichiarativa: previdenza complementare, spese sanitarie rimborsate, spese funebri, premi assicurativi, mutui.

Chi è esonerato dall’emissione della fattura elettronica?

11 Gennaio 2019 admin
Sono esonerati dall’emissione della fattura elettronica solo gli operatori
(imprese elavoratori autonomi) che rientrano nel cosiddetto “regime di vantaggio
(di cui all’art.27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni,
dalla legge 15 luglio 2011, n. 111) e quelli che rientrano nel cosiddetto “regime forfettario” (di cui all’art
. 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.Il regime forfetario prevede rilevanti semplificazioni ai fini IVA e ai fini contabili, e consente, altresì, la determinazione forfetaria del reddito da assoggettare a un’unica imposta in sostituzione di quelle ordinariamente previste, nonché di accedere ad un regime contributivo opzionale per le imprese.

E’ il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge e, contestualmente, non incorrano in una delle cause di esclusione. Al regime possono inoltre accedere i soggetti già in attività.

Il regime in esame non prevede una scadenza legata ad un numero di anni di attività o al raggiungimento di una particolare età anagrafica. La sua applicazione, pertanto, è subordinata solo al verificarsi delle condizioni e al possesso dei requisiti prescritti dalla legge.

Gli operatori in regime di vantaggio o forfettario possono comunque emettere fatture elettroniche seguendo le disposizioni del provvedimento del 30 aprile 2018.
A tali categorie di operatori si possono aggiungere i “piccoli produttori agricoli” (di cuiall’art. 34, comma 6, del Dpr n. 633/1972), i quali erano esonerati per legge dall’emissione di fatture anche prima dell’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica.