PAGINE WEB DINAMICHE E PERSONALIZZATE

15 Gennaio 2019 Miriam Nardelli
Se cerchi un software che crei tutte le pagine web di cui hai bisogno in modo personalizzato, per far conoscere la tua azienda o rimanere in contatto coi tuoi cliento,  SOFTSHOP è la soluzione.
Con la licenza Advanced softshop realizzerà il tuo negozio online e potrai gestire e scegliere dallo store.

Puoi crare il tuo negozio online per la vendita dei prodotti sul web, con un Tema Personalizzato .

Puoi selezionarlo tra un’ampia gamma sullo Store, grazie al quale troverai sempre la soluzione grafica che fa per te e creare così un vero e proprio e-commerce professionale.

Potrai anche scegliere il nome più adatto al tuo sito, per diffondere il nome della tua azienda o del tuo marchio sul web.

Se il tuo interesse è creare un sito personale o creare il sito internet della tua azienda, difficilmente sarai interessato ad imparare questi linguaggi. Imparare tutti i codici html ed, in generale, i programmi per html è un passaggio evitabile laddove il focus dell’attività imprenditoriale non sia proprio creare pagine html.

Si può creare un sito web anche in assenza di competenze tecniche.

Tuttavia, anche in questo caso, potresti voler acquisire la conoscenza dei comandi base html, per fare piccole personalizzazioni ed interventi sul tuo sito internet senza dover ricorrere a costose consulenza esterne.

Il modo più semplice per creare pagina web online, se si possiede già un dominio, è quello di rivolgersi al proprio servizio di hosting ed informarsi se è presente qualche applicazione auto-installante per configurare le piattaforme sulle quali andremo a creare una pagina web gratis.

Grazie all’ausilio di un CMS, in pochi clic e con un po’ di pazienza, avremo da subito chiara la forma della pagina web.

I CMS (Content Managment System) sono uno strumento software, installato su un server web, il cui compito è quello di facilitare la gestione dei contenuti di siti web, svincolando il webmaster da conoscenze tecniche specifiche di programmazione Web (i più famosi e diffusi sono Joomla e WordPress).

Riassumendo: una volta (auto)installato il CMS e configurato un template di proprio gradimento, si prosegue con la personalizzazione del sito internet stesso.

Un gioco da ragazzi insomma, basta avere un po’ di dimestichezza e le idee chiare su come creare una pagina web, ed in pochi minuti il sito è già online.

Vuoi capire come aprire e gestire un sito web multilingua?

Chi è esonerato dall’emissione della fattura elettronica?

11 Gennaio 2019 Miriam Nardelli

 

Sono esonerati dall’emissione della fattura elettronica solo gli operatori
(imprese elavoratori autonomi) che rientrano nel cosiddetto “regime di vantaggio
(di cui all’art.27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni,
dalla legge 15 luglio 2011, n. 111) e quelli che rientrano nel cosiddetto “regime forfettario” (di cui all’art
. 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.Il regime forfetario prevede rilevanti semplificazioni ai fini IVA e ai fini contabili, e consente, altresì, la determinazione forfetaria del reddito da assoggettare a un’unica imposta in sostituzione di quelle ordinariamente previste, nonché di accedere ad un regime contributivo opzionale per le imprese.

E’ il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge e, contestualmente, non incorrano in una delle cause di esclusione. Al regime possono inoltre accedere i soggetti già in attività.

Il regime in esame non prevede una scadenza legata ad un numero di anni di attività o al raggiungimento di una particolare età anagrafica. La sua applicazione, pertanto, è subordinata solo al verificarsi delle condizioni e al possesso dei requisiti prescritti dalla legge.

Gli operatori in regime di vantaggio o forfettario possono comunque emettere fatture elettroniche seguendo le disposizioni del provvedimento del 30 aprile 2018.
A tali categorie di operatori si possono aggiungere i “piccoli produttori agricoli” (di cuiall’art. 34, comma 6, del Dpr n. 633/1972), i quali erano esonerati per legge dall’emissione di fatture anche prima dell’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica.

