Esterometro e monitorazione delle “fatture estere”.

5 Agosto 2019 Lucia Di Noi

Con l’avvento della fatturazione elettronica, l’Agenzia delle entrate dovrà monitorare anche “le fatture estere”. Tra i nuovi adempimenti fiscali per i titolari di partita iva, la Legge di Bilancio 2018, ha comunicato un nuovo adempimento detto Esterometro. Questo risulta essere l’ insieme dei dati relativi a operazioni effettuate con soggetti al di fuori dello Stato.

Questo nuovo obbligo nasce in concomitanza con l’ introduzione, dal primo gennaio 2019, della fatturazione elettronica.

In particolare l’art. 1 della Legge di Bilancio 2018 prevede che:

I soggetti passivi trasmettino telematicamente all’Agenzia delle entrate i dati di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato. La trasmissione telematica è effettuata entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello della data del documento emesso.

I soggetti obbligati e quelli esonerati

Sono obbligati tutti i soggetti Iva residenti o stabiliti in Italia.

I soggetti esonerati sono:

  • i contribuenti “minimi”;
  • i contribuenti con regime forfettario;
  • le associazioni sportive dilettantistiche ed enti non commerciali;
  • produttori agricoli in regime di esonero.

Le operazioni incluse ed escluse

Sono escluse le operazioni:

  • con bolletta doganale;
  • per cui siano emesse o ricevute fatture elettroniche con l’Sdi.

Fatturazione elettronica

Consierando che si tratta di operazioni con soggetti esteri, è irrilevante che alcune operazioni soggette a “esterometro” siano ricomprese nei modelli INTRASTAT.

Infatti, il soggetto che predispone e trasmette il modello Intra non è esonerato dallo spesometro estero.

Si possono escludere invece e cessioni all’ esportazione .

Dati da trasmettere nell’Esterometro

Gli operatori Iva residenti devono trasmettere:

  • dati del cedente/prestatore;
  • i dati del cessionario/committente;
  • la data del documento;
  • la data di registrazione;
  • il numero del documento;
  • la base imponibile;
  • l’aliquota Iva;
  • l’imposta ovvero, la tipologia dell’operazione.

Termini di presentazione dell’Esterometro

Il Provvedimento prevede che la trasmissione debba essere effettuata entro:

  • l’ultimo giorno del mese successivo a quello della data del documento emesso .

Si riepilogano le scadenze previste per il periodo d’imposta 2019.

Esterometro: le sanzioni

In caso di omessa o errata comunicazione dei dati,la sanzione amministrativa applicabile sarà pari a:

  • 2 Euro per ciascuna fattura nel limite di 1.000 euro per ciascun trimestre;
  • 1 Euro per ciascuna fattura omessa o errata, nel limite di 500 euro nel caso in cui la trasmissione venga effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza.

Logistica per e-commerce: Le regole da seguire!

4 Agosto 2019 Lucia Di Noi

Un efficiente logistica per e-commerce passa anche da una corretta impostazione del magazzino.

Ogni commerciante che possiede un e-commerce deve fronteggiare la logistica dello shop online ovvero la gestione degli ordini, le scorte di sicurezza, riordini, l’inventario e molto altro.

Pianificare in anticipo la logistica per e-commerce

Se parliamo di logistica per e-commerce, la prima necessità è avere il giusto livello di scorte quindi analizzare i dati.

Due sono i passi fondamentali:

Controllare gli ordini per singolo prodotto. Identificare picchi e cali della domanda.

Identificare la potenziale crescita e “leggere” il trend.

Livelli di scorte di sicurezza

Bisogna saper impostare i livelli minimi di scorte tenendo sotto stretta sorveglianza i tempi per rimpiazzare un prodotto sotto-scorta e se è possibile sopportare un’ impennata della domanda.

Conservazione delle scorte fuori sede

Con un negozio online si possono avere richieste impegnative in zone geografiche specifiche. In questo caso è consigliabile stringere accordi di stoccaggio e distribuzione con chi si trova vicino ai mercati da raggiungere.

Logistica per e-commerce e software per la gestione magazzino

Oramai sono disponibili programmi di gestione magazzino semplici e intuitivi con cui si può gestire il proprio magazzino con il minimo ammontare di errori.

Rifornire subito un prodotto esaurito

Bisogna sempre rifornirsi tempestivamente ma se ciò non accade:

  • segnala l’esaurimento del prodotto e rassicura sulla sua pronta disponibilità sul tuo sito;
  • ricordarti di riaprire ordini e spedizioni non appena questo torna disponibile.

