L’esterometro nel 2026 non è più una comunicazione trimestrale: le operazioni con l’estero si trasmettono singolarmente allo SdI usando i tipi documento TD (TD17, TD18, TD19 e altri). L’obbligo riguarda i soggetti passivi IVA, compresi i forfettari, con scadenze differenziate: 15 giorni del mese successivo per TD17 e TD18, 12 giorni dalla data dell’operazione per TD19. Dal 15 maggio 2026 sono operative le nuove specifiche tecniche SdI versione 1.9.1.
In breve:
- L’obbligo di trasmettere singolarmente ogni operazione transfrontaliera allo SdI con nuovi codici TD entra in vigore dal 15 maggio 2026, con scadenze variabili tra 12 e 15 giorni.
- Sono coinvolti tutti i soggetti passivi IVA, compresi i contribuenti forfettari, quando effettuano operazioni con controparti estere, senza distinzione di settore o dimensione.
- Gli errori più comuni includono l’errata scelta del codice TD e campi mancanti nel XML, che si riducono con l’uso di sistemi automatizzati di generazione e controllo.
- Le sanzioni variano da 2 € per errore formale a più di 1.400 € per IVA non versata, con regole di ravvedimento e regolarizzazione più flessibili rispetto al passato.
- L’uso di software gestionali integrati con mapping automatico e controlli preventivi riduce drasticamente i rischi di errore e semplifica la conformità alle nuove norme.
Indice
- Cos’è l’esterometro 2026 e come si è arrivati a questa forma
- Chi deve inviare l’esterometro nel 2026
- Quale tipo documento TD usare: guida pratica
- Quali sono le scadenze per l’invio allo SdI
- Come funziona l’invio tecnico: SdI, XML e specifiche 1.9.1
- Quando non serve inviare l’esterometro: esclusioni e soglie
- Quanto costano gli errori: sanzioni e ravvedimento
- Perché gli errori manuali restano il rischio più diffuso
- Dove si intreccia l’esterometro con altri obblighi fiscali
- Cosa cambia per privacy e sicurezza dei dati inviati tramite SdI
- Quali strumenti aiutano davvero nella gestione dell’esterometro
- Organizzare la compliance: cosa conta davvero
- Come Softshop riduce il rischio di errori sull’esterometro
- Fonti
Cos’è l’esterometro 2026 e come si è arrivati a questa forma
L’esterometro di oggi nasce da una trasformazione profonda del modello originario. Fino al 2021 le imprese inviavano un file riepilogativo trimestrale con tutte le operazioni transfrontaliere accumulate. La legge 178/2020 e il successivo provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 28 ottobre 2021 hanno cambiato le regole del gioco.
Dal 1° luglio 2022 la comunicazione passa al Sistema di Interscambio, la stessa infrastruttura che gestisce le fatture elettroniche interne, e si trasmette per singola operazione tramite i tipi documento TD come TD17, TD18, TD19, TD20 e TD28. Non c’è più un unico invio cumulativo a fine trimestre: ogni operazione con l’estero genera un file XML a sé.
Per chi gestisce la contabilità, questo significa tre cambiamenti concreti:
- Nessun momento di raccolta trimestrale: l’operazione va tracciata quando avviene, non alla scadenza del periodo.
- Il file XML dell’esterometro assomiglia molto a una fattura elettronica ordinaria, con gli stessi controlli formali dello SdI.
- Un errore su una singola operazione non compromette l’intero blocco trimestrale, ma va corretto singolarmente.
Chi deve inviare l’esterometro nel 2026
L’obbligo riguarda in linea di massima tutti i soggetti passivi IVA che effettuano operazioni con controparti estere, senza distinzione di dimensione o settore. Sono compresi anche i contribuenti in regime forfettario, spesso convinti erroneamente di essere esonerati per via della semplificazione fiscale di cui godono su altri fronti.
Rientrano nell’obbligo:
- Imprese e società di qualsiasi forma giuridica con acquisti o vendite verso l’estero.
- Professionisti con partita IVA che ricevono fatture da fornitori extra UE o UE senza identificativo SdI.
- Contribuenti forfettari, quando effettuano operazioni transfrontaliere che richiedono l’emissione di un’autofattura.
- Associazioni e enti non commerciali, quando svolgono attività rilevanti ai fini IVA con controparti estere.
Ci sono situazioni particolari da monitorare con attenzione. Le operazioni con San Marino seguono un canale doganale specifico che in molti casi esclude l’obbligo di esterometro, mentre le vendite a consumatori finali esteri (B2C) restano fuori dall’obbligo quando già documentate da altri flussi fiscali equivalenti.
