FLAT TAX , NEL 2019 PER POSSESSORI DI PARTITA IVA

29 settembre 2018 admin

Si sente spesso parlare della Flat Tax il nuovo sistema fiscale già in uso in alcune regioni dell’Europa dell’est proposto dal primo ministro Matteo Salvini e portato avanti dal governo Conte. La sua implementazione oramai è alle porte, secondo fonti attendibili e confermato dagli stessi Salvini e Di Maio una prima parte di questa riguardante liberi professionisti, artigiani e piccole imprese verrà attuata nella legge di bilancio 2019. Negli anni seguenti il nuovo sistema di tassazione verrà esteso prima alle aziende e poi alle famiglie.

 

Cos’è la flat tax?

La flat tax è un modello fiscale che prevede la riscossione da parte dello stato di una “tassa piatta” basata su una aliquota bassa e unica per tutti. Quella italiana è leggermente diversa, nel nostro paese infatti si parla di dual flat tax. La nostra costituzione garantisce il principio di progressività del sistema tributario (art 53) ovvero l’aliquota imposta aumenta all’aumentare dell’imponibile. Per questo motivo le aliquote previste dalla flat tax italiana sono due 15% e 20% scaglionate in base al reddito.

Cosa cambia per i possessori di partita iva?

Il modello irpef prevedeva la divisione del reddito in cinque scaglioni così definiti

Scaglioni Aliquota
0 – 15000 euro 23%
15000 – 28000 euro 27%
28000 – 55000 euro 38%
55000 – 75000 euro 41%
Oltre 75000 euro 43%

La flat tax prevede la divisione del reddito in due scaglioni più uno inerente le start up

Scaglioni Aliquota
0 – 65000 euro 15%
65 – 100000 euro 20%
Start up (under 35) 5%

La diminuzione delle imposte fiscali non può che giovare i piccoli imprenditori. Lo scopo di questa manovra è appunto alleggerire il carico fiscale e diminuire allo stesso tempo l’evasione. Nel breve periodo questo tipo di tassazione porta incassi minori allo stato che dovrà effettuare dei tagli economici in alcuni servizi. Nel lungo periodo invece la manovra prevede una situazione positiva con un’aumento del patrimonio statale.

Pro e contro

La scelta dell’adozione di questo modello tributario ha portato i cittadini a chiedersi quali siano i vantaggi e gli svantaggi di avere un’unica aliquota fissa. Come al solito l’Italia è divisa tra chi sostiene questa manovra e chi invece pensa sia un flop.

Pro

Le piccole imprese, gli artigiani, i liberi professionisti e tutti coloro che creano ricchezza o lavoro avvertiranno un peso fiscale più piccolo, sentendosi quindi più motivati ad intraprendere nuove attività e continuare quelle in corso.

Tutte le aliquote saranno più basse di quelle attuali, ciò comporta una diminuzione delle tasse.

Le imposte fisse permettono chiarezza, ogni contribuente sarà in grado quindi di redigere la propria dichiarazione dei rediti con semplicità

L’evasione fiscale tenderà a diminuire perché le tasse saranno più basse e più persone saranno disposte a pagarle.

Chi riceve una busta paga vedrà accreditato l’imposto lordo garantendo così a chi ha un patrimonio più basso di avere tutta la liquidità disponibile e di pagare le tasse in base al proprio stato patrimoniale.

Le aziende non si preoccuperanno più di pagare le tasse per i propri dipendenti alleggerendo così il carico legale e amministrativo delle stesse.

Riassestamento dell’economia statale a lungo termine.

Contro

Drastica diminuzione delle entrate nella tesoreria statale con conseguenti manovre di tagli per far fronte alla diminuzione di incassi.

Perdita delle detrazioni personali in base alle caratteristiche della famiglia es.: nessuna detrazione in base al numero di figli.

Addio stipendi pagati in contanti: nel 2018 solo pagamenti tracciabili

28 agosto 2018 admin

Dal 1° Luglio 2018, attraverso il Comma 910 dell’art. 1 della Legge di Bilancio, i pagamenti in contanti degli stipendi sono stati vietati. Per evitare di incorrere in sanzioni, i datori di lavoro devono, quindi , effettuare il pagamento tramite mezzi tracciabili. Vi riportiamo di seguito quanto specificato nel Comma 910.

A far data dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro o committenti corrispondono ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi:

a) bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;

b) strumenti di pagamento elettronico;

c) pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;

d) emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.

L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni”.

Pertanto, la legge indica degli specifici metodi di pagamento delle retribuzioni, ivi compreso gli acconti degli stipendi, con l’avvertenza poi chiarita dall’Ispettorato del lavoro nella nota protocollo n. 4538 del 2018, che un qualsiasi strumento di pagamento delle retribuzioni diverso da quelli di cui sopra, comporta l’irrogazione della sanzione.

Secondo quanto riportato nel Comma 911, i datori di lavoro o committenti non possono corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato.

La legge estende il divieto a qualsiasi tipo di pagamento, anche se si parla di acconto e se si tratta anche solo di 1 euro da corrispondere.

Il comma 912 della Legge di Bilancio 2018 fornisce una precisa indicazione di quali sono i rapporti di lavoro ai quali si applica la normativa e quindi per quali buste paga o retribuzioni vige dal 1 luglio 2018 l’obbligo di pagamento degli stipendi con strumenti tracciabili tramite banca o posta, ed il conseguente divieto di pagamento degli stipendi in contanti.

“Per rapporto di lavoro, ai fini del comma 910, si intende ogni rapporto di lavoro subordinato di cui all’articolo 2094 del codice civile, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonché ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142″.

E’ vietato, quindi, il pagamento degli stipendi in contanti, nei confronti dei seguenti rapporti di lavoro:

contratto di lavoro a tempo indeterminato;
contratto di lavoro a tempo determinato o contratto a termine, anche part-time:
contratto di lavoro a tempo parziale o part-time;
contratto di apprendistato;
collaborazione coordinate e continuative o cococo;
lavoro intermittente o accessorio o a chiamata;
contratti di lavoro con soci di cooperative;
e qualsiasi rapporto di lavoro subordinato.