Controllare il magazzino

Check periodici dell’inventario permettono di controllare che la situazione reale a quella telematica combacino.

Bisogna registrare sempre tutte le movimentazioni del magazzino per evitare errori e incomprensioni.

Tenere informata la clientela

E’ necessario fornire tutti i dati in tempo reale come la ricezione del pagamento, l’ invio della merce e la consegna del prodotto, alla clientela.

Automatizzare la gestione della logistica per e-commerce

Scegliere un gestionale integrato con il tuo e-commerce garantirà una migliore gestione logistica ma anche una più veloce attività amministrativa.

Precisione

Assicurarsi la documentazione di ogni movimento, lo sgombro delle zone di carico e scarico e la continua analisi è un lavoro non poco impegnativo che richiede una certa pignoleria.

Arkosoft e Softshop sono con la Onlus Soleil d’Afrique

1 Agosto 2019 Lucia Di Noi

In questi giorni siamo stati contattati da un associazione di volontariato, la onlus Soleil d’Afrique, che si impegna ad aiutare le popolazioni più povere del Benin. Avevano la necessità di acquistare il nostro software gestionale di magazzino. Tuttavia, a fronte della comprensione del grande lavoro che stanno attuando, abbiamo deciso di regalarglielo. Volevamo, anche noi, fare le nostra parte e donare il nostro piccolo contributo ad un causa importante come questa. Non è facile portare avanti progetti tanto impegnativi e ogni piccolo aiuto è preziosissimo.

La ONLUS soleil d’ Afrique nasce in Italia nel 2007 e costruisce una filiale in Benin nel 2009. Lo scopo che si prefigge questa ONG è quello di dare il massimo supporto possibile alle popolazioni rurali della savana in Benin e nei Paesi limitrofi dell’Africa dell’Ovest. I progetti che stanno portando avanti sono: un ospedale oculistico mobile e un itinerante scuola Agro Alimentare. 

Lo staff è formato dal presidente, Danilo Tonin, un missionario laico aiutato dalla moglie Do Rego Florentine e dalla signora Coffi Claudine. Vengono aiutati nel loro lavoro da 10 persone del posto che operano nelle figure di infermieri, tecnici, autisti e cuochi. Inoltre, ogni due settimane, tre oculisti volontari italiani prestano il loro aiuto per questa ONG.   

Soleil d’Afrique gode di un ottimo rapporto con le istituzioni locali e nel 2014 le è stata conferita “l’Accord de Siège”. Grazie a questo riconoscimento hanno avuto alcune agevolazioni come l’esenzione dall’IVA del Benin, l’esenzione dalle tasse doganali e dalle tasse statali.                                                                   

Il Benin 

        

Il Benin è un paese francofono dell’Africa dell’Ovest. Si affaccia a sud sul Golfo del Benin, dove la costa misura circa 120 km, confina a ovest con il Togo, a est con la Nigeria e a nord con Burkina Faso e Niger. Il Benin, ufficialmente Repubblica del Benin, precedentemente conosciuto con il nome di Dahomey conta ben 11,200,000 abitanti. Il nome Dahomey fu cambiato nel 1975 in Repubblica Popolare del Benin, per la sua neutralità, visto che nel paese convivono più di cinquanta differenti gruppi linguistici e quasi altrettante etnie tra cui i Fons, gli Adjas e gli Yorubas. Il tasso di nascite è del 36%, di morte del 8,21% e il tasso di mortalità infantile è del 55,68%.

Il 45% della popolazione ha meno di 15 anni. La povertà che dilania questi territori costringe i giovani a dei lavori precari e, a volte, a lasciare la propria terra ed emigrare verso l’Europa. L’ospedale centrale, a causa dei prezzi elevati e dello scarso tasso di riuscita delle operazioni, non è adeguato alla situazione vigente nel territorio. Questo è uno dei tanti motivi per il quale è nato il loro “Hopital Italien”.

Le strutture sanitarie del luogo oltre a non essere efficienti, sono lontane, costose e difficili da raggiugere. La soluzione ideata da questa ONG è stata quella di organizzare un l’Ospedale Mobile su Camion e Itinerante per i villaggi della Savana. Questo Ospedale mobile visita e opera coloro che non hanno il denaro necessario per le cure.

Non possiedono una sede ma solo i loro 4 camion , tre dei quali con funzione di sala operatoria.