Come si predispone una fattura elettronica

10 Gennaio 2019 Miriam Nardelli
Per compilare una fattura elettronica è necessario disporre di:
  • un PC ovvero di un tablet o uno smartphone
  •un programma (software) che consenta la compilazione del file della fattura nel formato XML previsto dal    provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018.
L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione gratuitamente 3 tipi di programmi per predisporre le fatture elettroniche:
  •una procedura web, utilizzabile accedendo al portale “Fatture e Corrispettivi” del sito internet dell’Agenzia
  (per l’uso di tale procedura occorre disporre di una connessione in rete)
  •un software scaricabile su PC (tale procedura può essere utilizzata anche senza essere connessi in rete)
  •un’App per tablet e smartphone, denominata Fatturae, scaricabile dagli store Android o Apple (per l’uso di tale procedura occorre disporre di una connessione in rete).
Tali procedure sono rivolte soprattutto agli operatori che emettono un numero
contenuto di fatture e sono soliti predisporle con gli usuali programmi di videoscrittura
ovvero su modelli prestampati di carta. Per le informazioni di dettaglio su tali
procedure si rinvia alla sezione di questa guida denominata “I servizi gratuiti offerti
dall’Agenzia delle Entrate”.
In alternativa, è possibile utilizzare software privati individuabili in internet
(soprattutto quelli rilasciati dagli stessi produttori dei software gestionali utilizzati dagli

operatori per predisporre e registrare in contabilità le fatture).

FATTURA ELETTRONICA E FATTURA CARTACEA

9 Gennaio 2019 Miriam Nardelli
La fattura elettronica si differenzia da una fattura cartacea, in generale, solo per due
aspetti:

1)va necessariamente redatta utilizzando un pc, un tablet o uno smartphone

2)deve essere trasmessa elettronicamente al cliente tramite il c.d. Sistema di

Interscambio (SdI).

L’ SdI è una sorta di “postino” che svolge i seguenti compiti:
  • verifica se la fattura contiene almeno i dati obbligatori ai fini fiscali (art. 21 ovvero 21-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633) , l’indirizzo telematico (c.d. “codice destinatario” ovvero indirizzo PEC) al quale ilcliente desidera che venga recapitata la fattura
  • controlla che la partita Iva del fornitore (c.d. cedente/prestatore) e la partita Iva ovvero il Codice Fiscale del cliente (c.d. cessionario/committente) siano esistenti. In caso di esito positivo dei controlli precedenti, il Sistema di Interscambio consegna in modo sicuro la fattura al destinatario comunicando, con una “ricevuta di recapito”, a chi ha trasmesso la fattura la data e l’ora di consegna del documento.
In definitiva, quindi, i dati obbligatori da riportare nella fattura elettronica sono gli
stessi che si riportavano nelle fatture cartacee oltre all’indirizzo telematico dove il
cliente vuole che venga consegnata la fattura.
Restano valide le regole che consentono di predisporre la c.d. “fattura (elettronica)
differita” entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione,
nel rispetto delle disposizioni previste dall’articolo 21, comma 4 lett. a), del Dpr n. 633/72.
Dal punto di vista operativo, questa disposizione può consentire all’utente di avere più
tempo per predisporre e trasmettere al SdI la fattura elettronica, fermo restando l’obbligo
di rilasciare al cliente al momento dell’operazione un documento di trasporto o altro
documento equipollente anche su carta.
PROVA SOFTSHOP ! SE NE OCCUPERA’ DIRETTAMENTE.

FATTURE E DDT

8 Gennaio 2019 Miriam Nardelli

La fattura

La fattura è, di fatto, un importantissimo documento fiscale obbligatorio che viene emesso da un soggetto fiscale con la finalità di comprovare un avvenuta cessione di beni o prestazione di servizi e da diritto a chi emette questo documento di riscuotere il prezzo della prestazione. L’ emissione di una fattura viene chiamata fatturazione. La fattura è formata da una parte descrittiva e una parte tabellare.

SOFTSHOP  può gestire sia fatture che documenti di trasorto in automatico.
La fattura verrà prodotta in più copie per consentire la raccolta negli archivi del venditore e del compratore. La fatturazione digitale avviene tramite files pdf.

Il Modulo Fatture consente di emettere e conservare le vostre fatture di vendita, in modo semplice e veloce; tutti i dati infatti, vengono inseriti tramite una finestra che richiama l’aspetto della fattura finale, ideale per la stampa.