Quale tipo documento TD usare: guida pratica
Scegliere il codice TD sbagliato è uno degli errori più frequenti tra chi gestisce l’esterometro senza un sistema automatizzato. Ogni codice corrisponde a una situazione operativa precisa.
- TD17: si usa per l’autofattura da integrazione IVA su servizi ricevuti da un fornitore estero (sia UE che extra UE). Esempio tipico: una consulenza acquistata da un’agenzia con sede in Germania senza identificativo SdI attivo.
- TD18: riguarda gli acquisti intracomunitari di beni. Se un’azienda italiana compra materiale da un fornitore francese, l’operazione va documentata con questo codice al momento della ricezione della merce o della fattura.
- TD19: si applica agli acquisti di beni da fornitori extra UE o comunque non soggetti a bolletta doganale, quando serve l’integrazione IVA. È il codice con la scadenza più stringente, appena 12 giorni.
- TD20: si usa per l’autofattura da regolarizzazione, tipicamente quando il fornitore non ha emesso fattura nei termini previsti e l’acquirente deve sanare la posizione IVA autonomamente.
- TD28: copre gli acquisti da San Marino con applicazione dell’IVA italiana, un caso di confine tra la disciplina doganale e quella intracomunitaria.
Confondere le due categorie porta spesso a un file XML tecnicamente valido ma sostanzialmente errato, che il sistema accetta senza segnalare anomalie.
Quali sono le scadenze per l’invio allo SdI
Le tempistiche non sono uniformi e questa è la fonte più comune di sanzioni evitabili. Ogni tipo documento ha una finestra temporale propria, calcolata da un momento diverso.
- TD17 e TD18: la trasmissione allo SdI avviene generalmente entro il 15° giorno del mese successivo a quello di ricezione della fattura o di effettuazione dell’operazione.
- TD19: il termine è molto più stretto, appena 12 giorni dalla data dell’operazione, non dalla ricezione del documento del fornitore.
- Autofattura e fattura differita: seguono la stessa logica del documento TD di riferimento, ma la registrazione contabile deve comunque avvenire nei termini ordinari previsti per la liquidazione IVA periodica.
La differenza tra 12 e 15 giorni sembra piccola, ma cambia radicalmente l’organizzazione interna: chi gestisce acquisti extra UE con TD19 non può aspettare la chiusura mensile per elaborare i documenti, mentre chi lavora solo con TD17 e TD18 ha più margine di manovra. Un’azienda che importa regolarmente da fornitori extra UE e tratta il TD19 con la stessa cadenza mensile del TD18 accumula ritardi sistematici, spesso senza accorgersene fino al primo controllo.
Come funziona l’invio tecnico: SdI, XML e specifiche 1.9.1
Il flusso tecnico dell’esterometro replica quello della fattura elettronica ordinaria, con qualche campo aggiuntivo specifico per le operazioni transfrontaliere.
I campi essenziali per un’operazione transfrontaliera includono il codice paese del cedente/prestatore estero, il tipo documento TD corretto, la data dell’operazione e i riferimenti fiscali della controparte, quando disponibili. Per i fornitori UE, la verifica preliminare della partita IVA tramite VIES evita scarti dovuti a identificativi non validi.

Le specifiche tecniche versione 1.9.1 sono utilizzabili dal 15 maggio 2026 e introducono aggiornamenti sui campi obbligatori e sui codici di alcune tipologie di operazione. Chi utilizza un gestionale che genera l’XML in autonomia deve verificare che il fornitore del software abbia recepito la nuova versione entro la data di decorrenza, altrimenti rischia scarti tecnici su invii altrimenti corretti.
Un consiglio: prima di ogni aggiornamento delle specifiche tecniche, esporta un campione di operazioni già inviate e verificane la struttura con la nuova versione dello schema XML: è il modo più rapido per scoprire in anticipo se il gestionale richiede una patch.
Quando non serve inviare l’esterometro: esclusioni e soglie
Non tutte le operazioni con l’estero richiedono un invio separato. Conoscere le esclusioni evita duplicazioni inutili e file XML che il sistema segnala come ridondanti.
- Le operazioni già documentate da bolletta doganale sono escluse, perché il dato è già nella disponibilità dell’amministrazione attraverso il canale doganale.
- Le fatture elettroniche già trasmesse tramite SdI non richiedono un secondo invio in forma di esterometro, anche se la controparte è estera.
