Analisi competitors: come fare benchmarking

13 Maggio 2019 Cindy Nicole

In un mercato libero non siamo da soli, ma non per questo devi rinunciare alla tua attività!

In questo articolo parliamo di come l’analisi dei tuoi concorrenti può rivelarsi importante e di come si realizzano le operazioni di benchmarking!

I concorrenti rendono mettono a rischio il tuo lavoro: ti rubano i clienti e quindi anche i tuoi soldi!
Ma se conosci il tuo nemico, puoi rendergli le cose più difficili!

Ecco cosa bisogna fare:

Capire chi sono i tuoi competitors

E’ facile confondersi quando si cerca di individuare chi sono i veri nemici.
Si pensa infatti che i competitors siano le aziende che vendono il nostro stesso prodotto.
Si tratta di una visione superficiale, perché considera solo il mercato di riferimento.

In realtà, un competitor è colui che compete con te nel vendere un prodotto sostituibile al tuo allo stesso target di clienti.

Un produttore di scarpe in pelle fatte a mano che costano 300€ non è un competitor di un produttore di scarpe da ginnastica da 50€ made in China.

Nella categoria “competitors” puoi anche includere i competitors potenziali, cioè dei player che al momento non vendono prodotti concorrenziali ai nostri, ma che probabilmente inizieranno a farlo in futuro.

Raccogliere le informazioni

A questo punto devi iniziare a raccogliere più dati e informazioni possibili sui tuoi rivali.
Non è certamente un’operazione semplice perché ogni azienda tiene ben stretti i suoi segreti, facendo uscire solo le informazioni strettamente necessarie ai fini della comunicazione pubblica.

Ora ti chiederai: dove cerco?
Iniziamo dalla banca dati più accessibile che conosciamo: internet!
Fai una ricerca approfondita su tutti i motori di ricerca che conosci.

Cosa cerco?
Ti saranno utili i documenti societari, reperibili tramite operatori specializzati, le ricerche di mercato e le info sui prodotti concorrenti.

Elaborare le informazioni

Chiaramente, le info si elaborano in base a quale risultato vuoi ottenere.

Lo strumento più utile? I grafici!

Mostrano agli stakeholder le info aggregate in modo accattivante e leggibile rapidamente.
Adottati per confrontare delle caratteristiche e delle evidenze rilevanti per agire di conseguenza.

Tra le caratteristiche più importanti da mettere in luce non bisogna sottovalutare quelle organizzative.

Prendere le decisioni

Presa coscienza della propria situazione e di quella dei concorrenti, bisogna scegliere delle strategie d’azione.

Quest’ultime devono essere finalizzate a migliorare i punti di debolezza rispetto alle altre aziende senza andare ad indebolire i tuoi punti forti.

Importanza del benchmarking

Il benchmarking permette un miglioramento continuo e un’evoluzione costante all’interno dell’organizzazione aziendale.
Grazie a questa tecnica si possono ottenere miglioramenti in molte aree di attività aziendale, raggiungendo più facilmente i seguenti obiettivi:

  1. Soddisfare le attese dei clienti
  2. Coinvolgere direttamente i membri dell’organizzazione
  3. Incrementare la competitività
  4. Determinare obiettivi pertinenti, realistici e raggiungibili
  5. Sviluppare un’accurata misurazione della produttività
  6. Creare supporto e slancio per un cambiamento culturale interno
  7. Definire e affinare le strategie
  8. Prevedere l’insuccesso
  9. Promuovere metodi più efficaci di risoluzione dei problemi
  10. Incentivare la spinta alla creatività


Obiettivi aziendali smart: significato

9 Maggio 2019 Cindy Nicole

L’argomento di oggi è cruciale per la gestione aziendale: gli obiettivi!
Se non si sa dove andare non si arriva da nessuna parte!

Ma quali caratteristiche devono avere questi obiettivi?

Ecco che ci viene incontro il metodo S.M.A.R.T., sviluppato da Peter Drucker nel 1954, come parte integrante della filosofia di gestione aziendale MBO (Management by Objectives).

Si tratta di un sistema per la definizione degli obiettivi, che vengono messi al primo posto rispetto alle attività necessarie per il loro raggiungimento.

Cosa significa S.m.a.r.t.?