NOTA: con la versione Gratuita, è possibile emettere fino a un massimo di 50 fatture; tale limite non è superabile, anche cancellando una o più fatture.

Per visualizzare i prodotti di una fattura, occorre spuntare l’opzione Visualizza prodotti nella Fattura dopo avere selezionato (cliccandovi sopra) una fattura.Per visualizzare quelle di altri anni o periodi, occorre effettuare una ricerca per Data, e poi sulla finestra che si apre potrete utilizzare le due icone a calendario di Data Inizio e Data Fine e infine premere sul bottone cerca.

 

Il documento di Trasporto

Il Documento di trasporto abbreviato per comodità DDT ha sostituito dal 1996 la bolla di accompagnamento, abrogata dal 27 settembre del 1996.

Questo documento viene redatto per giustificare il trasferimento di un materiale da un cedente ad un cessionario attraverso un trasporto, che potrà essere effettuato in conto proprio dal cessionario della merce o dal cedente, oppure affidato ad un vettore (trasportatore). Il documento, emesso prima della consegna della merce, deve indicare tutti gli elementi principali dell’operazione.

Il DDT è in formato libero, le dimensioni o la grafica dello stesso sono a discrezione di chi lo emette, e deve redatto emesso in almeno due copie: una per il mittente, l’altra per il cessionario che la porterà con se durante il trasporto della merce. L’eventuale terza copia sarà prodotta per il vettore ed utilizzata dallo stesso successivamente per comprovare l’avvenuto servizio.

Il ddt deve riportare i seguenti dati:

• Numero progressivo
• Data
• Generalità del cedente, del cessionario e dell’eventuale incaricato al trasporto
• Quantità dei beni trasportati
• Descrizione dei beni trasportati
• Motivo del trasporto (vendita, conto lavorazione, prestito d’uso, ecc.)

NEGOZIO ON LINE CREA IL TUO SITO E-COMMERCE

3 Gennaio 2019 Miriam Nardelli

 

Per creare un perfetto sito di e-commerce, sfrutta il Negozio-Online e crea un doppio magazzino, il Magazzino Web , dedicato in modo specifico ai prodotti disponibili online.

Inserisci immagini di presentazione del prodotto di buon impatto visivo e inseriscile all’interno del tuo sito.

Utilizza la grafica personalizzata, scegliendo tra i numerosi Temi presenti sullo Store.

Conversioni, traffico, spese di spedizione: questi sono solo alcuni dei termini che ruotano intorno al mondo dell’e-commerce.

Parliamo di una realtà in costante crescita e di un’opportunità da cogliere per il tuo business.

Questo sistema ha tanti vantaggi: è rapido, comodo e può essere sfruttato anche da chi non ha un negozio fisico.

Se vuoi vendere online puoi aprire il tuo e-commerce o appoggiarti a grandi piattaforme come eBay o Amazon che mettono a disposizione spazi virtuali per chi desidera commerciare sul web i propri prodotti.

Dovrai prima seguire un procedimento burocratico per creare la tua società. E’ necessario aprire una Partita IVA e inviare una comunicazione all’Agenzia delle Entrate , all’Inps ,  iscriverti alla Camera di Commercio e al SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) del tuo Comune.

Ti consiglio di affiancarti ad un buon commercialista specializzato nel settore che ti affiancherà durante tutte le procedure. Se sei già socio o titolare di un’azienda sarà lui ad avvisare all’Agenzia delle Entrate l’apertura dell’e-commerce. Dopo aver ottenuto la Partita Iva e creato la società potrai finalmente emettere le fatture. Ora ti serve uno spazio virtuale e un buon piano di marketing per mettere in vetrina i tuoi prodotti!

Nella parte pratica dovrai scegliere una piattaforma e i suoi contenuti, un catalogo di prodotti, dei metodi di pagamento e quelli di consegna. Ti consigliamo di affidarti ad una squadra di esperti nella creazione di siti web per le vendite online che ti possono indicare il sistema più adatto alle tue esigenze. Inoltre, ci sono diversi portali di vendita che permettono di aprire al loro interno degli virtuali rivolti ai singoli rivenditori.