Secondo il Comma 913, le disposizioni di cui ai commi 910 e 911 non si applicano ai rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, a quelli di cui alla legge 2 aprile 1958, n. 339, né a quelli comunque rientranti nell’ambito di
applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati
dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Al datore di
lavoro o committente che viola l’obbligo di cui al comma 910 si applica la sanzione amministrativa
pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro.

L’INL riporta il seguente esempio:

“qualora la violazione si sia protratta per tre mensilità in relazione a due lavoratori, la sanzione calcolata ai sensi dell’art. 16 della L. n. 689/1981 sarà pari a: euro 1666,66×3 = euro 5.000. Per quanto sopra chiarito, il medesimo importo sarà così calcolato qualora, per lo stesso periodo (tre mensilità), i lavoratori interessati dalla violazione siano in numero minore o maggiore.”

Nel Comma 914, invece, viene specificato che, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo stipula con le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative a livello nazionale, con l’Associazione bancaria italiana e con la società Poste italiane Spa una convenzione
con la quale sono individuati gli strumenti di comunicazione idonei a promuovere la conoscenza e
la corretta attuazione delle disposizioni di cui ai commi 910, 911 e 912. Gli obblighi di cui ai
commi 910, 911 e 912 e le relative sanzioni si applicano a decorrere dal centottantesimo giorno
successivo alla data di entrata in vigore della presente legge. La Presidenza del Consiglio dei
ministri, in collaborazione con il Ministero dell’economia e delle finanze, predispone campagne
informative, avvalendosi dei principali mezzi di comunicazione, nonché degli organi di
comunicazione e di stampa e di soggetti privati. Ai fini dell’attuazione delle disposizioni di cui al
presente comma, è autorizzata la spesa di 100.000 euro per l’anno 2018.

 

 

Cosa è un Business Plan: un modello da personalizzare

22 agosto 2018 admin

Un Business Plan è il documento che riporta un progetto imprenditoriale, cioè l’idea di come fare business. Si utilizza sia per la pianificazione e gestione aziendale che per la ricerca esterna di potenziali finanziatori o investitori.

La redazione di un business plan parte col prefissare un obiettivo. Si cerca quindi di capire la formula imprenditoriale che si intende assumere e il perché essa dovrà avere successo. Se il business plan viene redatto per aziende già esistenti, che vogliono richiedere finanziamenti, allora bisogna anche tenere conto dello stato di salute dell’azienda, insieme alla sua redditività e alla capacità di generare flussi di cassa adeguati.
Il Business Plan viene suddiviso nelle seguenti parti:

  1. descrizione generale dell’idea: sintesi che permette di conoscere gli aspetti fondamentali del business plan i cui dettagli vengono rinviati nella trattazione successiva;
  2. descrizione del prodotto o servizio: in questa parte occorre indicare in maniera chiara quale è l’attività che si intende portare avanti o quali nuovi prodotti/servizi si intendono proporre;
  3. mercato di riferimento: qui generalmente si descrive il mercato di riferimento sia a livello generale che a livello locale, indicandone le caratteristiche ed evidenziando quelle che alle quali il prodotto/servizio si adatta;
  4. organizzazione: in questa parte si definisce come l’azienda deve funzionare a tutti i livelli soprattutto per ciò che concerne le risorse umane necessarie e la dotazione di attrezzature/macchinari;
  5. conto economico e finanziario: questo prospetto definisce in maniera chiara gli aspetti economici (costi e ricavi) relativi al business plan e quelli finanziari (entrate e uscite), con particolare attenzione alla dotazione di capitali necessaria per l’avvio e la gestione del progetto.

La sua preparazione dovrà permettere:

  • all’imprenditore di valutare la validità della sua idea;
  • ai finanziatori esterni (rappresentati da istituti di credito, amministrazioni sovranazionali, nazionali e locali) di valutare la validità del progetto;
  • la valutazione del potenziale commerciale ed innovativo del progetto.

Non esiste un modello prestabilito. Nella parte iniziale è necessario effettuare un riassunto per sintetizzare l’iniziativa, gli obiettivi, le strategie, i costi, i finanziamenti richiesti e l’uso che si intende fare degli stessi. Nella prima parte del business plan dovrà essere redatta una presentazione dell’impresa nella quale andranno riportate tutte le informazioni relative alla struttura societaria, all’oggetto sociale, all’organizzazione, al campo di attività e alle sue prospettive future.

Se l’impresa è una realtà già operativa è importante introdurre chi legge il documento alla sua storia (costituzione, modifiche dell’assetto societario, situazione economico finanziaria e tutti gli altri elementi che consentono di fornire un quadro complessivo dell’azienda) riportando ad esempio eventualmente eventi significativi del passato, come la realizzazione di precedenti progetti, i risultati conseguiti, ecc.

Per una nuova attività invece è opportuno riportare gli stadi di sviluppo dell’iniziativa in corso, le fasi che sono state completate, quelle ancora da completare o da avviare.

Il business plan si compone di due parti o macro-aree di lavoro: la parte iniziale, descrittiva (talvolta definita qualitativa), e quella successiva, che contiene i dati economico-finanziari (talvolta definita quantitativa).

La parte descrittiva è indispensabile per introdurre il lettore all’esposizione dei dati che avverrà nella seconda parte del piano, oltre alla presentazione dell’impresa o del progetto e alla trasmissione della visione imprenditoriale sottostante, si compone di quelle analisi e studi necessari per una corretta comprensione del mercato, della concorrenza, del prodotto/servizio offerto e del piano strategico e operativo.

La parte economico-finanziaria comprende molte aree di analisi di investimento e di bilancio. Il fine è quello di fornire uno strumento che consenta di interpretare i dati raccolti nella prima parte del business plan, disponendoli in una serie di prospetti che guidino il lettore nella valutazione del progetto e che siano al contempo gli strumenti per una presentazione professionale e accurata dello studio.

L’analisi del progetto dovrà essere ora completata con l’analisi delle previsioni economico-finanziarie relative al progetto imprenditoriale. In questa sezione si va a verificare quanto la business idea sia conveniente, sia cioè sufficientemente remunerativa rispetto alle altre forme di investimento, e se la nuova attività economica abbia solvibilità patrimoniale, solvibilità finanziaria e redditività economici.