E’ l’acronimo di Specific (Specifico) Measurable (Misurabile) Achievable (Realizzabile) Relevant (Rilevante) Time-based (Temporizzabile).

Queste parole-chiave rappresentano degli elementi di analisi che devono essere presi in considerazione prima di stabilire un traguardo aziendale da raggiungere. Analizziamole una per una!

Specific

Un obiettivo dev’essere specifico, quindi circoscritto. Vietate le affermazioni troppo generiche, come “voglio far crescere la mia azienda”. Devi essere più il più chiaro possibile, focalizzandoti su una dimensione in particolare.

Riprendendo l’esempio di prima, puoi riformulare la tua aspirazione in “voglio incrementare il mio fatturato annuo del 10 percento entro il 2020”.

Fatti la domanda: “cosa voglio raggiungere esattamente e perché?”

Measurable

Senza un modo di paragonare i tuoi risultati con il passato, come fai ad essere sicuro di averli ottenuti?
Chiediti quali metriche hai a disposizione per capire se hai effettivamente raggiunto l’obiettivo.

Se non misuri i progressi o i fallimenti non avrai basi per le tue decisioni in futuro.

Se il progetto è a lungo termine e implica il trascorrere di diversi mesi, puoi sempre fissare traguardi intermedi per misurare l’effettivo andamento dei lavori.

Achievable

Un obiettivo dev’essere raggiungibile! Al massimo, puoi fissarlo leggermente più il là della tua portata. Ma non esagerare!
L’obiettivo rappresenta il minimo sindacale. Se il traguardo che hai in testa è impossibile, non riuscirai a crederci fino in fondo e ti affiderai al caso, più che alle azioni concrete!

Relevant

Si tratta di un false friend! Relevant in realtà non significa “rilevante” ma pertinente, adeguato, connesso.

Ma connesso a cosa? Il miglioramento che vuoi vedere nella tua azienda dev’essere coerente e conforme alla vision e alla mission della stessa.
Se il traguardo che hai in mente è diverso dalla vision, forse è il caso di rivedere le tue priorità!

Time-based

E infine, il re dei giudici: il tempo! Proprio perché è la risorsa più scarsa che abbiamo, i nostri obiettivi devono girare intorno a dei limiti temporali adeguati.

La domanda da farsi è: “entro quando voglio vedere un cambio significativo?”. La risposta è una scadenza!

Cos’è la nota di credito? E quella di debito?

7 Maggio 2019 Cindy Nicole

Ti è mai capitato di commettere degli errori quando emetti una fattura? Se sì, devi assolutamente capire come usare le note di variazione: quella di credito e quella di debito.

Le note di variazione: definizione

Una nota di credito è un documento contabile usato per rettificare (stornare totalmente o parzialmente) importi precedentemente fatturati ad un cliente.

La nota di credito fa parte della categoria della nota di variazione, di cui fa parte anche la nota di debito.

Viene emessa da un soggetto passiva IVA e solo in determinate casistiche, ovvero quando:

  1. nella fattura erano presenti errori nel computo delle imposte da applicare;
  2. nella fattura erano presenti errori nella base imponibile riportata;
  3. nella fattura non è stato riportato uno sconto concordato fra le parti;
  4. avviene la rescissione o l’annullamento del contratto precedentemente sottoscritto.

In tutti questi casi, si procede all’emissione della nota di variazione,la cui compilazione è disciplinata dall’art. 26 del D.P.R. 633/1972.

Nota di debito

Come detto, la nota di credito o accredito è una nota di variazione, esattamente come la nota di debito.

Nota di credito e nota di debito si differenziano in base al fatto che l’importo sia superiore o inferiore di quello della fattura originaria.

La nota di debito si applica quando la fattura originaria conteneva un importo più basso del dovuto e, pertanto, il cliente ha un debito nei confronti di chi ha emesso la fattura.

Al contrario, la nota di credito si applica quando la fattura originaria conteneva un importo più alto del dovuto e, pertanto, il cliente vanta un credito nei confronti di chi ha emesso la fattura, se la transazione è già avvenuta.

Come funziona la nota di credito?

Nella pratica, accade che alcuni articoli venduti, consegnati e fatturati risultino difettosi o in eccesso rispetto all’ordine.
Tuttavia, nel caso sia già stata emessa e registrata in contabilità una fattura, l’azienda cliente non può semplicemente restituire la merce giudicata difettosa o di troppo, in quanto la fattura esplicita la quantità di merce effettivamente venduta e sulla quale gravano tributi vari.