Questa è una fase molto importante perchè arriva il momento di scegliere i prodotti da mettere in vendita dividendoli per categorie. Ricorda che i clienti devono trovare con facilità ciò che cercano. Ti consigliamo di inserire nell’e-ecommerce solo gli articoli che puoi realmente gestire, arricchendo ogni scheda prodotto con foto di qualità e descrizioni esaustive. Inoltre, ogni prodotto deve essere associato ad un codice che ti permette di identificarlo univocamente e non sbagliare con le spedizioni.

Devi permettere di acquistare in diversi modi: bonifico bancario, carte prepagate, contrassegno alla consegna, ritiro nel punto vendita in contanti e PayPal.

Gli e-commerce di solito accettano pagamenti con carte di credito tramite sistema di POS offerto dalle banche oppure con PayPal, un sistema sicuro pensato per le transazioni online. Non implementarlo significa tagliare fuori una grossa fetta di clienti, quindi anche se la procedura d’iscrizione ti sembra macchinosa o poco redditizia, ricorda che non puoi farne a meno e ti tornerà utile con la maggior parte dei tuoi utenti.

Il tuo lavoro sarà finito solo quando l’ordine sarà tra le mani del tuo cliente. Molti sottovalutano quest’ultima fase, ma la scelta del corriere è fondamentale per soddisfare i tuoi clienti e farli tornare sul tuo e-commerce.

Il tuo negozio online ha un contenuto e un contenitore. Benissimo, ora ti devi preoccupare di renderli più interessanti e soprattutto rintracciabili sui motori di ricerca. Non ci stancheremo mai di ripetere quanto sia importante la SEO per gli e-commerce. Se costruisci il tuo sito web seguendo le regole di Google, potrai facilmente scalare i suoi risultati di ricerca e aumentare la visibilità online. Anche in questo caso è meglio affidarsi ad un esperto SEO Specialist.

Il tuo e-commerce ha un solo obiettivo: vendere. Tutto deve contribuire alla conversione di un utente in cliente, per farlo devi creare un sito usabile, visibile e dedicare parte del tuo budget alle campagne pubblicitarie a pagamento: da AdWords a Bing Ads fino alla pubblicità social di Facebook Ads. Decidi preventivamente su quali canali intervenire e quante risorse investire per ognuno. Ricorda di aprire una pagina sui social media per promuovere la tua attività o utilizzare i tanti canali messi a disposizione dalla rete: profilo su Youtube, blog, forum di discussione etc. Hai messo le basi per il tuo e-commerce, ora devi impegnarti a realizzare al meglio ogni punto, da ognuno di questi dipende il tuo successo.

 

INVENTARIO DI FINE ANNO: E’ ARRIVATO IL MOMENTO

28 Dicembre 2018 Miriam Nardelli

Come di consueto, le imprese il cui periodo d’imposta coincide con l’anno solare, devono procedere, entro il 31 dicembre alla valutazione del magazzino in relazione alle giacenze di merci, semilavorati, materie prime, sussidiarie e di consumo, prodotti in corso di lavorazione, lavori in corso su ordinazione e prodotti finiti.

La valutazione delle merci ha lo scopo di verificare la corrispondenza delle reali giacenze di magazzino, occorre quindi considerare:

  1. i beni presenti presso i magazzini dell’impresa, presso i depositi e le unità locali;
  2. le disponibilità presso terzi per merci in conto deposito o in conto lavorazione.

In particolare la merce in viaggio, se di proprietà dell’impresa, va inclusa fra le rimanenze anche se non ancora pervenuta in magazzino.

Non si tiene invece conto nel computo dei beni che pur presenti in impresa (anche in depositi o in unità locali) siano giuridicamente di proprietà di terzi (beni in deposito, lavorazione o visione).

Nella tabella che segue riepilogo quanto detto:

BENI DA INSERIRE NELL’INVENTARIO
Beni che sono in magazzino
Beni in deposito
Beni presso unità locali
Beni di proprietà dell’azienda ma che sono presso terzi
Beni di proprietà altrui che sono presso l’azienda no
Beni di proprietà in viaggio (acquistati ma non ricevuti)
Beni in viaggio ma di proprietà altrui no

Il formato in cui redigere l’inventario è libero, puoi farlo a mano, con il software gestionale di magazzino oppure tramite un file excel.