  • Solvibilità patrimoniale: descrive le capacità dell’impresa di assicurare l’equilibrio tra gli impieghi del capitale (investimenti/attività) e le fonti del finanziamento (capitale proprio o di terzi).
  • Solvibilità finanziaria: esprime le propensioni dell’azienda a far fronte in maniera tempestiva e in ogni momento alle proprie obbligazioni finanziarie (pagamento di salari e stipendi ai dipendenti, pagamento delle fatture ai fornitori, pagamento degli interessi passivi ai finanziatori, rimborso dei finanziamenti, remunerazione degli azionisti, ecc.)
  • Redditività economica: illustra la convenienza economica del progetto, ovvero la capacità dell’impresa di generare il reddito necessario a remunerare gli investimenti effettuati dall’imprenditore in modo più conveniente rispetto ad altri tipi di investimento (per esempio l’acquisto di titoli e\o di beni mobili o immobili).

Attraverso tale valutazione l’imprenditore deve: definire i capitali necessari per avviare l’impresa , individuare le fonti di finanziamento, valutare i profitti dei primi anni di vita, valutare la situazione patrimoniale dell’impresa nei suoi primi anni di vita.

La previsione dei ricavi avviene tramite ricerche di mercato convalidate, e analizza il Risk Margin cioè una percentuale grazie alla quale ridurre i rischi futuri. Maggiori sono le incertezze del business più è auspicabile aumentare il margine di rischio.

Aprire una SAS: guida in pillole per la costituzione

10 agosto 2018 admin

La Società in accomandita semplice, comunemente chiamata SAS, è una società di persone commerciale o no, composta da due differenti categorie di soci: il socio accomandatario e il socio accomandante. Il socio accomandatario risponde delle obbligazioni contratte dalla società limitatamente alla quota conferita, mentre il socio accomandante risponde solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali e spesso ad essi è attribuita l’amministrazione, nonché la rappresentanza della società.

La costituzione della SAS, si fa attraverso un atto pubblico o una scrittura privata stipulata di fronte ad notaio,che comporta un atto costitutivo e lo statuto societario. Nell’atto costitutivo saranno presenti: le generalità dei soci, le indicazioni dei soci accomandatari e accomandanti, la sede principale ed eventualmente quelle secondarie, l’ammontare del capitale sociale e i conferimenti dei soci, i criteri di ripartizione di utili e perdite, la durata della società e l’oggetto sociale. Nello Statuto, invece, saranno presenti tutte le regole che regolamentano la società.

La ragione sociale deve contenere accanto all’indicazione del rapporto sociale (s.a.s.), il nome di almeno uno dei soci accomandatari. Le decisioni sono prese tra i soci all’unanimità, a maggioranza o disgiuntamente in ragione del sistema di amministrazione prescelto. Non è previsto nessun organo assembleare.

Dopo aver stipulato, sarà necessario iscrivere la società nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio entro 30 giorni dall’atto. Inoltre sono indispensabili l’apertura della partita IVA, la registrazione dell’atto all’Ufficio del Registro e la vidimazione dei libri contabili.

Tra i costi relativi alla costituzione ritroviamo: le spese notarili, l’iscrizione di tutti i soci alla gestione INPS alla quale pagheranno circa 3.500 euro di contributi fissi fino a 15.500 euro di reddito; superata tale soglia si pagherà, per la differenza, una percentuale di contributi con aliquota di circa il 22% fino ad una soglia di 42.000 euro oltre la quale si pagherà di più, le spese bancarie per l’apertura e la gestione del conto corrente. La costituzione della SAS non richiede un capitale minimo e i soci possono conferire in denaro, in crediti, in beni in natura o attraverso opera propria. Se conferiscono denaro, questo viene versato in un conto corrente intestato alla società.

Per quanto riguarda la gestione della SAS per il regime fiscale, le scritture contabili possono essere redatte in due diversi modi: in contabilità ordinaria, dove è necessario redigere libro giornale, libro inventari, scritture ausiliarie, scritture ausiliarie di magazzino, libri sociali obbligatori; in contabilità semplificata, dove è necessario redigere registro delle somme percepite e delle spese sostenute e i registri IVA.

La SAS è una società che è considerata una via di mezzo tra le società di persone e quelle di capitali, perché il socio accomandante è un “socio di capitale” che si limita ad apportare il capitale ma non partecipa in modo attivo alla gestione dell’impresa la quale è lasciata ai soci accomandatari.

Questo tipo di società viene di solito costituita quando la compagine sociale è differenziata per competenze, disponibilità finanziarie e mansioni da svolgere.

Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi relativi alla costituzione di una SAS? Ve li riportiamo di seguito.

Tra i vantaggi troviamo: i costi di gestione e di avvio ridotti, la responsabilità al solo capitale conferito per gli accomandatari, il capitale sociale minimo non richiesto, il regime sociale contabile in forma semplificata e gli organi sociali non richiesti, l’amministrazione associata ai soli soci accomandanti e il rendiconto senza particolari formalità. Tra gli svantaggi, invece, troviamo: la responsabilità illimitata e solidale dei soci accomandatari, le scelte e i processi decisionali più complessi, i soci e la società sono soggetti al fallimento e la tassazione elevata sui soci in caso di utili elevati.

Una delle cose più importanti da tenere presente nel momento in cui si vuole costituire una Società in Accomandita Semplice (SAS) è la mancanza dell’autonomia patrimoniale: in questo caso, ci si riferisce alla differenza tra il patrimonio della società e il patrimonio dei soci e le conseguenze che si possono verificare in caso di fallimento. Infatti, in caso di fallimento di una Società in Accomandita Semplice i creditori hanno diritto di intaccare il patrimonio personale dei soci.

In caso di insoluti, la SAS può essere sottoposta a procedura fallimentare, che comporta anche il fallimento dei soci accomandatari ma non di quelli accomandanti. La SAS si scioglie quando si verifica una delle cause previste nei patti sociali o dalla legge, come la mancanza di soci accomandatari o accomandanti. I soci devono formalizzare lo scioglimento con apposita decisione e procedere alla nomina di un liquidatore da pubblicare sul registro imprese.