L’azienda fornitrice, una volta informata dall’azienda cliente, provvederà alla verifica della situazione e all’eventuale emissione della nota di credito. Questo documento permetterà all’azienda cliente di stornare parte della merce già fatturata, insieme al relativo importo iscritto nei libri contabili e l’IVA.

Le stesse osservazioni valgono nel caso di correzioni per prestazioni di servizi.

Il funzionamento è il medesimo quando il cliente è un privato (persona fisica, fuori da attività professionale).

Quando viene utilizzata una nota di credito?

Come la nota di debito, la nota di credito è emessa anche per sanare errori logistici: errata quantità (effettiva vs documentata) o scambio di articoli (idem per attività o servizi). Più banalmente, si emette nota di accredito in caso di errori materiali nella fattura da stornare (errata intestazione o anagrafica, ecc.). Ma andiamo più nello specifico.

Prima di tutto, dobbiamo distinguere tra le cause sottoposte e non a limiti temporali.

Per le cause sottoposte a limiti temporali, ovvero entro un anno a partire dall’emissione della fattura, i motivi di emissione sono:

  1. sopravvenuto accordo fra le parti, che precedentemente avevano sottoscritto un contratto;
  2. errori di importo nella fattura in misura superiore al dovuto.

Per le cause non sottoposte a limiti temporali:

  1. applicazione di sconti previsti nel contratto, ma non riportati in fattura;
  2. mancato pagamento, parziale o totale, della fattura in caso di pignoramento infruttuoso o fallimento;
  3. risoluzione, recesso o revoca del contratto.

Laddove si dovessero eccedere i termini di emissione, vi è il rischio di incorrere nelle sanzioni previste in caso di omessa fatturazione.

Come si fa la nota di credito?

La nota di credito ha lo stesso valore di una fattura, solo che deve essere esplicitamente denominata in testata “nota di accredito” per essere identificata come tale.
Inoltre, deve contenere le informazioni che indichino la fattura a cui essa fa riferimento.
Pertanto, per compilare una nota di credito occorrono:

  1. la data di compilazione della nota di credito;
  2. un numero progressivo, facente parte di una numerazione che riguarda le note di credito compilate nel corso dell’anno;
  3. i riferimenti di numerazione, data e prodotti/servizi della fattura precedentemente emessa;
  4. le correzioni necessarie alla fattura cui fa riferimento la nota di credito.

Srls: cos’è la società a responsabilità limitata semplificata? Vantaggi e svantaggi

6 Maggio 2019 Cindy Nicole

Analizziamo insieme quali sono le caratteristiche, i pro e i contro della S.r.l. semplificata.

Definizione

La società a responsabilità limitata semplificata è una forma giuridica aziendale che è stata introdotta nel diritto commerciale italiano a partire dal 2012.
Come la s.r.l tradizionale, la s.r.l.s. è una società di capitali: la responsabilità per gli eventuali debiti aziendali si limita al capitale investito.
Dunque, gli imprenditori non mettono a rischio i propri beni personali, che di per sé rappresenta un grande vantaggio ed un incentivo a fare impresa.

Nonostante l’appellativo “società”, come per la s.r.l., è possibile costituirla da soli, con la formula unipersonale.

Obblighi

La s.r.l.s è disciplinata dal Codice Civile (art. 2463 bis) che impone espressamente di indicare in tutti gli atti, la corrispondenza ed il sito internet della società:

  1. la denominazione di società a responsabilità limitata semplificata;
  2. l’ammontare del capitale sottoscritto e versato;
  3. la sede della società;
  4. l’ufficio del registro delle imprese presso cui questa è iscritta.

Caratteristiche

Costituzione

L’altro obbligo fondamentale se si vuole godere dei vantaggi della versione semplificata è il fatto che l’atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico in conformità al modello standard tipizzato con decreto.

Pro: se si ricorre al modello standard, questo documento viene redatto da un notaio, senza che siano dovuti onorari

Capitale minimo

Il capitale viene versato all’amministratore della società che ne rilascia quietanza.
Nella neonata azienda prevale la volontà di chi ha una maggiore partecipazione al capitale sociale.