Onlus Soleil d’Afrique:Ospedale Mobile Oftalmico

 L’ “Hopital Italien Soleil d’Afrique d’Ophtalmologie” ha iniziato la sua missione nel 2012. I quattro camion dispongono rispettivamente di una sala operatoria, un secondo come il primo ma avente anche la funzione di farmacia, un terzo con un macchinario che climatizza il primo camion e un quarto che si occupa delle visite giornaliere.

Precedenti Missioni

Le missioni portane a termine sono state effettuate nei territori del Bohicon, Abomey, N’dali, Azove, Ganvié e a Savalou. La richiesta di aiuto e di cure mediche è ingente ed molte volte non si riesce ad aiutare tutte le persone che ogni giorno si presentano. Le principali operazioni vengono effettuate per la cataratta e le persone aspettano anche tutta la notte per accedere alle cure per primi.

Scuola Agro Alimentare Itinerante

La scuola agro alimentare ha lo scopo di fornire alla popolazione locale la possibilità di ottenere il meglio dai propri terreni. In Benin si raccolgono tra le 1 e le  1,5 tonnellate di mais per ettaro di terreno, mentre in Italia se ne raccolgono tra le 8 e le 10 per ettaro. Il loro impegno sta nell’insegnare le tecniche necessarie al fine di renderà più fertile la loro terra e migliorare, di conseguenza, le loro condizioni di vita.

Onlus Soleil d’Afrique: Missione 2019/20

Nell’agosto 2019 i loro camion lasceranno Abomey-Calavi e partiranno inizialmente per raggiungere altre zone bisognose di aiuto tra cui Phaou, Ouidah, Grand-Popo e infine nel Febbraio 2020 Tori-Bossito e Allada prima di fare ritorno ad Abomey-Calavi. Il camion visiterà i villaggi adiacenti a queste “città”.

Il loro impegno nel portare avanti i loro obiettivi ci ha commosso e ci spinto a dare il nostro contributo. Vi consigliamo di dare un’ occhiata al loro sito https://soleildafrique.jimdo.com/ e informarvi sul loro lavoro. Siamo sicuri che questo aprirà i vostri occhi su una realtà ben diversa dalla nostra.

Fattura accompagnatoria: cos’è e a cosa serve?

29 Luglio 2019 Lucia Di Noi

Cos’ è la fattura accompagnatoria?come si fa? Vediamo insieme le caratteristiche di questo documento a metà strada tra una fattura e un documento di trasporto.

Vediamo innanzitutto quali sono le normative vigenti per ciò che riguarda la fatturazione!

Troviamo tutto nell’art. 21 del D.P.R. 633/1972 che afferma che la fattura va emessa entro le ore 24 dello stesso giorno nel quale viene effettuata l’operazione e inoltre:

  • Quando ci riferiamo a cessioni di beni immobili assume rilevanza il momento della stipulazione del contratto;
  • Per la cessione di beni mobili il momento della consegna o della spedizione è quello significativo;
  • Le prestazioni di servizi hanno come momento saliente il pagamento del corrispettivo.

Nell’ esatto “momento impositivo” scatta l’obbligo di emissione di fattura: documento che certifica l’operazione.

La fattura viene definita immediata quando viene emessa entro le ore 24 del giorno dell’operazione. Il documento deve essere emesso e consegnato o spedita al cliente entro lo stesso giorno.

Per la fattura differita, la si può emettere entro il giorno 15 del mese successivo all’operazione.

In particolare:

  • Quando abbiamo cessioni di beni con consegna o spedizione verificata da un documento di trasporto (D.D.T.) o da altro documento idoneo può essere emessa una sola fattura, recante il dettaglio delle operazioni, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione.
  • Lo stesso vale per prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione.

La fattura accompagnatoria

La fattura accompagnatoria ha, allo stesso tempo, le caratteristiche e gli obblighi di un Documento Di Trasporto DDT e di una fattura immediata. Si emette nel momento in cui vi è una cessione di beni che devono essere trasferiti presso il cliente. Questo genere di fattura non può essere utilizzata per prestazione di servizi.

La fattura accompagnatoria necessita degli elementi obbligatori classici delle due tipologie di documenti (fattura e DDT): gli elementi della normativa IVA con relativi riepiloghi per aliquota e dovrà contenere gli elementi relativi al trasporto.

Giacenza in magazzino: Alcuni punti da tenere a mente

26 Luglio 2019 Lucia Di Noi

Nella gestione aziendale, la giacenza in magazzino costituisce un punto critico da non sottovalutare. Possono esserci ripercussioni sia economiche, che operative e finanziarie.