Anche nella fase di liquidazione i soci accomandanti conservano la limitazione della responsabilità per le obbligazioni sociali e, come tale, se i creditori non sono stati soddisfatti nella liquidazione della società possono far valere i propri diritti nei confronti degli accomandanti, limitatamente alla quota di liquidazione da loro percepita. Alla fine delle operazioni di liquidazione, il liquidatore stesso provvederà a cancellare la SAS dal registro.

 

 

Aprire una Snc: guida in pillole

26 luglio 2018 admin

Molte persone fin da piccole hanno il sogno di  diventari imprenditori, di avere una loro attività, di dare lavoro a chi ne ha bisogno e soprattutto di essere liberi e non essere sottoposti ai vincoli e agli obblighi del lavoro dipendente.

Bisogna in ogni caso tenere in considerazione anche il fatto che il sistema del lavoro dipendente e statale , che per decenni ha dominato nel nostro paese, ormai è morto, sia per la crisi economica che per le politiche statali, che stanno notevolmente cambiando ed evolvendo.

Questa tendenza può essere positiva perchè spinge molte persone a rimettersi in gioco, a reinventarsi professionalmente e a cercare nuove soluzioni. Ma allo stesso tempo può essere destabilizzante per chi è legato al lavoro classico e vuole delle sicurezze economiche veloci.

Inoltre molte persone non hanno la possibilità economica per mettersi in proprio, anche se l’aspetto monetario non è di certo l’unico da considerare, nel senso che per intraprendere questa avventura bisogna avere lo spirito giusto e anche le conoscenze giuste, per non rischiare di prendere cantonate.

L’obiettivo di quest’articolo è di presentare una forma societaria, la Snc, e dare ai lettori gli input giusti e le informazioni corrette per capire se è una soluzione valida, cosi come abbiamo fatto nel precedente articolo sulla Srl.

Cosa è la Snc?

Andiamo a vedere nello specifico cos è la Snc. Questo tipo di società di persone si caratterizza per un aspetto, che a volte può essere considerato un limite,  e cioè il fatto che i soci avranno l’obbligo di intervenire con il loro patrimonio personale in caso di debiti, problemi e insolvenze varie.

Questo significa che i creditori, nel caso in cui la società non riesca a pagare quanto deve, possono chiedere i soldi a qualsiasi socio, il quale a sua volta potrà rivalersi sulla società stessa o su qualche altro socio. Però non si deve dimenticare che i creditori, prima di arrivare al punto di toccare il patrimonio personale dei soci , dovrà prima aver agito sul patrimonio della società.

Le Società Snc sono diverse da quelle di capitale in quanto le persone non acquisteranno mai la personalità giuridica: con questa formula a prevalere è sempre l’elemento soggettivo. Infine ricordiamo che le Snc sono obbligate, a differenza di altri tipi di società, a tenere le scritture contabili.

Nei prossimi paragrafi andremo a vedere quali sono le mosse da fare per iniziare e quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa formula societaria.

Cosa fare per iniziare

Ci sono alcuni passi da fare prima di iniziare l’attività con una Snc e bisogna farli bene per evitare di incorrere in ritardi burocratici, scocciature o noie legali.

La prima cosa da sapere è che per costituire una società di persone, è obbligatorio redigere o una scrittura privata, oppure un atto pubblico che devono essere chiaramente autenticati e depositati nel Registro delle Imprese.

Oltre a questo sarà necessario redigere uno statuto e soprattutto indicare i contributi di ogni socio e le norme di ripartizioni degli utili. Successivamente bisognerà richiedere il codice fiscale e il numero di partita iva che dovranno essere inviati entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.

Una volta che lo statuto e l’atto sono pronti si dovrà iscrivere la società al Registro delle Imprese della Camera di Commercio sempre entro i 30 giorni. Nel caso di attività commerciale, l’iscrizione dovrà essere fatta nel registro Esercenti; invece se l’impresa è artigiana bisognerà fare riferimento all’albo degli artigiani.

Infine se serve bisognerà chiedere le autorizzazioni necessarie e fare denuncia al Comune di Residenza di inizio attività.

Cosa deve contenere l’atto di una Snc

Nell’atto pubblico o nella scruittura ci devono essere indicate: a) sede principale e secondaria; b) oggetto sociale; c) durata della società; d) ragione sociale; e) prestazione obbligatorie e quota partecipativa di ogni socio; f) nome, cognome, domicilio e cittadinanza, data di nascita e luogo sempre di ogni socio.

Quali sono i pro e i contro di una Snc

Come ogni tipo di società anche la Snc ha i suoi vantaggi e i svantaggi, che bisognerà analizzare con grande attenzione prima di decidere se iniziare questa avventura oppure optare per un’altra soluzione.

Per quanto riguarda i vantaggi innanzitutto che la Snc non deve avere nessun capitale sociale minimo e questo fattore non è da sottovalutare, perchè non è scontato avere una disponibilità economica elevata, specialmente all’inizio di un’attività.

A proposito di soldi,  un altro vantaggio è che le spese di gestione e di costituzione della Snc sono veramente irrisorie, specialmente se paragonate ad altre formule societarie.  Infine, dal punto di vista contabile e formale,  la Snc è abbastanza facile da gestire.

Per quanto riguarda gli svantaggi c è invece da dire che, come abbiamo detto nei paragrafi precedenti, aprire una Snc impone un grande senso di responsabilità, perchè in caso di debiti può essere toccato il proprio patrimonio personale!

Aprire una Srl:guida in pillole

21 luglio 2018 admin

In un mondo del lavoro italiano sempre più contorto e complicato specialmente per i giovani, le persone più intraprendenti cercano nuove soluzioni per reinventarsi e per uscire fuori dai meccanismi sempre più perversi, che il mondo del lavoro dipendente e statale ormai propone.

Quindi molte persone, giovani e meno giovani, prendono alcune volte l’importante decisione di mettersi in proprio e di diventare imprenditori e padroni di se stessi. Non è una decisione facile e anzi c è bisogno di molto coraggio, specialmente in Italia, dove le politiche governative non sono mai state molto favorevoli per i liberi professionisti.