- Alcune operazioni non rilevanti ai fini IVA di importo unitario non superiore a 5.000 € possono rientrare tra i casi esclusi, un dettaglio spesso trascurato da chi applica la soglia in modo generico a qualsiasi operazione.
Quanto costano gli errori: sanzioni e ravvedimento
Le conseguenze economiche di un mancato invio dipendono dalla natura dell’errore. Il decreto legislativo 87/2024 ha ridisegnato l’impianto sanzionatorio, distinguendo tra omissioni formali e omissioni che comportano un debito d’imposta.
- Per le violazioni puramente formali, senza impatto sull’IVA dovuta, la sanzione è di 2 € per fattura, con un tetto massimo di 400 € al mese.
- Per le omissioni che comportano un debito IVA non versato, la sanzione sale al 70% dell’imposta non assolta, con un minimo di 250 € per fattura.
- Chi si accorge dell’errore e regolarizza entro 15 giorni ottiene il dimezzamento della sanzione formale.
Un’azienda che omette 30 fatture TD19 in un mese rischia teoricamente 60 €, ma se anche una sola di quelle operazioni comporta un’IVA non versata di 2.000 €, la sanzione su quella singola voce può superare i 1.400 €. La differenza tra le due fasce sanzionatorie non è cosmetica: è il motivo per cui vale la pena classificare correttamente ogni operazione fin dal primo inserimento, invece di correggere in blocco a fine periodo.
Perché gli errori manuali restano il rischio più diffuso
La gestione manuale del flusso resta, secondo le associazioni di categoria, la causa più comune di difformità e di conseguente rischio sanzionatorio. I tre errori che si ripetono con più frequenza sono facilmente riconoscibili.
- Inserimento manuale dei dati di fatture estere, con trascrizioni imprecise di importi, date o identificativi fiscali.
- Scelta del tipo documento errato, in particolare la confusione tra TD17 e TD19 già citata sopra.
- Campi obbligatori mancanti nel file XML, spesso legati a fornitori extra UE privi di codice fiscale strutturato.
Un gestionale con validazioni automatiche riduce sensibilmente questi rischi: verifica la coerenza dei dati prima dell’invio, propone il mapping del tipo documento in base alla natura del fornitore e produce report di controllo periodici. Confcommercio suggerisce alle imprese di trasformare l’adempimento in un processo digitale integrato, non in un’attività manuale sporadica da gestire a fine mese sotto pressione.
Nelle piccole e medie imprese il punto più fragile resta il ciclo passivo: gli acquisti dall’estero. Un confronto automatico tra ricevute d’acquisto, registro IVA e file XML generato prima dell’invio individua le discrepanze quando sono ancora facili da correggere.

Un consiglio: dedica un giorno fisso della settimana, non del mese, al controllo delle fatture estere in sospeso: chi rimanda tutto alla scadenza del TD19 a 12 giorni finisce quasi sempre a rincorrere il tempo.
Dove si intreccia l’esterometro con altri obblighi fiscali
L’esterometro non vive isolato dal resto della contabilità periodica. Ogni operazione trasmessa allo SdI concorre alla liquidazione IVA del periodo, quindi un errore sul file XML si propaga automaticamente nella dichiarazione IVA annuale se non viene intercettato per tempo.
Il vecchio spesometro, abolito da anni, richiedeva una riconciliazione separata tra i dati comunicati e i registri contabili. L’esterometro attuale semplifica questo passaggio perché il dato transfrontaliero entra nel medesimo flusso della fatturazione elettronica ordinaria, con lo stesso livello di dettaglio analitico. Questo significa che chi tiene i registri IVA aggiornati in tempo reale, invece di ricostruirli a fine trimestre, riduce drasticamente il rischio di scostamenti tra quanto dichiarato e quanto effettivamente trasmesso allo SdI.
La coerenza tra esterometro e dichiarazione IVA annuale diventa un punto di controllo che il commercialista verifica quasi sempre in fase di chiusura. Un’operazione TD19 registrata con importo diverso da quello indicato nel registro acquisti genera una discrepanza che l’Agenzia delle Entrate può individuare tramite i controlli incrociati automatici, con conseguenze che vanno dalla semplice richiesta di chiarimenti fino all’accertamento, nei casi più gravi.
Per le imprese con volumi elevati di operazioni estere, integrare l’esterometro nel medesimo sistema che gestisce la liquidazione periodica IVA non è più solo una comodità operativa: è la condizione minima per arrivare alla dichiarazione annuale senza sorprese dell’ultimo momento.
