La fattura di cortesia è la copia leggibile, in PDF o su carta, della fattura elettronica già trasmessa al Sistema di Interscambio: serve a far leggere al cliente un documento che altrimenti resterebbe un file XML illeggibile. È obbligatoria verso i privati (B2C) e verso clienti esteri che non hanno accesso al Sistema di Interscambio, mentre tra partite IVA resta facoltativa. Attenzione: l’unico documento con valore fiscale rimane l’XML transitato allo SdI, non la copia.
In breve:
- La copia di cortesia è obbligatoria per i privati e clienti esteri senza accesso allo SdI, ma resta facoltativa tra partite IVA.
- La copia deve contenere gli stessi dati della fattura elettronica, preferibilmente in PDF, e specificare chiaramente la natura informativa del documento.
- Il valore fiscale è esclusivamente dell’XML trasmesso allo SdI, quindi la copia di cortesia serve solo come riferimento informativo per il cliente.
- Automazione del processo con software gestionale riduce errori e tempi, facilitando l’invio e la conservazione delle copie di cortesia.
- La distinzione tra questa e la fattura proforma è immediata: la prima arriva dopo la fattura definitiva, mentre la seconda è un preventivo senza valore fiscale.
Indice
- Quando emettere la copia di cortesia della fattura elettronica
- Come compilare una fattura di cortesia: dati e formato
- Valore fiscale e conservazione: cosa conta davvero
- Perché la copia di cortesia non è una fattura proforma
- Buone pratiche e diciture pronte all’uso
- Cosa cambia davvero quando automatizzi il processo
- Come Softshop semplifica la gestione delle copie di cortesia
- Fonti
Quando emettere la copia di cortesia della fattura elettronica
La regola di base è semplice: se vendi a un consumatore finale, devi consegnargli qualcosa che possa leggere. Il file XML della fattura elettronica non è pensato per essere aperto da un privato, quindi scatta l’obbligo di fornire una copia di cortesia leggibile, salvo il caso in cui il cliente stesso rinunci espressamente a riceverla.
Lo stesso vale per le operazioni verso soggetti esteri che non dispongono di un canale diretto sul Sistema di Interscambio italiano: senza una copia leggibile, quel cliente non avrebbe alcun modo pratico di vedere cosa gli hai fatturato.
Nella pratica quotidiana, i casi più frequenti sono:
- Negozi al dettaglio che fatturano un privato su richiesta, ad esempio per un acquisto rilevante o per detrazioni fiscali.
- Professionisti che incassano da clienti privati (consulenze, prestazioni occasionali, servizi tecnici).
- Aziende che vendono verso clienti esteri, dove la copia sostituisce l’accesso diretto allo SdI.
- Situazioni in cui lo SdI restituisce un esito di mancata consegna (il cosiddetto “esito MC”): in questo caso il mittente deve avvisare il cliente e indicargli dove trovare la fattura ufficiale, tipicamente nel Cassetto Fiscale dell’Agenzia delle Entrate.
Tra partite IVA la copia resta facoltativa perché entrambe le aziende hanno già accesso al proprio Cassetto Fiscale e ricevono comunque l’XML tramite il proprio intermediario o software gestionale. Molte imprese la inviano comunque, per abitudine commerciale o per velocizzare la contabilità del cliente.
Come compilare una fattura di cortesia: dati e formato
La copia di cortesia deve riportare gli stessi contenuti informativi della fattura elettronica, solo in una veste leggibile. Non è un documento diverso: è una fotografia in chiaro dello stesso atto fiscale.
I campi indispensabili sono:
- Dati del cedente: ragione sociale, partita IVA, indirizzo, eventuale regime fiscale applicato.
- Dati del cessionario: nome o ragione sociale, codice fiscale o partita IVA se presente, indirizzo.
- Numero e data del documento, identici a quelli riportati nell’XML trasmesso allo SdI.
- Descrizione di beni o servizi, con quantità e prezzo unitario se rilevanti.
- Imponibile, aliquota e importo IVA, distinti riga per riga o in totale a seconda della complessità della fattura.
- Totale documento, comprensivo di eventuali bolli, ritenute o spese accessorie.
Una buona prassi, raccomandata anche da diverse guide specializzate, è inserire una dicitura chiara che specifichi la natura informativa del documento, per evitare che il cliente lo confonda con l’originale fiscale o, peggio, lo usi come base per una contestazione.
Sul formato: meglio un PDF leggibile o una copia cartacea ben impaginata, mai l’XML grezzo mostrato tal quale, che risulterebbe incomprensibile a chi non lavora con la fatturazione elettronica ogni giorno.
Un consiglio: Automatizza il nome del file (numero fattura + data + cliente) e tieni un log degli invii nel gestionale: in caso di controllo o richiesta del cliente, ritrovare quel PDF in trenta secondi vale più di qualsiasi dicitura elegante.
Valore fiscale e conservazione: cosa conta davvero
Qui si annida l’errore più comune tra chi comincia a maneggiare fatturazione elettronica: pensare che la copia di cortesia “conti” ai fini fiscali. Non è così. L’XML trasmesso allo SdI resta l’unico documento fiscalmente valido, e su quello si basano controlli, detrazioni e contenziosi.