Giacenza in Magazzino

Calcolare le rimanenze è un dato di fondamentale importanza per la valutazione di un’azienda. Di conseguenza non bisogna mai sottovalutare questo fattore in quanto potrebbe condizionare il rendimento del tuo lavoro.

Generalmente l’inventario viene fatto alla chiusura. Tuttavia le aziende meno organizzate rilevano delle dissonanze tra il conteggio fisico e quello presente nelle registrazioni contabili.

Considerando che la variazione di magazzino e l’utile di esercizio sono in relazione diretta (+10 variazione rimanenze = +10 utile, e viceversa), perdere traccia delle rimanenze significa non poter più monitorare effettivamente redditività e margini aziendali.

Cosa fare per evitare questo tipo di incidenti nella giacenza in magazzino?

Effettuare una stima trimestrale della giacenza in magazzino

La stima può variare in base alla tipologia di attività e alla quantità di articoli. Generalmente le difficoltà che si possono affrontare sono proporzionali al capitale immobilizzato. Detto questo, risulta fondamentale adottare una contabilizzazione particolarmente meticolosa.

Generalmente le dinamiche di entrata e uscita sono ripetitive e usuali ma questo non risparmia, sicuramente, da possibili incovenienti e conseguenze inaspettate.

E’ necessario essere sempre in grado di fare una stima anche solo approssimativa al fine di tenere sotto controllo la validazione dei numeri di conto economico.

Perchè si presentano dati con scostamenti significatifi?

  • sono accaduti fatti sfuggiti alle registrazioni.
  • stime errate in partenza.

Analizzare il valore della giacenza in magazzino

Avendo una considerevole gamma di prodotti, solo il 20% di questi costituiscono il 70%-80% del valore totale.

In effetti, il valore non è omogeneo e ben distribuito.Non è quindi necessario controllare tutte le giacenze ma possiamo dedicarci, in partcolare, a quel 20% di articoli che costituiscono la maggior parte del valore.

Semplificare è la parola chiave in queste circostanze e soprattutto quando il magazzino ha esigenze di gestione impegnative, in quanto grande e articolato.

Le scorte

La gestione delle scorte è la dinamica con cui formano le nostre rimanenze . Per questo bisogna sempre controllarla.

Con questa logica non ci saranno situazioni di sovraccarico o sottocarico del magazzino. Bisogna programmare costantemente entrate e uscite.

  • Il magazzino non deve contenere troppa merce ferma. Piuttosto dovrebbe essere preferibile svendere in modo da eliminare quei prodotti che non girano.
  • Le scorte aumentano nel momento in cui si registrano dei cali nelle vendite.

Coinvolgere gli operativi

Tutte queste dinamiche non possono essere gestite da una singola persona .Di conseguenza, è necessario coinvolgere tutti i soggetti dell’azienda.

È importante condividere le logiche di approvvigionamento con l’ufficio acquisti o con chi si dei fornitori.

Lo stesso vale per gli addetti. Le informazioni devono essere disponibili per tutti.

Report semplici e bilanci intuitivi

In particolar modo è indispensabile analizzare le rimanenze dettagliatamente. Utilizzare report direzionali, che aiutino l’imprenditore e i suoi collaboratori.

Per questo, il linguaggio deve essere semplice e diretto, per consentire a tutti di capire.

I prospetti di conto in cui appaiono rimanenze finali e iniziali in sezioni contrapposte sono poco pratiche.Nel Conto Economico sono importanti le variazioni ovvero la somma algebrica delle rimanenze del magazzino. Inserire i totali di rimanenza iniziale e finale distorce i totali e crea confusione.

Per concludere…

Questi punti possono si essere utili ma poi ovviamente sta alla singola azisenda trovare il proprio equilibrio nella gestione.La cosa importante da tenere a mente è la precisione.

Cedolare secca:legge di Bilancio 2019

25 Luglio 2019 Lucia Di Noi

Una delle novità maggiormente rilevanti della legge di Bilancio 2019 riguarda la cedolare secca.

Nella Legge di Bilancio 2019 (Legge n. 145/2018) troviamo l’estensione della sua applicazione al reddito derivante dalla locazione di alcune tipologie di immobili commerciali.

Cos’è e come funziona la cedolare secca?