Pro: è pari ad 1 euro
Contro: il massimo non può superare i 9.999,99 euro

Vantaggi

Il vantaggio più evidente nella costituzione di una s.r.l.s è l’abbattimento di molti degli ingenti costi che un imprenditore affronta quando decide di aprire un’attività.

Quanto viene a costare la costituzione di una s.r.l.s.?

  1. Imposta di Registro: € 200,00.
  2. Diritto annuale: € 120,00 salvo maggiorazione applicata dalla singola Camera di Commercio.
  3. Tassa di concessione governativa € 309,87
  4. Marca da bollo da € 16,00 per ogni 100 pagine di libro sociale
  5. Diritti di segreteria € 25,00 a libro per la vidimazione

Nel caso in cui poi la srls rivesta anche la qualifica di startup innovativa, le relative agevolazioni si sommano e pertanto la costituzione della società viene a costare solamente 202 Euro.

Da questa lista possiamo notare la caratteristica più allettante per i nuovi imprenditori: l’assenza dei costi notarili, ovvero il risparmio di migliaia di euro.

L’altro vantaggio è l’autonomia patrimoniale perfetta di cui gode la società.
Nel caso di insolvenza, ossia l’impossibilità di pagare i debiti, la società può fallire, ma i soci non sono trascinati nel fallimento.

Svantaggi

A differenza della srl ordinaria, quella semplificata è caratterizzata dall’assenza dello statuto.
O meglio, vi è uno statuto standard previsto dalla legge che contiene poche regole indicative.
Ciò significa che le regole per l’amministrazione, la gestione e, soprattutto, i rapporti tra i soci, sono quelle previste dal codice civile.

La conseguenza più significativa è l’impossibilità di disciplinare nel dettaglio e in maniera adeguata i rapporti tra i soci.

Si tratta di un punto di vulnerabilità perché in un modello così rigido e non modificabile, una lite tra due soci può diventare fatale per la società stessa.

Per fare un paio di esempi delle più rilevanti mancanze nella srl semplificata si può citare l’assenza di un diritto di prelazione in caso di cessione delle quote, oppure la mancanza di un termine di durata della società (che comporta la facoltà di ciascun socio di recedere senza giusto motivo, con preavviso di legge).

Come accedere al cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate

30 Aprile 2019 Cindy Nicole

Scopriamo cos’è e quali sono i vantaggi.

Cos’è il cassetto fiscale 2019?

Il cassetto fiscale  2019 è un servizio on line offerto dall’Agenzia delle Entrate che serve per dialogare con Equitalia o Agenzia della Riscossione, INPS e INAIL.
Serve anche per la consultazione della propria posizione fiscale e per la lavorazione di alcune pratiche amministrative.
E’ uno strumento di particolare importanza che la Pubblica Amministrazione ha messo a disposizione dei cittadini per dialogare, inviare comunicazioni, consultare, scaricare la propria dichiarazione dei redditi, effettuare la consultazione della posizione fiscale e dei dati personali (es:immobili posseduti, spese per la ristrutturazione effettuare nell’anno, residenza e domicilio fiscale, familiari a carico etc).

A chi serve?

Il servizio è rivolto e può essere utile a tutti i cittadini, residenti o non.

Per i lavoratori autonomi e professionisti diviene oggi imprescindibile l’accesso e l’utilizzo di questo canale di comunicazione.
Ancor di più con l’introduzione della fatturazione elettronica.
Attraverso il cassetto fiscale sarà possibile anche accedere alla funzione dati e fatture con cui generare la fatturazione elettronica in formato Xml, trasmetterla allo SDI e effettuare anche la conservazione sostitutiva della documentazione.

Un’utilità interessante

Grazie al cassetto fiscale, possiamo verificare la nostra posizione fiscale, anche nel caso in cui ci sia una contestazione da parte della Pubblica Amministrazione e di Equitalia, ora agenzia della riscossione.

Infatti sarà possibile consultare, oltre alla propria posizione anagrafica, i dati relativi alle Dichiarazioni Fiscali degli anni passati, i rimborsi ed i condoni concordati, e tutti i versamenti effettuati negli anni tramite i Modelli di pagamento F24 ed F24.
Sarà inoltre possibile risalire a tutti i dati della propria Partita IVA, ai vari Codici ATECO inseriti nella stessa, all’ eventuale iscrizione al VIES, ed a tutte le informazioni riguardanti gli Studi di Settore.

