Reverse charge: cos’è e quando viene applicato

autore articolo Veronica Balzano data articolo 14 Ottobre 2020 commenti articolo 0 commenti

Quando parliamo di reverse charge significa che abbiamo familiarità con tutto il discorso partita iva. In particolare, parlando di reverse charge si intende il meccanismo di inversione contabile. Questo fa ricadere gli obblighi iva sul destinatario della prestazione.

Prima di procedere con la spiegazione di quanto sia utile conoscere questo tipo di imposta è importante capire per quale motivo è importante che coloro che collaborano in un’azienda e si occupano della contabilità conoscano i termini entro i quali si muove il concetto di partita iva.

Detto ciò possiamo procedere con la definizione di reverse charge. In questo modo cerchiamo di capire con più chiarezza di cosa stiamo parlando. Ecco allora presentato un meccanismo tecnico contabile. Questo ha il compito di permettere al venditore di emettere fattura senza addebitarne l’imposta. Inoltre con questo meccanismo l’acquirente integra la fattura ricevuta con l’aliquota di riferimento.

reverse charge

Come viene emesso il Reverse charge

In particolare questo processo viene emesso per evitare le frodi e gli errori. Esso può essere emesso in due modi differenti, quello che prevede l’autofattura, e quello che prevede la ricezione della fattura da parte del fornitore senza Iva. In questo caso, il committente integra un documento aggiungendo l’iva secondo l’aliquota di partenza.

Inoltre, per osservare gli oneri contabili è necessario che il cedente indichi in fattura l’annotazione, ma anche che l’acquirente emetta un’autofattura e la integri con l’applicazione dell’aliquota iva prevista.

Reverse charge e fatturazione elettronica

Prima di parlare delle regole del reverse charge in termini di fatturazione elettronica è necessario individuare due fattispecie di eventi. Per questo parliamo di reverse interno ed esterno. Nel secondo caso ci rifacciamo ad operazioni d’acquisto di beni da parte di operatori residenti in Paesi Intra europei. Nel primo caso invece ci riferiamo ad operazioni effettuate da individui residenti in Italia.

 

Dopo aver specificato ciò si sottolinea che per quanto riguarda acquisti intracomunitari ed extracomunitari non è obbligatorio il processo di fatturazione elettronica. Per quanto concerne gli acquisti interni invece si tratta di un processo facoltativo e non vi è alcun obbligo di inviare l’autofattura al Sistema di Iterscambio.

Quando può essere applicato?

Esistono numerose casistiche all’interno delle quali può essere applicato questo tipo di imposta. In particolare alcune delle più importanti sono: le cessioni imponibili di oro da investimento, cessioni di materiali d’oro e cessioni di prodotti semi lavorati e nel caso di prestazioni di servizi.

Si vuole chiarire che quest’operazione viene introdotta nel 2000 principalmente per evitare frodi così da impedire che chi effettua la cessione di un bene, non debba versare l’imposta di valore aggiunto, ne tanto meno sia costretto a richiederne il rimborso.