Dati obbligatori:

  • Descrizione bene
  • Unità di misura
  • Quantità
  • Costo di acquisto (come da fattura)

Distinguere materie prime, merci e prodotti finiti

  • Le materie prime sono quelle che trasformi per avere un prodotto finito.
  • Le merci sono quelle che rivendi così come le hai acquistate
  • I prodotti finiti sono i beni che vendi dopo che li hai trasformati.

 

Devi prestare molta attenzione e non seguire i consigli di chi ti dice di modificare il magazzino.

In caso di controlli, oppure, più semplicemente se porti in banca un bilancio con il magazzino gonfiato se ne accorgeranno molto facilmente.

Per prima cosa la tua banca controllerà anche i bilanci degli anni precedenti e poi – visto che i conti non tornano – probabilmente ti chiederà spiegazioni sui valori che hai indicato.

Alcuni istituti di credito hanno dei software che sono in grado di valutare lo scostamento del costo del venduto ed evidenziare le eventuali anomalie, anche se l’operatore è poco sveglio.

Viceversa abbassare il magazzino per pagare meno tasse ti creerà problemi con il fisco perché andrà ad incidere sui vari indici di credibilità della tua dichiarazione.

Anche il fisco usa dei software in grado di verificare se i dati di magazzino che hai indicato sono congrui con gli acquisti e le vendite.

Nel caso in cui l’azienda abbia l’obbligo di tenuta della contabilità di magazzino, l’importo dell’inventario di fine anno emerge dalla coincidenza con tali scritture contabili.

Nel caso, invece, non sia tenuta ai fini fiscali la contabilità di magazzino, la valutazione ha lo scopo di verificare la corrispondenza delle reali giacenze di magazzino.

Essa deve riguardare sia i beni presenti presso i magazzini dell’impresa (che presso i depositi e le unità locali) sia le disponibilità presso terzi (merci in conto deposito o in conto lavorazione).

Non rientrano nel computo i beni che pur presenti in impresa (o depositi o unità locali) siano giuridicamente di proprietà di terzi (beni in deposito, lavorazione o visione).

La merce in viaggio, se di proprietà dell’impresa, va inclusa fra le rimanenze anche se non ancora pervenuta in magazzino.

Anche se la tua imprese non è obbligata adempiere alla contabilità di magazzino, rimani sempre obbligato, indipendentemente dai valori, a compilare il prospetto delle rimanenze di fine anno.

Prospetto presente nella dichiarazione dei redditi dell’impresa.

Effettuare delle manovre illegali per alterare il magazzino in diminuzione ed in aumento è un grave errore.

La legge impone delle regole precise per la valutazione delle rimanenze di magazzino che impongono di utilizzare un metodo specifico di valutazione.

 

Prova Softshop.

È un software gestionale che ti permette

-di catalogare e tenere sotto controllo tutta la merce presente nel tuo magazzino (sia reale, quanto per il tuo e-commerce);

– di emettere fatture e DDT: tutto grazie ad un unico programma

Esistono due differenti tipi di licenza Softshop: la Professional e la Advanced.

Scarica la versione di prova gratuitamente: potrai catalogare fino a 1000 pezzi ed emettere 50 documenti, tra fatture e DDT!

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FLAT TAX , NEL 2019 PER POSSESSORI DI PARTITA IVA

29 Settembre 2018 admin

Si sente spesso parlare della Flat Tax il nuovo sistema fiscale già in uso in alcune regioni dell’Europa dell’est proposto dal primo ministro Matteo Salvini e portato avanti dal governo Conte. La sua implementazione oramai è alle porte, secondo fonti attendibili e confermato dagli stessi Salvini e Di Maio una prima parte di questa riguardante liberi professionisti, artigiani e piccole imprese verrà attuata nella legge di bilancio 2019. Negli anni seguenti il nuovo sistema di tassazione verrà esteso prima alle aziende e poi alle famiglie.

 

Cos’è la flat tax?

La flat tax è un modello fiscale che prevede la riscossione da parte dello stato di una “tassa piatta” basata su una aliquota bassa e unica per tutti. Quella italiana è leggermente diversa, nel nostro paese infatti si parla di dual flat tax. La nostra costituzione garantisce il principio di progressività del sistema tributario (art 53) ovvero l’aliquota imposta aumenta all’aumentare dell’imponibile. Per questo motivo le aliquote previste dalla flat tax italiana sono due 15% e 20% scaglionate in base al reddito.