I documenti sono disponibili online. In alternativa si possono salvare offline e stampare come documenti in formato PDF per l’archiviazione digitale.

Modalità di accesso

Per richiedere l’accesso al cassetto fiscale, bisogna rivolgersi all’Agenzia delle Entrate e iscriversi a Fisconline o Entratel (se si è un contribuente o un intermediario). È necessario indicare o esibire un documento personale per accertare la propria identità.

Potrai richiedere l’accesso in 2 modi:

  1. Presso gli uffici dell’ Agenzia delle Entrate. In questo caso dovrai recarti fisicamente presso qualsiasi ufficio dell’ Agenzia delle Entrate presente nel territorio italiano e potrai richiedere immediatamente il tuo codice PIN (e la relativa password provvisoria). Ti verrà rilasciato in questo modo il PIN competo, utilizzabile immediatamente.
  2. Online tramite il portale dell’ Agenzia delle Entrate. Questo secondo metodo è sicuramente più agevole, in quando non dovrai fisicamente recati presso gli uffici, ma più lungo. Infatti, tramite il portale, ti verrà rilasciata immediatamente solo la prima metà del PIN, la seconda metà invece ti verrà recapitata gratuitamente presso la tua residenza direttamene in busta entro 10 giorni circa dalla richiesta. Se si possiede un’identità Spid(Sistema pubblico di identità digitale), è altresì possibile accedere all’area riservata e dunque avere piena disponibilità del proprio cassetto fiscale.


Regime dei minimi 2019

24 Aprile 2019 Cindy Nicole

Analizziamo insieme la nuova normativa al riguardo.
Segui questa guida sui requisiti e le caratteristiche del nuovo regime dei minimi, detto anche forfettario.

Storia e definizione

Il regime dei minimi è stato introdotto nel 2008 e interessa gli imprenditori individuali e i lavoratori autonomi.
Non prevede l’applicazione di Iva, Irap e studi di settore.
Si tratta, dunque, di un regime fiscale agevolato, volto a favorire la costituzione di nuove imprese, soprattutto da parte di giovani e lavoratori in mobilità.

Dal 2012 l’imposta sostitutiva a cui è soggetto il reddito è stata ridotta dal 20% al 5%.

Nel 2015 entra in vigore il regime forfettario, ovvero un regime contabile agevolato, riservato a:

  1. professionisti
  2. persone fisiche
  3. imprenditori

Sempre nel 2015, sono stati emanati dei decreti legislativi che distinguono tra:

  1. regime ordinario
  2. regime forfettario
  3. regime semplificato

Quindi:

  1. chi apre un’attività dopo il 1 gennaio 2015 si avvale del regime forfettario 2018, se in possesso dei requisiti
  2. chi gode del regime dei minimi ante 2015 può scegliere se passare al forfettario o di permanere nel regime del 2019

Dal 2017 il regime dei minimi non viene più applicato a tempo indeterminato e a prescindere dalla data di inizio attività, ma:

  1. interessa solo chi ha intrapreso un’attività d’impresa, arte o professione dopo il 31 dicembre 2007
  2. vale per il periodo d’imposta in cui l’attività è iniziata e per i 4 successivi
  3. per i giovani, questo periodo può essere maggiore, ma non oltre il periodo di imposta di compimento dei 35 anni d’età.

Cosa succede nel 2019

Per chi ha già aperto una partita IVA rimane in vigore il vecchio sistema, a meno che non si abbia i requisiti per il passaggio al nuovo.

Se si richiede il passaggio al regime forfettario 2019, è previsto:

  1. un’aliquota sostitutiva del 15%
  2. riduzione dei contributi INPS
  3. semplificazioni fiscali
  4. soglia di reddito che consente l’accesso al regime agevolato passa da 30mila a 65mila euro

A chi, invece, apre una nuova attività dal 2019 viene applicato il regime forfettario.

Requisiti 2019

Per il passaggio al nuovo regime forfettario, i requisiti sono:

  1. svolgimento di attività artistica, di impresa e di lavoro autonomo e professionale svolta in forma individuale (non sono quindi ammesse al regime forfettario le società e gli altri soggetti collettivi)
  2. limite di ricavi non superiore ad euro 65.000,00
  3. divieto di svolgimento in prevalenza dell’attività nei confronti del proprio datore di lavoro o di un soggetto che lo è stato nei due anni precedenti o di un soggetto ad esso riconducibile
  4. divieto di partecipazione a società di persone, associazioni, imprese familiari
  5. divieto di controllo, direttamente o indirettamente, di Srl o associazioni in partecipazione che esercitano attività direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dal soggetto in forfait.