Il suo regime concerne l’ imposta dei redditi derivanti dalla locazione di fabbricati e prevede l’applicazione di una tassazione sui redditi da locazione sostitutiva di:

  • IRPEF,
  • addizionali,
  • imposte di bollo e di registro

Possono accedervi solo le persone fisiche che percepiscono redditi immobiliari che derivano da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo.

I requisiti sono:

  • Locazione ad uso abitativo;
  • Unità immobiliare accatastata nel gruppo A .

Le aliquote della cedolare secca sugli affitti pari al 21% o al 10%. In quest’ultimo caso la si può applicare solo per:

  • I contratti a canone concordato in Comuni con mancanza di soluzioni abitative;
  • contratti d’affitto per studenti universitari;
  • nei Comuni soggetti a calamità naturali.

La cedolare secca consente, oltre all ’applicazione dell’imposta sostitutiva del 21% (o del 10%) anche l’esonero dal versamento dell’imposta di bollo o di registro.

L’art. 1, comma 59 dispone che Il canone di locazione relativo ai contratti stipulati nell’anno 2019, aventi ad oggetto unità immobiliari C/1, di superficie fino a 600 metri quadrati, può essere assoggettato al regime della cedolare secca con l’aliquota del 21%.

  • Tale regime non è applicabile ai contratti del 2019, nel momento in cui alla data del 15 ottobre 2018 risulti in corso un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile.

Soggettivamente i nuovi contratti di locazione commerciale (categoria C/1) possono essere stipulati:

  • dal locatore, persona fisica che opera come “privato” ;
  • il locatario (diversamente per la cedolare secca degli immobili abitativi).

Oggettivamente invece si può applicare la cedolare secca “commerciale” ai redditi derivanti da contratti di locazione relativi ad unità immobiliari:

  • Categoria catastale C/1 (negozi e botteghe), quindi escluse le altre categorie relative ad immobili strumentali (A/10), (D) o (C/3).
  • Con superficie fino a 600 mq.

Da un punto di vista temporale si prevede che:

  • La “nuova” cedolare secca si applica solo ai contratti di locazione stipulati nel 2019;
  • Il nuovo regime non è applicabile ai contratti del 2019, qualora alla data del 15.10.2018 risulti in corso un contratto non scaduto.

Conseguentemente l’applicazione è possibile soltanto durante la stipulazione di un nuovo contratto nel 2019 a seguito della scadenza naturale alla data del 15.10.2018.

Per aliquota e base imponibile si può applicare esclusivamente l’aliquota del 21% sull ’intero canone di locazione relativo a contratti del 2019.

Prima nota: cos’è e in che modo redigerla

24 Luglio 2019 Lucia Di Noi

La prima nota cassa è un registro delle entrate e delle uscite della nostra cassa. Necessaria al fine di controllare e ordinare i movimenti con i contanti di una qualsiasi attività.

Si può utilizzare la prima nota anche per registrare dei movimenti bancari. Questi andranno poi confrontati con il saldo in banca per verificare che la somma sia corretta. In caso di registrazione dei movimenti bancari, si parla semplicemente di prima nota.

Controllare spese e contanti è necessario al fine di prevenire l ‘insorgere di cattive soprese. Oltretutto è utile per tenere traccia della propria contabilità. Buona norma è una consegna periodica della prima nota al proprio commercialista.

Come si fa ?

Questo documento è composto da una tabella avente per ogni riga un’operazione di entrata o uscita. Le informazioni da inserire sono le seguenti:

  • data dell’operazione
  • descrizione
  • importo
  • nella colonna uscite se si tratta di una spesa
  • nella colonna entrate se si tratta di un’entrata
  • riferimento del documento fiscale come nr. di scontrino o fattura
  • il saldo della cassa dopo l’operazione

Quando devo redigerla?

  • per l’incasso di un corrispettivo relativo all’ emissione di una ricevuta
  • con il pagamento e/o la ricevuta di una fattura di acquisto
  • per bolli, affitti
  • per il versamento di contanti in banca
  • quando devi prelevare contanti (in banca o allo sportello bancomat)

Bisogna registrare tutte le operazioni bancarie o con la carta di credito quando si ha la necessità di fare una prima nota generica.

Quali sono gli strumenti per redigere la prima nota?

Lo strumento più semplice è un blocco di fogli con la tabella prestampata. E’ ovvio il calcolo del saldo dovrà avvenire, poi, con la calcolatrice.

Si potrebbe, in alternativa, utilizzare un foglio di calcolo con il software Excel, nel quale si possono sommare le entrate, sommare le uscite e aggiornare il saldo totale.