Cosa cambia per i possessori di partita iva?

Il modello irpef prevedeva la divisione del reddito in cinque scaglioni così definiti

Scaglioni Aliquota
0 – 15000 euro 23%
15000 – 28000 euro 27%
28000 – 55000 euro 38%
55000 – 75000 euro 41%
Oltre 75000 euro 43%

La flat tax prevede la divisione del reddito in due scaglioni più uno inerente le start up

Scaglioni Aliquota
0 – 65000 euro 15%
65 – 100000 euro 20%
Start up (under 35) 5%

La diminuzione delle imposte fiscali non può che giovare i piccoli imprenditori. Lo scopo di questa manovra è appunto alleggerire il carico fiscale e diminuire allo stesso tempo l’evasione. Nel breve periodo questo tipo di tassazione porta incassi minori allo stato che dovrà effettuare dei tagli economici in alcuni servizi. Nel lungo periodo invece la manovra prevede una situazione positiva con un’aumento del patrimonio statale.

Pro e contro

La scelta dell’adozione di questo modello tributario ha portato i cittadini a chiedersi quali siano i vantaggi e gli svantaggi di avere un’unica aliquota fissa. Come al solito l’Italia è divisa tra chi sostiene questa manovra e chi invece pensa sia un flop.

Pro

Le piccole imprese, gli artigiani, i liberi professionisti e tutti coloro che creano ricchezza o lavoro avvertiranno un peso fiscale più piccolo, sentendosi quindi più motivati ad intraprendere nuove attività e continuare quelle in corso.

Tutte le aliquote saranno più basse di quelle attuali, ciò comporta una diminuzione delle tasse.

Le imposte fisse permettono chiarezza, ogni contribuente sarà in grado quindi di redigere la propria dichiarazione dei rediti con semplicità

L’evasione fiscale tenderà a diminuire perché le tasse saranno più basse e più persone saranno disposte a pagarle.

Chi riceve una busta paga vedrà accreditato l’imposto lordo garantendo così a chi ha un patrimonio più basso di avere tutta la liquidità disponibile e di pagare le tasse in base al proprio stato patrimoniale.

Le aziende non si preoccuperanno più di pagare le tasse per i propri dipendenti alleggerendo così il carico legale e amministrativo delle stesse.

Riassestamento dell’economia statale a lungo termine.

Contro

Drastica diminuzione delle entrate nella tesoreria statale con conseguenti manovre di tagli per far fronte alla diminuzione di incassi.

Perdita delle detrazioni personali in base alle caratteristiche della famiglia es.: nessuna detrazione in base al numero di figli.

Addio stipendi pagati in contanti: nel 2018 solo pagamenti tracciabili

28 Agosto 2018 admin

Dal 1° Luglio 2018, attraverso il Comma 910 dell’art. 1 della Legge di Bilancio, i pagamenti in contanti degli stipendi sono stati vietati. Per evitare di incorrere in sanzioni, i datori di lavoro devono, quindi , effettuare il pagamento tramite mezzi tracciabili. Vi riportiamo di seguito quanto specificato nel Comma 910.

A far data dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro o committenti corrispondono ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa, attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi:

a) bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;

b) strumenti di pagamento elettronico;

c) pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento;

d) emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.

L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni”.

Pertanto, la legge indica degli specifici metodi di pagamento delle retribuzioni, ivi compreso gli acconti degli stipendi, con l’avvertenza poi chiarita dall’Ispettorato del lavoro nella nota protocollo n. 4538 del 2018, che un qualsiasi strumento di pagamento delle retribuzioni diverso da quelli di cui sopra, comporta l’irrogazione della sanzione.

Secondo quanto riportato nel Comma 911, i datori di lavoro o committenti non possono corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato.

La legge estende il divieto a qualsiasi tipo di pagamento, anche se si parla di acconto e se si tratta anche solo di 1 euro da corrispondere.

Il comma 912 della Legge di Bilancio 2018 fornisce una precisa indicazione di quali sono i rapporti di lavoro ai quali si applica la normativa e quindi per quali buste paga o retribuzioni vige dal 1 luglio 2018 l’obbligo di pagamento degli stipendi con strumenti tracciabili tramite banca o posta, ed il conseguente divieto di pagamento degli stipendi in contanti.

