Holacracy: cos’è il nuovo modello di organizzazione aziendale.

autore articolo admin data articolo 15 marzo 2018 commenti articolo 0 commenti

Holacracy vs organizzazione piramidale.

Un passo indietro: l’azienda piramidale.

Prima di parlare di holacracy è bene fare una premessa e parlare del “vecchio” schema organizzativo aziendale: quello piramidale. Esso è quello schema che ben conosciamo, ossia la piramide con al vertice il CEO e altri manager. E chi è al vertice decide automaticamente di chi sta in basso, ovvero i dipendenti subordinati. Dipendenti che devono eseguire a capo chino gli ordini dei superiori. E senza metterli in discussione malgrado, a volte, ne capiscano più del CEO o manager stesso.

Questo genera nei dipendenti un malcontento fatto di

  • pressioni (se non mobbing) e stress
  • deresponsabilizzazione del dipendente, che occupandosi della prettamente della sua mansione non è coinvolto nelle altre fasi del processo produttivo
  • demotivazione dettata dalla monotonia della routine da ufficio e dal sentirsi inutili

Tutto questo porta anche a una scarsa se non inesistente crescita professionale dei dipendenti.

Un altro brutto effetto collaterale delle imprese piramidali è il clima di competizione. Le conoscenze sul processo produttivo non sono condivise equamente fra tutti i membri del team, e questo fa sì che essi non cooperino fra di loro, ma siano l’uno in competizione con l’altro.

Questo quadro gerarchico dei rapporti umani in azienda, specie negli ultimi anni, viene sempre più messo in discussione da due fattori: la crisi economica e la digitalizzazione.

L’holacracy: come ripensare le gerarchie aziendali.

La crisi economica e la digitalizzazione hanno comportato tagli del personale e una più snella organizzazione delle attività aziendali.

Questo, nella pratica, si è tradotto in un ripensamento delle gerarchie aziendali. Via dunque le vecchie piramidi coi CEO al vertice e largo a un nuovo modello di organizzazione: quello dell’holacracy.

Ma che cos’è l’holacracy? Sottrarre potere ai capi per delegarlo a dei dipendenti disorganizzati? Affatto: l’holacracy prevede dei micro-team indipendenti e pienamente consapevoli di tutti i processi aziendali. Pur coordinati tutti da un CEO, essi hanno comunque voce in capitolo su ogni processo aziendale. Il loro CEO, più che un boss, è un interlocutore, che ascolta i suoi dipendenti e solo poi (!) decide sul da farsi.

Questo comporta molte più riunioni che in un’azienda dall’asset gerarchico. E se questo da un lato sottrae tempo al processo produttivo vero e proprio, dall’altro lo velocizza perché non occorre attendere “ordini dall’alto” per prendere iniziative.

Ma il vero punto di forza dell’holacracy è la leadership democratica, che distribuisce fra tutti i membri del team potere decisionale e diritto di parola. Questo li fa sentire protagonisti della vita aziendale, li responsabilizza, li motiva. Li fa crescere, umanamente e professionalmente.