Modello A1 INPS: Cosa è?Quali sono le caratteristiche?

19 Luglio 2019 Lucia Di Noi

Il documento portatile modello A1 INPS sarà presto telematico. Dal 1° settembre 2019, i datori di lavoro potranno richiederlo online sul sito dell’INPS. Fino al 31 agosto 2019, sarà possibile inviare le domande sia con le modalità classiche, sia tramite il canale telematico. La nuova procedura sarà disponibile all’interno del servizio “Portale delle Agevolazioni (ex-DiResCo)”. Occorre effettuare l’autenticazione, selezionare il modulo “Distacchi” e l’opzione “Inserimento domanda”.

Modello A1 INPS: cos’è e a cosa serve?

Il documento “modello A1”, certifica l’assicurazione del lavoratore, detto “distaccato”,fini previdenziali:

nel paese UE in cui ha sede l’impresa.

Il rilascio del certificato A1 avviene nel momento in cui le condizioni per il distacco previste risultino soddisfatte.

L’ipotesi del distacco avviene quando il datore di lavoro trasferisce il lavoratore in un altro paese dell’Unione Europea per un periodo massimo di 24 mesi. Inoltre:

Quando si parla di lavoratore dipendente, è il datore di lavoro a dover effettuare la richiesta. Questo cambio quando il lavoratore è autonomo e, di conseguenza, dovrà effettuare autonomamente la richiesta.

Documento modello A1 INPS: in quali nazioni viene applicato?

Il rilascio di questo documento è necessario al fine di certificare la legislazione di sicurezza sociale applicabile al lavoratore, quando lo stesso svolga un’attività lavorativa in uno o più Stati che applicano la regolamentazione comunitaria.

La normativa si applica quindi:

  • agli Stati membri dell’Unione europea e Dipartimenti d’oltremare (isole di Reunion, Mayotte, Guyana francese, isole ricomprese nell’arcipelago delle Piccole Antille: Martinica, Guadalupa e l’isola di Saint Martin), Regno Unito (Gran Bretagna e Irlanda del Nord compresa Gibilterra), Portogallo comprese le isole Azzorre e di Madera, Spagna comprese le isole Canarie, Ceuta e Melilla e tutti gli altri;
  • agli Stati SEE (Islanda, Liechtenstein e Norvegia)
  • infine alla Svizzera

Chi deve considerarlo?

La trasmissione telematica riguarda la presentazione delle richieste di rilascio del documento dai datori di lavoro, per le seguenti richieste:

  • lavoratore marittimo ;
  • lavoratore subordinato distaccato ;
  • accordo in deroga per distacco lavoratore dipendente .

Dal 1° settembre 2019, le domande di rilascio del documento devono essere presentate all’INPS esclusivamente in via telematica. L’invio deve avvenire in questo modo:

“Tutti i servizi”, digitare “Servizi per le aziende e consulenti” e accedere al “Portale delle Agevolazioni (exDiResCo)”, dopodiché cliccare su “Distacchi” (Procedura per la richiesta della certificazione A1 in applicazione della normativa UE).

Smart working: In cosa consiste e come funziona

18 Luglio 2019 Lucia Di Noi

Lo smart working è la nuova frontiera frontiera del lavoro che permette di stabilire l’ equilibrio più adatto tra vita privata, sociale e lavorativa del dipendente.

Smart working significa “lavoro intelligente” e permtte al lavoratore di collaborare come e quando preferisce. Solitamente consiste nella possibilità di lavorare da casa o da dove ci trova meglio.

Due sono gli obietti dello smart working:

  • A favore del lavoratore, che concilia meglio vita lavorativa e personale;
  • A favore dell’impresa, che riduce costi di produzione e spese di affitto aumentando la produttività.


La legge, definisce lo smart working come una modalità di svolgimento del lavoro subordinato dove le parti si accordano in modo tale che la prestazione lavorativa sia svolta in parte all’ esterno dell’azienda e in parte all’ interno, senza vincoli di orari.
Queste disposizioni si applicano anche si lavoratori subordinati, assunti a tempo determinato o indeterminato, part time o full time.
Il dipendente gestisce le proprie ore lavorative, rispettando comunque le ore contrattuali.
Il rapporto di lavoro può essere a tempo determinato o indeterminato (art. 19). Se il contratto è a tempo indeterminato, bisogna rispettare
il termine di preavviso di trenta giorni per il licenziamento.
Inoltre la retribuzione deve essere uguale a quella dei lavoratori in azienda.