Risulta molto importante, prima di iniziare questa avventura, informarsi bene sulle diverse forme societarie, sui pro e i contro e soprattutto su quali sono gli step da effettuare, per essere in regola da tutti i punti di vista.

In questo articolo ci occuperemo della forma societaria Srl, di cosa è e di cosa fare per iniziare questo percorso, sicuramente complicato, ma che può dare tante soddisfazioni. Occorre però analizzare bene tutti gli aspetti: la gestione amministrativa, economica e finanziaria.

Un elemento importante è sicuramente collegato alla scelta delle persone che dovranno, con le loro competenze, guidare l’imprenditore verso la nuova avventura.Infatti chi si affiderà a avvocati, notai o commercialisti incompetenti o poco onesti, pagherà le conseguenze in termini di complicazioni e disagi nel breve e medio termine.

Srl: cos è?

Innanzitutto l’acronimo Srl significa Società a responsabilità limitata. Questo tipo di società di capitali  risponde alle obbligazioni sociali con il suo patrimonio. In questa formula i soci possono usufruire della forma di responsabilità limitata.

Il capitale minimo per avviare una Srl è di 10mila euro, ma si stanno studiando alcune formule con capitale sociale a 1 euro. Un aspetto importante da conoscere è che questa società è obbligata a rispondere ai doveri fiscali e finanziari, solo con il capitale e i soldi messi a disposizione da tutti i soci, al momento della costituzione della società stessa.

In una Srl è presente un consiglio di amministrazione che può essere formato anche da degli individui esterni a quella società. Esso ha il compito di redigere e controllare il bilancio societario e cioè lo stato patrimoniale e la parte economica.

Poi c è anche l’assemblea dei soci, che svolge compiti fondamentali come ratificare il bilancio, nominare e decidere il presidente del collegio sindacale e gli amministratori,  liquidare la società e modificare l’atto costituitivo.

Infine abbiamo il collegio sindacale, che deve vigilare sulle varie attività della società, ma è obbligatorio solo se il capitale è superiore a 120 mila euro.

I costi di apertura della Srl

Prima di imbarcarsi in questa avventura bisogna anche calcolare i costi iniziali, fissi e obbligatori. Ovviamente chi decide di aprire una Srl avrà a disposizione un capitale, però conoscere le spese fisse può essere utile per organizzarsi in tempo.

Innanzitutto bisogna pagare circa 365 euro per la denuncia di inizio attività e per i diritti di segreteria. Inoltre un’altra spesa significativa è sicuramente la tassa di gestione governativa, che ammonta a circa 310 euro; ci sono anche da considerare i costi di vidimazione dei libri sociali e per la precisione 41 euro ogni 100 pagine.

Oltre ad altre piccole spese come la PEC, non si deve dimenticare che c è un onorario per il notaio da pagare e che non è indifferente, visto che si parla di circa 1400 euro.

Infine ricordiamo che nel momento della costituzione della società, sarà necessario versare all’amministratore tutto il capitale e che può variare dai 10 ai 120 mila euro.

Quindi è bene fare i conti per non trovarsi spiazzati nel momento in cui bisogna provvedere al pagamento di queste spese obbligatorie.

Step apertura Srl

Vediamo quali sono  i passi da fare per procedere all’apertura di una società Srl.  Innanzitutto la società Srl si costituisce con atto notarile.

Intanto non bisogna dimenticare che entro 20 giorni dall’atto costituitivo dell’assetto societario sarà obbligatorio iscriversi al Registro delle Imprese e poi la società potrà iniziare la sua attività.

Altri step da compiere:a) decidere oggetto sociale e norme che regolano la società in questione; b) definire l’assetto societario; c)stabilire e versare il capitale stabilito per la società; d)assegnare il ruolo di amministratore della società Srl.

Vantaggi e svantaggi Srl

Il vantaggio principale di questa formula societaria è legato alla mancanza di rischio per i soldi personali dei soci della Srl. Quindi se la società dovesse avere problemi economici, sarà intaccata la disponibilità finanziaria societaria, ma il patrimonio individuale non è a rischio.

Inoltre c è la possibilità di suddividere il capitale da mettere a disposizione per la società, tra i vari soci, tenendo ovviamente conto delle diverse quote. Gli svantaggi hanno a che fare con i costi maggiori, rispetto alla ditta individuale, nella costituizione e nella gestione ordinaria.

Gli svantaggi più rilevanti sono legati alla burocrazia. Per esempio la società Srl non può contare sulla contabilità semplificata e oltre un limite di capitale, scattano i controlli legali.

 

Sito Web Multilingua: Soluzioni Business e Vantaggi Commerciali

17 luglio 2018 admin

Oggi giorno sempre più aziende avvertono la necessità di espandersi anche in territori esteri. Per questo motivo molto spesso bisogna ricorrere alla creazione di un sito web multilingua, in grado di rappresentare il trampolino di lancio oltre i confini nazionali e di comunicare al meglio l’offerta di servizi e prodotti aziendali, senza trascurare l’aspetto più importante: la localizzazione, cioè l’inserimento del proprio portale all’interno di una determinata area del web.

La traduzione e localizzazione di un sito Web è un’operazione particolarmente delicata e complessa, che coinvolge professionalità diverse e necessita di una valida esperienza nel coordinamento delle fasi di lavoro. Non è infatti sufficiente la semplice conversione del testo nella lingua di destinazione, ma il successo di un sito Web tradotto in una lingua diversa da quella originaria dipende da più fattori:

  • I contenuti devono essere adattati al sistema linguistico e culturale della lingua di destinazione;
  • Il tono della comunicazione deve essere adeguato agli standard tecnici, ai requisiti stilistici, alle aspettative ed alle richieste del mercato di destinazione;
  • Le componenti grafiche devono anch’esse subire le necessarie trasformazioni ed adeguamenti linguistici, culturali e di comunicazione;.
  • Le eventuali componenti di scripting (Javascript, Php, Perl, Asp, database, ecc.) devono essere adattate ed armonizzate con il prodotto risultante;
  • La formattazione delle pagine deve tener conto, compatibilmente con la struttura grafica originaria, delle esigenze di posizionamento sui motori di ricerca e directory;
  • E’ necessario condurre attente ricerche sul mercato locale, che potrebbero evidenziare la necessità di utilizzare un dominio locale per un posizionamento ottimale sui motori di ricerca.