Di conseguenza, la conservazione a norma riguarda esclusivamente il file XML, non la copia PDF o cartacea che hai spedito al cliente. La copia di cortesia non assolve in alcun modo agli obblighi di conservazione digitale previsti dalla normativa.
In caso di contestazione o di mancata consegna da parte dello SdI, la procedura corretta è:
- Generare comunque la copia di cortesia in PDF e inviarla via email, così il cliente ha subito un riferimento leggibile.
- Segnalare esplicitamente dove trovare l’originale fiscale, cioè nel Cassetto Fiscale.
- Registrare nel gestionale data e modalità di invio della copia, per avere traccia se il cliente dovesse smarrirla o negare di averla ricevuta.
Chi tiene un archivio ordinato di queste comunicazioni si trova, in caso di verifica, con una cronologia pronta da mostrare, invece di dover ricostruire tutto a mano mesi dopo.
Perché la copia di cortesia non è una fattura proforma
Confondere questi due documenti è un errore contabile ricorrente, e capita più spesso di quanto si pensi tra chi gestisce fatturazione senza un software dedicato.
| Aspetto | Fattura di cortesia | Fattura proforma |
|---|---|---|
| Momento di emissione | Dopo l’invio della fattura elettronica allo SdI | Prima dell’emissione della fattura definitiva |
| Valore fiscale | Nessuno, è una copia informativa | Nessuno, è un preventivo/anticipo |
| Numerazione | Segue la numerazione della fattura originale | Numerazione separata dal ciclo fiscale |
| Funzione | Rendere leggibile l’XML al cliente | Anticipare condizioni economiche prima della vendita |
La fattura proforma precede l’operazione ed è priva di valore fiscale per definizione, mentre la copia di cortesia arriva dopo, quando la fattura vera esiste già ed è stata trasmessa. Tenerle separate anche nei nomi dei file evita equivoci sia interni che con il cliente.
Buone pratiche e diciture pronte all’uso
Alcune scelte semplici riducono al minimo il rischio di malintesi con i clienti e con eventuali controlli.
- Inserisci nel template PDF una frase come «Documento privo di valore fiscale, copia di cortesia della fattura elettronica trasmessa allo SdI»: una dicitura di questo tipo previene contestazioni e velocizza le verifiche interne.
- Invia la copia via email nello stesso momento in cui trasmetti la fattura elettronica, non giorni dopo: i clienti privati apprezzano la puntualità e sollecitano meno l’ufficio contabilità.
- Indica sempre, in una riga breve, dove il cliente può reperire l’originale, cioè il Cassetto Fiscale dell’Agenzia delle Entrate.
- Integra la generazione automatica della copia nel flusso di fatturazione del gestionale, così non dipende dalla memoria di chi emette il documento quel giorno.
Un consiglio: Salva la dicitura come modello fisso nel software che usi, non riscriverla a mano ogni volta: un errore di distrazione in quella frase è più comune di quanto sembri, soprattutto nei periodi di picco delle vendite.
Cosa cambia davvero quando automatizzi il processo

Chi gestisce fatture di cortesia a mano, copiando dati da un XML in un modello Word, prima o poi sbaglia un importo o si scorda la dicitura. È un errore banale ma frequente, soprattutto nei negozi multi-store dove più persone emettono fatture nello stesso turno.
Un gestionale che genera automaticamente la copia leggibile, applica il template con la dicitura corretta e registra un log di ogni invio elimina quasi del tutto questo rischio. Softshop lavora così: oltre 28.000 aziende clienti la usano in modalità cloud o desktop, con backup automatici e compatibilità su Windows, Mac e Linux, proprio per chi non può permettersi di perdere tempo a rincorrere errori di fatturazione tra un negozio e l’altro.
— Stefano
Come Softshop semplifica la gestione delle copie di cortesia
Softshop genera automaticamente il PDF leggibile della fattura elettronica, applica il template con la dicitura informativa corretta e tiene un log di ogni invio, così non devi più controllare a mano se quella copia è partita o no.

A differenza di un foglio Excel o di un modello Word riadattato ogni volta, il gestionale collega direttamente l’emissione della fattura elettronica alla generazione della copia di cortesia, riducendo gli errori di trascrizione e i tempi morti tra un incasso e l’altro, come spiegato nell’articolo su XRechnung oder ZUGFeRD? Der Unterschied für Werkstätten. La versione cloud di Softshop integra questo flusso con la gestione di magazzino, vendite e clienti, mentre chi vuole partire dal ciclo attivo può consultare la sezione dedicata alla gestione ordini e vendite. Puoi provare Softshop gratuitamente per 30 giorni, senza obbligo di acquisto, e verificare da subito se il flusso di fatturazione si adatta al tuo negozio o al tuo studio professionale.
Fonti
- Copia di cortesia: quando è obbligatoria e quando è facoltativa
- Copia di cortesia fattura elettronica: guida
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