“Per rapporto di lavoro, ai fini del comma 910, si intende ogni rapporto di lavoro subordinato di cui all’articolo 2094 del codice civile, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonché ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142″.

E’ vietato, quindi, il pagamento degli stipendi in contanti, nei confronti dei seguenti rapporti di lavoro:

contratto di lavoro a tempo indeterminato;
contratto di lavoro a tempo determinato o contratto a termine, anche part-time:
contratto di lavoro a tempo parziale o part-time;
contratto di apprendistato;
collaborazione coordinate e continuative o cococo;
lavoro intermittente o accessorio o a chiamata;
contratti di lavoro con soci di cooperative;
e qualsiasi rapporto di lavoro subordinato.

Secondo il Comma 913, le disposizioni di cui ai commi 910 e 911 non si applicano ai rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, a quelli di cui alla legge 2 aprile 1958, n. 339, né a quelli comunque rientranti nell’ambito di
applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici, stipulati
dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Al datore di
lavoro o committente che viola l’obbligo di cui al comma 910 si applica la sanzione amministrativa
pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro.

L’INL riporta il seguente esempio:

“qualora la violazione si sia protratta per tre mensilità in relazione a due lavoratori, la sanzione calcolata ai sensi dell’art. 16 della L. n. 689/1981 sarà pari a: euro 1666,66×3 = euro 5.000. Per quanto sopra chiarito, il medesimo importo sarà così calcolato qualora, per lo stesso periodo (tre mensilità), i lavoratori interessati dalla violazione siano in numero minore o maggiore.”

Nel Comma 914, invece, viene specificato che, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo stipula con le associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative a livello nazionale, con l’Associazione bancaria italiana e con la società Poste italiane Spa una convenzione
con la quale sono individuati gli strumenti di comunicazione idonei a promuovere la conoscenza e
la corretta attuazione delle disposizioni di cui ai commi 910, 911 e 912. Gli obblighi di cui ai
commi 910, 911 e 912 e le relative sanzioni si applicano a decorrere dal centottantesimo giorno
successivo alla data di entrata in vigore della presente legge. La Presidenza del Consiglio dei
ministri, in collaborazione con il Ministero dell’economia e delle finanze, predispone campagne
informative, avvalendosi dei principali mezzi di comunicazione, nonché degli organi di
comunicazione e di stampa e di soggetti privati. Ai fini dell’attuazione delle disposizioni di cui al
presente comma, è autorizzata la spesa di 100.000 euro per l’anno 2018.

 

 

Cosa è un Business Plan: un modello da personalizzare

22 Agosto 2018 admin

Un Business Plan è il documento che riporta un progetto imprenditoriale, cioè l’idea di come fare business. Si utilizza sia per la pianificazione e gestione aziendale che per la ricerca esterna di potenziali finanziatori o investitori.

La redazione di un business plan parte col prefissare un obiettivo. Si cerca quindi di capire la formula imprenditoriale che si intende assumere e il perché essa dovrà avere successo. Se il business plan viene redatto per aziende già esistenti, che vogliono richiedere finanziamenti, allora bisogna anche tenere conto dello stato di salute dell’azienda, insieme alla sua redditività e alla capacità di generare flussi di cassa adeguati.
Il Business Plan viene suddiviso nelle seguenti parti:

  1. descrizione generale dell’idea: sintesi che permette di conoscere gli aspetti fondamentali del business plan i cui dettagli vengono rinviati nella trattazione successiva;
  2. descrizione del prodotto o servizio: in questa parte occorre indicare in maniera chiara quale è l’attività che si intende portare avanti o quali nuovi prodotti/servizi si intendono proporre;
  3. mercato di riferimento: qui generalmente si descrive il mercato di riferimento sia a livello generale che a livello locale, indicandone le caratteristiche ed evidenziando quelle che alle quali il prodotto/servizio si adatta;
  4. organizzazione: in questa parte si definisce come l’azienda deve funzionare a tutti i livelli soprattutto per ciò che concerne le risorse umane necessarie e la dotazione di attrezzature/macchinari;
  5. conto economico e finanziario: questo prospetto definisce in maniera chiara gli aspetti economici (costi e ricavi) relativi al business plan e quelli finanziari (entrate e uscite), con particolare attenzione alla dotazione di capitali necessaria per l’avvio e la gestione del progetto.

