Reverse charge: cos’è e quando viene applicato

Veronica Balzano 14 Novembre 2022 0 commenti

Reverse charge. Quando parliamo di reverse charge significa che abbiamo familiarità con tutto il discorso partita iva. In particolare, parlando di reverse charge si intende il meccanismo di inversione contabile. Questo fa ricadere gli obblighi iva sul destinatario della prestazione.

Prima di procedere con la spiegazione del reverse charge e con la spiegazione di quanto sia utile conoscere questo tipo di imposta è importante capire per quale motivo è importante che coloro che collaborano in un’azienda e si occupano della contabilità conoscano i termini entro i quali si muove il concetto di partita iva.

Detto ciò possiamo procedere con la definizione di reverse charge. In questo modo cerchiamo di capire con più chiarezza di cosa stiamo parlando quando menzioniamo il reverse charge. Ecco allora presentato un meccanismo tecnico contabile. Questo ha il compito di permettere al venditore di emettere fattura senza addebitarne l’imposta. Inoltre con questo meccanismo l’acquirente integra la fattura ricevuta con l’aliquota di riferimento.

Prima di procedere vale la pena ricordare qualche concetto base relativo al concetto di partita IVA.

Partita iva

In parole povere potremmo dire che ci riferiamo ad una sorta di codice identificativo di un’impresa, ma non solo, anche di un soggetto singolo che esercita la professione di libero professionista.

La Partita IVA è quindi uno strumento che consente a chi esercita la libera professione, a chi svolge un lavoro autonomo o ha avviato un’azienda, di poter svolgere la sua professione sul territorio italiano, dichiarandone gli incassi in modo del tutto legale.

La Partita IVA non è altro che un insieme di numeri: un codice. Essa è composta da undici cifre.

I numeri che costituiscono la Partita IVA sono articolati in questo modo:

  • sette cifre, che fanno riferimento al titolare dell’attività (intesa come libera professione o ditta individuale), permettendo così l’identificazione della persona (fisica o giuridica) in maniera univoca;
  • tre cifre, che si riferiscono, al codice identificativo dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate;
  • una cifra finale, infine, che ha una semplice funzione di controllo.

Ma cos’è l’IVA?

Per capire meglio cosa si intenda con il concetto di partita IVA, è necessario conoscere il significato del termine “IVA”. Questo è un acronimo che sta per Imposta sul Valore Aggiunto. L’IVA è quindi semplicemente una tassa che si aggiunge, al costo iniziale di un prodotto o servizio, nel corso della sua lavorazione o distribuzione.

Il consumatore, è colui che sarà soggetto al pagamento dell’IVA (con una maggiorazione del prezzo di vendita). Produttori e distributori, infatti, possono detrarre questa percentuale dai costi per l’acquisto delle materie prime.

L’IVA, viene versata su qualsiasi oggetto, prestazione o bene fornito al pubblico. A seconda della categoria del prodotto o del servizio, l’imposta può essere minima (pari al 4%  per i beni di prima necessità, quali generi alimentari, stampa, etc.), ridotta (pari al 10% per i servizi turistici, per la ristorazione, etc.) o ordinaria (pari al 22%, per tutte le altre categorie).

Non tutti i lavoratori sono in possesso della Partita IVA, questo perché l’ordinamento italiano prevede l’obbligo soltanto per alcune categorie di tale codice. Ad esempio, la partita IVA non è necessaria per chi lavora come impiegato presso un’azienda, un’associazione o un ente pubblico. Questo perché percepisce uno stipendio già decurtato delle tasse e dei contributi, per tale motivo non ha bisogno di dichiarare i suoi proventi.

Come viene emesso il Reverse charge

In particolare questo processo viene emesso per evitare le frodi e gli errori. Esso può essere emesso in due modi differenti, quello che prevede l’autofattura, e quello che prevede la ricezione della fattura da parte del fornitore senza Iva. In questo caso, il committente integra un documento aggiungendo l’iva secondo l’aliquota di partenza.

Inoltre, per osservare gli oneri contabili è necessario che il cedente indichi in fattura l’annotazione, ma anche che l’acquirente emetta un’autofattura e la integri con l’applicazione dell’aliquota iva prevista.

Reverse charge e fatturazione elettronica

Prima di parlare delle regole del reverse charge in termini di fatturazione elettronica è necessario individuare due fattispecie di eventi. Per questo parliamo di reverse interno ed esterno. Nel secondo caso ci rifacciamo ad operazioni d’acquisto di beni da parte di operatori residenti in Paesi Intra europei. Nel primo caso invece ci riferiamo ad operazioni effettuate da individui residenti in Italia.

Dopo aver specificato ciò si sottolinea che per quanto riguarda acquisti intracomunitari ed extracomunitari non è obbligatorio il processo di fatturazione elettronica. Per quanto concerne gli acquisti interni invece si tratta di un processo facoltativo e non vi è alcun obbligo di inviare l’autofattura al Sistema di Iterscambio.

Quando può essere applicato?

Esistono numerose casistiche all’interno delle quali può essere applicato questo tipo di imposta. In particolare alcune delle più importanti sono: le cessioni imponibili di oro da investimento, cessioni di materiali d’oro e cessioni di prodotti semi lavorati e nel caso di prestazioni di servizi.

Si vuole chiarire che quest’operazione viene introdotta nel 2000 principalmente per evitare frodi così da impedire che chi effettua la cessione di un bene, non debba versare l’imposta di valore aggiunto, ne tanto meno sia costretto a richiederne il rimborso.

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