Vengono esclusi dal nuovo regime:

  1. i soggetti che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfetari di determinazione del reddito
  2. i soggetti non residenti, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea, o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che assicuri un adeguato scambio di informazioni, e producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto
  3. i soggetti che effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi
  4. i soggetti che partecipano contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari , o che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa arti o professioni
  5. le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a tali datori di lavoro

Spero che le informazioni siano state chiare e utili!

Cos’è la marca da bollo telematica digitale 2019?

23 Aprile 2019 Cindy Nicole

Come funziona? Come e quando va applicata? Come si assolve? Dove acquistarla?
Risolviamo tutti i dubbi:

Definizione

La marca da bollo è un’imposta che sostituisce l’Iva nei casi in cui non sia esigibile.
Nel 2019, ha preso piede la marca da bollo virtuale, ovvero la versione elettronica di quella tradizionale.

Quando viene applicata?

Prestazioni occasionali

Sono definiti lavoratori occasionali coloro che esercitano saltuariamente un’attività lavorativa per non più di 30 giorni con lo stesso committente e che emettono ricevute fino all’importo massimo di 5.000 euro.

Per questi soggetti non esiste l’obbligo di apertura della partita Iva.
Pertanto quando emettono la ricevuta (non la fattura), i collaboratori devono pagare l’imposta di bollo sui guadagni netti superiori di 77,47 euro.

Lo stesso discorso vale anche per i contribuenti rientranti nel regime dei minimi.

Medici

Anche i professionisti e medici che lavorano in campo sanitario sono soggetti all’obbligo dell’imposta di bollo da € 2,00.

Altre occasioni

Tutti gli altri casi sono indicati nel DPR 642/72. Alcuni esempi sono:

  • le ricevute o le fatture esenti da IVA
  • i conti correnti bancari e postali se si supera la soglia dei 5.000 euro
  • le cambiali
  • la registrazione dei contratti di locazione

Per titolari di partita IVA

A partire dal 1° gennaio 2015, i contribuenti che hanno scelto di assolvere al pagamento dell’imposta di bollo in modo virtuale, devono presentare una dichiarazione consuntiva contenente il numero degli atti e documenti emessi nell’anno solare precedente, distinti per voce di tariffa, utilizzando l’apposito modello.

La dichiarazione deve essere trasmessa esclusivamente in via telematica all’Agenzia delle Entrate, direttamente on line o tramite intermediario, entro il mese di gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento.

Come funziona? Step per l’acquisto

A differenza di quella tradizionale comprata dal tabaccaio, la marca da bollo digitale si può acquistare esclusivamente sui siti internet delle Pubbliche Amministrazioni che:

  • offrono servizi interattivi di dialogo con gli utenti per la richiesta telematica e il rilascio dei documenti elettronici
  • hanno aderito al Nodo dei Pagamenti dell’Agenzia per l’Italia Digitale (pagoPA).

Il pagamento avviene direttamente online con addebito in conto, carta di debito o prepagata attraverso i servizi di pagamento del Sistema pagoPA.

Nella procedura, il cittadino:

  1. si collega al sito istituzionale dell’amministrazione presso la quale deve presentare un’istanza o richiedere un atto in bollo
  2. Dopo aver compilato i dati richiesti, sceglie uno dei PSP convenzionati con l’Agenzia delle Entrate, ovvero un intermediario autorizzato alla vendita di marca da bollo
  3. Invia il messaggio di Richiesta di Pagamento Telematico (RPT)
  4. Completa l’operazione di acquisto sul sito del PSP, che viene veicolata verso il sito della PA come allegato della Ricevuta Telematica

Cos’è la ritenuta d’acconto?

19 Aprile 2019 Cindy Nicole

Come funziona? Come si differenzia a seconda della tipologia di professionista? Quali sono le sue modalità di emissione?
Ecco tutte le risposte:

Definizione

La ritenuta d’acconto è una trattenuta IRPEF sulle somme di denaro percepite da clienti titolari di partita IVA.
Non è applicabile verso i privati ma può venire operata nei confronti di un collaboratore.