Il datore di lavoro deve pagare il contributo INAIL anche per il lavoratore in smart working. Il dipendente è assicurato contro i possibili infortuni durante il tragitto di andata e ritorno da casa al luogo dove lavora.

L’azienda che assume un dipendente in smart working, ogni anno deve consegnare un’informativa sulle modalità di lavoro ed i rischi connessi.

Il regolamento prevede:

  • Le linee guida dello smart working;
  • L’ attivazione dello smart working;
  • I rischi;
  • L’alternanza lavoro;
  • Modalità di controllo;
  • I dispositivi tecnologici;
  • La sicurezza;
  • Gli inadempimenti del dipendente;
  • Il recesso;

Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi?


Per il lavoratore

  • Possibilità di gestire l’orario lavorativo;
  • flessibilità;
  • gestire la pause;
  • meno stress;
  • Aumento dell’efficienza ;
  • Risparmio dei costi di trasporto.

Per il lavoratore ci sono alcuni svantaggi:

  • Nessun confronto diretto;
  • Lasciare che il lavoro si amalgami troppo con la vita personale.

Per l’azienda?

  • Abbattimento dei costi;
  • Aumento della produttività del lavoratore;
  • Un lavoratore più produttivo.


Non sembrerebbero esserci svantaggi per l’azienda e dopotutto ci sono molti lavori che non hanno bisogno di un immediato controllo di un supervisore a cui comunque si può ovviare tramite i moderni sistemi informatici.

Pubblica amministrazione e smart working

Il pubblico impiego è interessato smart working: la Direttiva 3/2017 del Presidente del Consiglio dei Ministri pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 165/2017, prevede la concessione di questa modalità di lavoro ad almeno il 10% dei dipendenti pubblici richiedenti.

Secondo la direttiva gli enti dovranno:

  • Fissare obiettivi annuali ;
  • Sperimentare nuove tempistiche delle attività;
  • Responsabilizzare i dipendenti;
  • Riprogettare gli spazi di lavoro;
  • Dare la possibilità di conciliare vita e lavoro.

Lo svolgimento di smart working può essere richiesto o si può essere direttamente assunti con questa modalità. L’accettazione da parte dell’azienda deve avvenire per iscritto ed espletare tutte gli aspetti in gioco:

  • L’orario di lavoro;
  • La cadenza di programmazione dell’attività;
  • Le fasce orarie di disponibilità;
  • La retribuzione;
  • I dispositivi tecnologici assegnati;
  • I controlli e le norme disciplinari;
  • La tutela e la sicurezza.

Siamo già nel futuro del lavoro?

Lo smart working è il modo in cui lavoreremo nel futuro ed è una modalità di lavoro dipendente, svolto tipicamente da casa. La legge 81 del maggio 2017 fornisce un quadro normativa ad un fenomeno in netto sviluppo per via contrattuale soprattutto nelle grandi aziende. Lo smart work ha avuto successo come riforma perché rifletteva le tendenze economiche del tempo.

Negli accordi aziendali sullo smart work oltre a rendere più semplice conciliare vita e lavoro, permette di valorizzare le nuove tecnologie e l’informatica. Questo appare piuttosto ovvio, in particolare, se pensiamo agli spazi ristretti delle nostre città dove anche lo spazio più piccolo costa caro.

Come incentivare il lavoro agile?. In Italia l’orario di lavoro è calato del 10% negli ultimi 30 anni per effetto della contrattazione, non della legge. Alcuni paesi hanno optato per una riduzione dell’’orario per legge commettendo un costoso errore dato che poi si ritrovano a dover compensare le ore in meno. In Italia potrebbe presentarsi una situazione analoga con l’ introduzione del salario minimo o la riduzione dell’orario lavorativo per decreto. Questo causerebbe la morte dello smart work che invece vive grazie ai contratti.

L’innovazione dell’organizzazione concertata in azienda creerebbe nuovi posti di lavoro.

Ritenuta d’acconto: Caratteristiche e quando applicarla

17 Luglio 2019 Lucia Di Noi

Parlare di fisco e tasse non è mai un momento particolarmente piacevole. Questo è dovuto all’oscurità della materia e dei suoi termini. Tuttavia è indispensabile conoscerli ed uno tra i più discussi è la ritenuta d’acconto. Non sembra mai veramente chiaro, quando questa si applichi e come si esegua il calcolo della ritenuta d’acconto.