La localizzazione dei siti web deve essere svolta da un’azienda che offra dei contenuti che siano in grado di sfruttare al massimo il motore di ricerca.
I testi rappresentano la parte fondamentale che consente di svolgere tale tipologia di operazione.
La traduzione dei testi per la localizzazione siti web permette di sfruttare al massimo i motori di ricerca che prendono in considerazione la qualità dello stesso sito.

Il nostro consiglio è quello di evitare la pubblicazione di contenuti tradotti male. Prima di realizzare la traduzione bisogna tenere presente che la traduzione dei contenuti non serve se non si traducono anche le parole chiave, le descrizioni e i mega tag.

Un altro punto importante è di non dimenticare i reindirizzamenti, cioè cambiare la localizzazione del contenuto che prima era situato in una directory principale e incorporarlo in una cartella.

Si potrebbe strutturare il nostro sito in diversi modi:

  • Geo Targeting per IP: si decide in quale lingua mostrare il contenuto in base alla posizione dell’utente rilevata tramite indirizzo IP;
  • Redirecting in base alla lingua del Browser: cioè in base alla lingua impostata sul browser che utilizziamo;
  • ccTLD (country-code Top-Level Domain, nomi di domini di primo livello nazionali): .it, dominio legato all’Italia o .de per la Germania. Ovviamente l’utilizzo di questi domini sono un chiaro e forte segnale che il contenuto del sito web è rivolto al Paese specifico.
  • Indizi locali: numeri di telefono, indirizzi, lingua, valute locali e link da altri siti locali.

Ma quali sono i vantaggi che un sito multilingue può portare a livello commerciale, ottimizzato su una traduzione valida e su una localizzazione adeguata? I vantaggi sono diversi, e ve li riportiamo di seguito:

  • Il posizionamento del sito web sui principali motori di ricerca;
  • Aumento delle vendite;
  • Buona comunicazione dell’offerta di prodotti/servizi con consequenziale miglioramento della brand reputation anche a livello internazionale;
  • Aumento della soddisfazione del cliente, rendendo accessibili in modo esaustivo e chiaro, in più lingue, i contenuti relativi a prodotti, servizi e spedizioni. Questo porta alla fidelizzazione del cliente. Le statistiche mostrano che il 74% dei clienti aveva maggiori probabilità di acquistare da una società che offriva supporto post-vendita nella propria lingua. Lo stesso rapporto ha anche rilevato che oltre il 58% delle aziende che offrivano supporto multilingue aveva clienti che erano più fedeli al proprio marchio a causa di ciò.
  • Aumento del valore del proprio sito e dare un’immagine di serietà al marchio aziendale.
  • Ottenere ottimi risultati investendo poco.

L’obiettivo principale della SEO è quello di portare visite qualificate al nostro sito web dalla nostra nazione. Ma se si vuole espandere il mercato agli altri paesi si  deve ricorrere alla cosiddetta SEO internazionale, ovvero tutte quelle tecniche che consentono di dare grande visibilità al sito anche sui motori di ricerca delle nazioni estere con l’obiettivo di conquistare nuovi potenziali clienti.

In realtà oggi la SEO sta subendo una metamorfosi radicale, tant’è che non si parla più solo di SEO Internazionale ma di Inbound Marketing Internazionale: ovvero di un nuovo sistema di fare promozione online che mette insieme con grande sinergia SEO e SEM, Contenuti e Social Media. Sostanzialmente si fa in modo che i potenziali clienti internazionali possano trovare il sito attraverso un marketing mix che metta insieme contenuti originali e interessanti che siano anche Google friendly e Social friendly ma soprattutto ritagliati sulle reali esigenze degli utenti.

Fatturazione elettronica tra privati: guida e Faq

14 luglio 2018 admin

Il prossimo 1 gennaio 2019 sarà una data molto importante e da segnare nel calendario. Nel primo giorno del nuovo anno infatti entra in vigore una disposizione di rilievo, contenuta nella Legge del Bilancio del 2018. Essa prevede l’obbligo inflessibile di una fatturazione elettronica tra i privati.

La fatturazione elettronica è da intendersi relativamente a prestazioni di vari servizi, che sono state  fatti tra individui indentificati all’interno dello Stato. I primi a iniziare a questo percorso e a inaugurare questa nuova disposizione saranno i distribuitori dei carburanti, che saranno quindi le cavie di questo nuovo provvedimento.

Ma già dal primo luglio tutto è iniziato. Infatti in quella data è partito l’obbligo di fatturazione elettronica per lubrificanti e carburanti.Non bisogna dimenticare che questo provvedimento sarà anche legato a quelle partite Iva che ne fanno richiesta, e che vogliono avere il diritto alle detrazioni  fiscali da quella data in poi.

C è un altra categoria che avrà questa scadenza anticipata del primo luglio e cioè i soggetti subappaltatori e subcontraenti della Filiera delle imprese, che hanno firmato un contratto di appalto  per le loro prestazioni con una Pubblica Amministrazione.

La Fondazione studi consulenti del Lavoro si è presa la briga e l’impegno di distribuire una guida dettagliata,attraverso una circolare che è stata pubblicata, dopo che recentemente l’Agenzia delle Entrate ha dato disposizioni, con 2 provvedimenti territoriali e una circolare.

 La fatturazione elettronica:cosa dice la Guida dei Consulenti

Questa guida è sicuramente molto importante, perchè è stata creata con l’obiettivo di chiarire tanti dubbi che comprensibilmente si sono creati tra i cittadini.  Quindi chi la scaricherà, avrà tantissime risposte alle sue domande.

Scoprirà per esempio  il ruolo riservato ai Consulenti del lavoro in materia di fatturazione elettronica. Invece per quanto riguarda il SDI, la guida ne svela la tempistica dei controlli e gli strumenti che si possono usare sia per la ricezione che per la trasmissione della fattura elettronica.