Cosa cambia per privacy e sicurezza dei dati inviati tramite SdI
I file XML trasmessi allo SdI contengono dati identificativi di fornitori e clienti esteri, incluse partite IVA, denominazioni e talvolta indirizzi completi. Il Sistema di Interscambio è gestito direttamente dall’Agenzia delle Entrate, che applica gli stessi standard di sicurezza previsti per la fatturazione elettronica ordinaria, ma la responsabilità di custodire correttamente le credenziali di accesso al canale di trasmissione resta in capo all’impresa o al suo intermediario.
Chi utilizza un gestionale con integrazione diretta allo SdI deve prestare attenzione a due aspetti spesso sottovalutati. Il primo riguarda la conservazione digitale a norma dei file trasmessi e delle relative notifiche di esito, obbligatoria per il periodo previsto dalla normativa fiscale.
I backup automatici e i sistemi di autenticazione a più livelli riducono questo rischio, ma solo se configurati correttamente fin dall’installazione. Le imprese che gestiscono dati di fornitori extra UE devono anche considerare che alcuni ordinamenti esteri applicano regole di protezione dei dati diverse da quelle europee, un aspetto da verificare quando il flusso amministrativo prevede lo scambio di documenti anche fuori dal canale SdI.
Quali strumenti aiutano davvero nella gestione dell’esterometro
Affrontare l’esterometro con un foglio di calcolo e inserimenti manuali funziona solo per volumi molto bassi di operazioni estere. Superata una certa soglia di fatture mensili, il rischio di errore cresce più velocemente della capacità di controllarlo manualmente.
Un gestionale integrato che genera l’XML direttamente dal ciclo di acquisto o vendita, senza passaggi intermedi di trascrizione, elimina la fonte di errore più comune: la doppia digitazione dei dati. Le funzionalità che fanno davvero la differenza in un software pensato per questo compito sono tre: la generazione automatica del file XML conforme alle specifiche tecniche vigenti, il mapping automatico del tipo documento TD in base alla natura del fornitore e dell’operazione, e un sistema di controllo che segnala le anomalie prima dell’invio allo SdI, non dopo lo scarto.
A questo si aggiunge la necessità di un sistema che tenga traccia delle scadenze differenziate, dato che i 12 giorni del TD19 e i 15 del mese successivo per TD17 e TD18 richiedono monitoraggi separati. Un gestionale che genera notifiche automatiche in base al tipo documento evita che le operazioni più urgenti finiscano in coda dietro a quelle con termini più larghi.

Organizzare la compliance: cosa conta davvero
Il vero problema dell’esterometro non è la complessità normativa in sé, ma la frammentazione dei processi interni: chi inserisce i dati raramente è chi controlla le scadenze, e chi controlla le scadenze raramente ha visibilità sui codici TD scelti a monte. Prima di cercare soluzioni tecniche, un’azienda dovrebbe chiedersi se ha una persona sola responsabile del controllo, o se la responsabilità è diffusa e quindi diluita. Il commercialista resta indispensabile per i casi dubbi, l’automazione per il volume ricorrente.
— Stefano
Come Softshop riduce il rischio di errori sull’esterometro
Softshop genera il file XML conforme alle specifiche tecniche vigenti direttamente dal ciclo di acquisto e vendita, senza passaggi manuali intermedi che moltiplicano il rischio di errore.

Il mapping automatico del tipo documento TD in base alla natura del fornitore riduce l’errore più frequente segnalato dalle associazioni di categoria: la scelta sbagliata tra TD17, TD18 e TD19. Il sistema segnala le anomalie prima dell’invio allo SdI, non dopo lo scarto, e mantiene backup automatici e supporto tecnico prioritario per chi gestisce volumi elevati di operazioni estere. Con oltre 28.000 aziende clienti e compatibilità multipiattaforma (Windows, Mac, Linux, cloud), Softshop si adatta sia a chi lavora da un singolo punto vendita sia a chi gestisce più magazzini e più sedi.
Per chi vuole vedere come funziona il flusso di gestione ordini e fatturazione integrata applicato alle proprie operazioni transfrontaliere, la prova gratuita di 30 giorni permette di testare la generazione dell’XML e il mapping TD senza alcun obbligo di acquisto.
Fonti
Per verificare aggiornamenti tecnici o normativi, questi restano i riferimenti primari da consultare:
- Schede - Fatturazione elettronica e dati fattura transfrontaliere (Esterometro) - Agenzia delle Entrate
- Money
- Esterometro, cos’è, chi è obbligato e come funziona la comunicazione dei dati | Confcommercio
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