La sua preparazione dovrà permettere:

  • all’imprenditore di valutare la validità della sua idea;
  • ai finanziatori esterni (rappresentati da istituti di credito, amministrazioni sovranazionali, nazionali e locali) di valutare la validità del progetto;
  • la valutazione del potenziale commerciale ed innovativo del progetto.

Non esiste un modello prestabilito. Nella parte iniziale è necessario effettuare un riassunto per sintetizzare l’iniziativa, gli obiettivi, le strategie, i costi, i finanziamenti richiesti e l’uso che si intende fare degli stessi. Nella prima parte del business plan dovrà essere redatta una presentazione dell’impresa nella quale andranno riportate tutte le informazioni relative alla struttura societaria, all’oggetto sociale, all’organizzazione, al campo di attività e alle sue prospettive future.

Se l’impresa è una realtà già operativa è importante introdurre chi legge il documento alla sua storia (costituzione, modifiche dell’assetto societario, situazione economico finanziaria e tutti gli altri elementi che consentono di fornire un quadro complessivo dell’azienda) riportando ad esempio eventualmente eventi significativi del passato, come la realizzazione di precedenti progetti, i risultati conseguiti, ecc.

Per una nuova attività invece è opportuno riportare gli stadi di sviluppo dell’iniziativa in corso, le fasi che sono state completate, quelle ancora da completare o da avviare.

Il business plan si compone di due parti o macro-aree di lavoro: la parte iniziale, descrittiva (talvolta definita qualitativa), e quella successiva, che contiene i dati economico-finanziari (talvolta definita quantitativa).

La parte descrittiva è indispensabile per introdurre il lettore all’esposizione dei dati che avverrà nella seconda parte del piano, oltre alla presentazione dell’impresa o del progetto e alla trasmissione della visione imprenditoriale sottostante, si compone di quelle analisi e studi necessari per una corretta comprensione del mercato, della concorrenza, del prodotto/servizio offerto e del piano strategico e operativo.

La parte economico-finanziaria comprende molte aree di analisi di investimento e di bilancio. Il fine è quello di fornire uno strumento che consenta di interpretare i dati raccolti nella prima parte del business plan, disponendoli in una serie di prospetti che guidino il lettore nella valutazione del progetto e che siano al contempo gli strumenti per una presentazione professionale e accurata dello studio.

L’analisi del progetto dovrà essere ora completata con l’analisi delle previsioni economico-finanziarie relative al progetto imprenditoriale. In questa sezione si va a verificare quanto la business idea sia conveniente, sia cioè sufficientemente remunerativa rispetto alle altre forme di investimento, e se la nuova attività economica abbia solvibilità patrimoniale, solvibilità finanziaria e redditività economici.

  • Solvibilità patrimoniale: descrive le capacità dell’impresa di assicurare l’equilibrio tra gli impieghi del capitale (investimenti/attività) e le fonti del finanziamento (capitale proprio o di terzi).
  • Solvibilità finanziaria: esprime le propensioni dell’azienda a far fronte in maniera tempestiva e in ogni momento alle proprie obbligazioni finanziarie (pagamento di salari e stipendi ai dipendenti, pagamento delle fatture ai fornitori, pagamento degli interessi passivi ai finanziatori, rimborso dei finanziamenti, remunerazione degli azionisti, ecc.)
  • Redditività economica: illustra la convenienza economica del progetto, ovvero la capacità dell’impresa di generare il reddito necessario a remunerare gli investimenti effettuati dall’imprenditore in modo più conveniente rispetto ad altri tipi di investimento (per esempio l’acquisto di titoli e\o di beni mobili o immobili).

Attraverso tale valutazione l’imprenditore deve: definire i capitali necessari per avviare l’impresa , individuare le fonti di finanziamento, valutare i profitti dei primi anni di vita, valutare la situazione patrimoniale dell’impresa nei suoi primi anni di vita.

La previsione dei ricavi avviene tramite ricerche di mercato convalidate, e analizza il Risk Margin cioè una percentuale grazie alla quale ridurre i rischi futuri. Maggiori sono le incertezze del business più è auspicabile aumentare il margine di rischio.