Infine rivela cosa succede quando il SDI è impossibilitato a recapitare la fattura al destinatario. Ma gli argomenti trattati in questa guida sono tantissimi e molto vari perchè la materia è abbastanza complessa e piena di variabili.

Ne andremo a sviscerare insieme alcuni nel prossimo paragrafo, per poi concludere svelando alcune delle risposte presenti in questa accurata guida, che possono essere utili anche a chi ha la partita iva con regime forfettario, molto comune in questo periodo storico  tra i liberi professionisti e i freelance.

 

 

Come abbiamo detto prima, gli argomenti trattati nella guida sono veramente tantissimi e si toccano vari punti importanti. Per esempio vengono spiegate nel dettaglio, il contenuto preciso della fattura elettronica e soprattutto quali sono le operazioni che sono comprese nell’obbligo di emissione, che è nuovo, e che è iniziato il 1 luglio 2018.

Inoltre la guida descriverà come deve agire un lavoratore che va spesso in trasferta, per avere la possibilità di fare benzina con la sua carta di credito personale, nel caso in cui non possiede una aziendale. Saranno descritti anche i parametri che permettono di dedurre il costo del carburante sia per detrarre l’Iva e sia ai fini delle imposte dirette.

Altre due punti fondamentali, e da citare, riguardano le persone che possiedono la partita iva in Regime forfettario o il regime di vantaggio e come muoversi per la cessione di carburante a tutti quei consumatori che non hanno nessun tipo di partita iva.

Nel prossimo paragrafo andremo a svelare alcune delle risposte presenti nella guida relativa alla fatturazione elettronica.

Guida fatturazione elettronica: alcune risposte

Una delle risposte presenti nella guida relativa alla fatturazione elettronica riguarda le modalità di pagamento che consentono sia la detraibilità dell’Iva e la deducibilità del costo.

Per quanto riguarda il primo punto i metodi di pagamento sono tanti e cioè assegni postali, circolari e bancari e anche quelli elettronici:inoltre vanno inclusi il bonifico bancario e postale, bollettino postale e infine carta prepagata, di debito o credito, che sono strumenti di pagamento elettronico, che permettono l’addebito in conto corrente.

Anche per il secondo punto la risposta è uguale, in quanto l‘Agenzia delle Entrate ha dichiarato che, gli strumenti di pagamento riguardanti la detraibilità dell’Iva sono idonei anche per la deducibilità del costo, facendo riferimento alla coerenza del sistema e al fatto che non risultano indicazioni contrarie nella legge 205 del 2017.

Nella guida si risponde anche al quesito riguardante la possibilità per un cliente di delegare un Consulente del Lavoro per la consultazione delle fatture elettroniche. La risposta è si ed è possibile farlo attraverso il sito dell’Agenzia delle Entrate.

Nel paragrafo precedente abbiamo fatto riferimento ai possessori della partita iva con regime forfettario e la guida a tal proposito, chiarisce che essi sono esenti dall’obbligo di emettere la fattura elettronica, e in tal senso si è avuta la conferma anche da una decisione del Consiglio dell’Unione Europea del 16 aprile 2018.

La Guida riguardante la Fatturazione elettronica è quindi uno strumento prezioso per risolvere molti dubbi su una materia molto complessa, ma importante.

 

Software ERP: come ti supporta nella gestione di un’azienda

18 giugno 2018 admin

software erp

Perché un software ERP?

Nei lontani anni ’80, caratterizzati da una domanda di beni e servizi sempre crescente, la gestione aziendale si limitava alla produzione. Negli ultimi anni la crisi economica e la nascita di nuovi mercati ha determinato una domanda di prodotti e servizi che può crescere, diminuire… E per adeguarsi a questo stato di cose bisogna adeguare i ritmi di produzione alla domanda esterna.

La riduzione di domanda da parte dei consumatori ha comportato l’esigenza di ridurre i costi aziendali. Una delle voci di spesa da ridurre è quella delle tecnologie. Dopo l’ingresso dei computer nelle aziende italiane (sempre negli anni ’80) sono stati introdotti i “programmi dipartimentali“. Essi erano software finalizzati all’organizzazione del lavoro di ciascun dipartimento aziendale (produzione, vendita, magazzino, etc.).

Tuttavia, a causa della suddetta riduzione dei costi i programmi dipartimentali vennero sostituiti dai sistemi gestionali, che combinavano in sé le funzioni del magazzino, della produzione, etc. Essi permettevano di coordinare tutti i dipartimenti e le funzioni di un’azienda, in modo da ridurre gli sprechi di tempo e di risorse. Tali sistemi gestionali furono a loro volta sostituiti dai software ERP (Enterprises Resource Planning). Come da acronimo, essi permettono la pianificazione delle risorse di un’impresa.

Essi si adeguano anche alla legislazione e alle normative locali dell’azienda, e permettono all’azienda di comunicare anche con gli attori del processo produttivo esterno alla stessa (fornitori, rivenditori, consulenti tecnici, filiali, etc.). Per la comunicazione con l’esterno, il software ERP è supportato da risorse quali i siti web per clienti, fornitori, etc., centralini VOIP per l’assistenza ai clienti, servizi e-mail.

I vantaggi dei software ERP.

Coordinare il flusso di lavoro della propria azienda grazie ai software ERP comporta numerosi vantaggi, fra cui:

  1. Il controllo e snellimento dei processi aziendali tramite software che permettono un passaggio più rapido di informazioni da un dipartimento aziendale all’altro.
  2. L’uso di siti B2B e B2C per presentare e vendere alla clientela i propri prodotti
  3. Il supporto alle attività commerciali con software ERP che accelerano la fase di progettazione al fine di poter decidere meglio il prezzo del prodotto finale. Inoltre è possibile individuare su una mappa i potenziali clienti in zona in modo da pianificare meglio la propria attività commerciale
  4. La velocizzazione della fornitura di materie prime, che si acquistano nella misura in cui il prodotto finale verrà effettivamente venduto
  5. La gestione più efficace della logistica interna, coordinando il magazzino e i trasporti delle materie prime
  6. L’acquisto di materie prime dai fornitori solo qualora ve ne sia bisogno e solo per l’effettiva quantità di prodotto da mettere in commercio. Ciò evita sprechi di denaro, di tempo e di spazio che altrimenti comporterebbero la realizzazione di quantità eccessive di prodotto, che il mercato non è in grado di assorbire (cfr. il punto 4)
  7. La cura del CRM (Customer Relationship Management), ossia le interazioni coi clienti tramite mail, videochiamate via computer con la tecnologia VOIP, linee telefoniche, etc.
  8. La cura della fase post-vendita. Per quanto lo scopo finale di ogni azienda sia vendere anche il “dopo” è importante. Detto questo, i software ERP supportano la fase post-vendita in tutti suoi aspetti: la tracciabilità del prodotto venduto, l’assistenza ai clienti. L’assistenza in particolare si avvale del portale servizi che permette la comunicazione fra tecnici e clienti da ogni parte del mondo.
  9. L’analisi e la distribuzione di dati e statistiche su cui gli operatori dell’azienda (capi dipartimento, dipendenti, etc.) dovranno regolare tutte le attività produttive
  10. Le comunicazioni con il resto del mondo (clienti, fornitori, distributori, etc.) in più lingue straniere, il che è importante per consolidare il proprio business oltre i confini nazionali

 

Come selezionare il “dipendente ideale” tra centinaia di candidature

16 giugno 2018 admin

“Nel lavoro i colleghi che dipendono gerarchicamente da noi sono persone con le quali lavorare, non strumenti da utilizzare per i nostri fini.”

Andrea Zirilli

Il segreto del successo della propria azienda, dipende molto dalle risorse umane impiegate per svolgere i compiti aziendali, quando selezioniamo un nuovo dipendente almeno che non sia una catena di montaggio, dove deve ripetere azioni ripetitive, è molto importante selezionare gente motivata e con la giusta attitudine al contesto lavorativo in cui sarà inserito.

Ecco 10 domande che devi porti, per capire se è il momento giusto per selezionare del nuovo personale da inserire nelle tua attività

  1. E’ aumentato il lavoro da non poter essere sufficiente aumentare i normali orari di lavoro?

Quando si ha un’impresa ci si trova spesso sommersi da tanti compiti da svolgere, durante l’intera giornata lavorativa, Chiedetevi se le attività collaterali non essenziali per la vostra impresa vi rubano troppo tempo, da dedicare alle attività principali della vostra azienda. E’ arrivato il momento di delegare qualche attività che non vi compete?

2. Avete le idee chiari sul tipo di collaboratore da selezionare e le mansioni che deve svolgere?

Cercare un dipendente che faccia da jolly quindi con competenze non troppo specifiche, e come cercare un ago in un pagliaio, Quindi prima di iniziare capite chi vi serve e per cosa vi serve, vi aiuterà molto nel trovare la persona giusta e quanto più qualificata possibile, per la mansione richiesta.

3.  Assumere un collaboratore a contratto è la scelta giusta in questo momento?

Invece di impegnare un dipendente a tempo pieno, e con tutti gli oneri che competono un assunzione di personale, perchè non esternalizzare qualche mansione presso un free-lance con Partiva Iva? Scelta ponderata se è un surplus di lavoro momentaneo, di cui non si sa quantificare l’esatta durata nel tempo di impiego del lavoratore.

4. La nostra rete di conoscenze può aiutarci a trovare il dipendente?

L’assunzione di un dipendente , su consiglio di una vostra persona di fiducia o tra la rete di conoscenze professionali può eliminare parte delle incertezze a aumentare la riuscita di successo del personale da assumere. Controllate se si dispone di contatti utili sui siti dei social, tra cui Facebook e Linkedin, attraverso le quali si potrebbe arrivare con più immediatezza nel personale da selezionare.

5. Controllare quali sono le competenze con il quale in nuovo candidato deve eccellere.

Nessuno è perfetto, ogni candidato deve avere dei punti di forza che compensano la mancanza di competenze del proprio ruolo in azienda. Un’ imprenditore può fare tanto ma di certo nell’aumento della mole di lavoro prima o poi troverà qualche compito per il quale non è all’altezza.

 

6. Il candidato che serve per l’azienda svolgerà un ruolo pluriennale ?

Assumere personale a tempo pieno richiede che l’azienda sia pronta a fornire un reddito mese per mese e che la risorsa sia un’opportunità di sviluppo per l’azienda. L’imprenditore è responsabile per il personale riguardo a: formazione, retribuzione, sicurezza, motivazione. Siate sicuri di dedicare il giusto tempo e di formare la risorsa affinchè possiate garantire un’adeguata formazione di competenze al personale da assumere.

7.Cosa deve assicurare il nuovo dipendente nella vostra azienda?

Il personale da assumere richiede un investimento finanziario non indifferente, quindi capite come può contribuire il dipendente a rendere la vostra azienda più redditizia e competitiva nel vostro mercato di riferimento. Il personale deve togliere dagli impicci l’imprenditore che deve concentrarsi maggiormente sull’aumento di redditività della propria azienda

8. Oltre all’orario di lavoro sarà possibile trascorrere del tempo con il dipendente?

Per creare un team forte e coeso specialmente nelle piccole e medie aziende, non solo un rapporto lavorativo,  se possibile anche un rapporto umano aiuta a rendere più coeso il proprio team di lavoro. Cercare interessi in comune  e svilupparli al di fuori del lavoro con cene o momenti di condivisione al di fuori dell’orario di lavoro, migliora i rapporti e aumenta la credibilità di un azienda forte e di successo.

9. Il dipendente da assumere sarà di buon esempio per eventuali nuove assunzioni in futuro?

Non sottovalutare le soft skills quelle competenze trasversali che completano un profilo professionale. A tale scopo la persona deve mostrare doti di etica, autonomia, correttezza e senso di gruppo.

10. Il nuovo assunto può contare su di voi la capacità di mantenerlo in modo costruttivo?

Capire le ragioni per le quali la persona che state cercando intende appartenere alla vision della vostra azienda. Se tra i sui desideri c’è quello di crescere insieme e voi evidentemente state per compiere la scelta giusta e mantenere bassi i livelli di turnover significherà in futuro contenere i costi di formazione e reclutamento del personale