In questo articolo, troverai che cos’è la ritenuta d’acconto, quando si applica e come si calcola.

Che cosa è la ritenuta d’acconto e quando si applica

Si tratta di una percentuale sulle somme corrisposte per una prestazione lavorativa, che viene trattenuta dal datore di lavoro. Questa percentuale è versata nelle casse dello Stato per conto del lavoratore, detto percipiente, dal datore che, invece, prende il nome di sostituto d’imposta.

Redditi sottoposti a ritenuta d’acconto

La ritenuta si applica a tutti i compensi di lavoro che hanno queste caratteristiche:

  • prestazioni di lavoro autonomo e occasionali;
  • prestazioni di lavoro rese a terzi o nell’ interesse di terzi;
  • sugli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione;
  • sui redditi derivanti dalla cessione dei diritti d’autore;
  • sui diritti derivanti da opere di ingegno, ceduti da persone fisiche non imprenditori o professionisti che le hanno acquistate.

Sono da escludere, invece tutti i compensi che inferiori a 25,82 euro, purché non si tratti di acconti il cui corrispettivo risulta superiore a tale somma. Allo stesso modo, sono da escludere i compensi corrisposti da enti pubblici ed enti privati, non aventi come oggetto principale l’esercizio di attività commerciali.

Importi su cui si applica la ritenuta d’acconto

Innanzitutto,rientrano nella base imponibile retribuzione professionali ma anche:

  • rimborsi per le spese di viaggio, vitto e alloggio;
  • tutte le spese documentate anticipate dal professionista e rimborsate dal datore di lavoro;
  • contributo Inps addebitato al cliente (4%).

Non rientrano, nella base imponibile:

  • contributi previdenziali e assistenziali ;
  • contributi per la cassa nazionale degli ordini professionali;
  • rimborsi spese anticipate non documentate in maniera analitica.

Le aliquote

Non tutti i redditi e non tutti i soggetti sono sottoposti alla stessa aliquota . Per i redditi derivanti da lavoro autonomo,in italia, si effettua una ritenuta d’acconto pari al 20%. Se invece la prestazione è stata eseguita da un soggetto non residente in Italia, allora il titolo di imposta sarà pari al 30% della somma corrisposta.

Rientrano fra le somme che contribuiscono alla formazione della base imponibile, per il calcolo della ritenuta d’acconto:

  • compensi professionali;
  • rimborsi a piè di lista per le spese di viaggio, vitto e alloggio;
  • spese documentate anticipate dal professionista e rimborsate dal committente;

Non concorrono alla base imponibile:

  • contributi previdenziali previsti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde;
  • eventuale addebito per la cassa nazionale dell’ordine professionale;
  • compensi ricevuti a titolo di rimborso.

Quando e come si versa una ritenuta d’acconto

Entro il 16 del mese successivo al pagamento della prestazione lavorativa, il datore di lavoro è tenuto al versamento della ritenuta d’acconto. Nel caso ci si ritrovasse in un giorno festivo (compreso il sabato), allora il versamento potrà avvenire nel primo giorno lavorativo.

Per il versamento della ritenuta, si dovrà utilizzare il Modello F24 dell’Agenzia delle Entrate, solo telematicamente per i sostituti di imposta titolari di Partita Iva, utilizzando il codice tributo 1040.

Avvenuto il versamento, il soggetto dovrà certificarlo. Nella certificazione ci dovrà essere l’ammontare delle somme corrisposte; l’ammontare delle ritenute, delle detrazioni di imposta e dei contributi previdenziali e assistenziali; altri eventuali dati, quali, per esempio, il contributo professionale.

Prestazione occasionale

La ritenuta d’acconto per prestazione occasionale consente al datore di lavoro di pagare un proprio collaboratore, come un professionista dotato di Partita Iva. Tuttavia, il collaboratore in questione non deve rientrare fra coloro i quali sono obbligati ad avere una Partita Iva. In parole povere il suo guadagno annuo deve essere inferiore a 5.000 euro.

Essenziale è la ricevuta in cui dovranno essere riporati i dati del committente e quelli del collaboratore; la data di emissione della ricevuta stessa; la descrizione della prestazione lavorativa; l’importo lordo per la prestazione e l’importo netto, cioè ridotto del 20%.

Il datore di lavoro, procederà alla liquidazione della somma lorda. Al collaboratore, andrà solo la somma netta, mentre il 20% è quanto il committente versa allo Stato come tasse. Tali somme, potranno essere verificate dall’Agenzia delle Entrate.

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