Si tratta di un anticipo sulle imposte complessivamente dovute, quindi va detratto dall’ammontare delle ritenute subite in fase di compilazione della dichiarazione dei redditi.

Dunque, è il cliente stesso che anticipa parte delle tasse che andranno liquidate con la dichiarazione dei redditi, attraverso lo strumento dell’F24.
In questo senso, agisce come sostituto d’imposta, in quanto è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri, e deve esercitare la rivalsa se non è diversamente stabilito in modo espresso.

Come si calcola

La percentuale della ritenuta d’acconto è pari al 20% per i professionisti residenti in Italia e al 30% per i non residenti.

In fattura, la ritenuta si applica sul valore complessivo, che comprende:

  1. il compenso fissato con il cliente
  2. gli eventuali rimborsi spese
  3. la rivalsa INPS.
  4. le spese documentate anticipate dal professionista e rimborsate dal committente.

È invece esclusa dalla base imponibile l’eventuale Cassa previdenziale. 

Professionisti senza cassa previdenziale

professionisti senza cassa previdenziale possono addebitare ai committenti il 4% dei corrispettivi lordi.
E’ una maggiorazione a carico del cliente che aumenta i loro corrispettivi, quindi è stata resa imponibile ai fini IRPEF, assoggettata a ritenuta d’acconto e all’IVA.

Professionisti con cassa di categoria

Sono quelli iscritti ad un albo, che dispongono di una cassa di categoria alla quale versare i contributi.

I contributi integrativi sono calcolati sul volume d’affari ai fini IVA e vengono addebitati in fattura al cliente.
A differenza dei professionisti senza cassa, l’aliquota di rivalsa non è sempre del 4%, ma varia a seconda della cassa di previdenza alla quale si appartiene.

Dal punto di vista fiscale questo contributo integrativo deve essere assoggettato ad IVA ma non è assoggettato ad IRPEF, in quanto non ha la natura di corrispettivo.
Pertanto non concorre base imponibile per il calcolo della ritenuta d’acconto.

Collaborazione occasionale

Nel caso in cui datore di lavoro si avvalga di collaboratori sprovvisti di partita IVA per collaborazioni che non superino i 5.000€ di compenso lordo nell’anno, si usa la formula della collaborazione occasionale, comunemente chiamata collaborazione a ritenuta d’acconto.

Formalmente è il collaboratore che consegna la ricevuta al committente come se fosse una fattura.
In realtà spesso è il committente che fornisce un modello di ricevuta che il collaboratore firma e consegna perché quest’ultimo non sempre sa produrla, non essendo un vero e proprio professionista.

Dal punto di vista fiscale la ricevuta conterrà:

  • La data e il numero della ricevuta
  • I dati del collaboratore (incluso codice fiscale)
  • I dati del committente (inclusi codice fiscale e partita IVA)
  • La descrizione dell’attività prestata
  • L’importo del compenso lordo
  • L’importo della ritenuta d’acconto
  • L’importo netto (lordo – ritenuta d’acconto)

Una volta consegnata la ricevuta al committente, questo provvede a:

  • Versare l’importo netto al collaboratore (preferibilmente con una forma tracciabile, ex. bonifico bancario)
  • Versare l’importo della ritenuta d’acconto allo Stato per conto del collaboratore entro il 16 del mese successivo alla data della ricevuta.

Quindi:

  • La spesa totale del committente è pari al lordo.
  • L’incasso del collaboratore è pari al netto
  • Lo Stato prende subito il 20% di tasse del collaboratore attraverso il committente. Al momento della dichiarazione dei redditi l’anno successivo, a seconda dei redditi totali e di eventuali deduzioni e detrazioni, lo Stato potrà:
    • nel caso in cui non fosse dovuta, restituire al collaboratore parte o l’intera percentuale pagata (sotto forma di credito di imposta)
    • nel caso in cui le tasse dovute eccedessero il 20% già versato, chiedere un conguaglio.

Chi decide di lavorare in ritenuta d’acconto dovrà applicarla (e quindi fare la relativa ricevuta come spiegato prima) su questi compensi:

  • prestazioni autonome e occasionali;
  • partecipazione agli utili;
  • prestazioni a terzi o nel loro interesse;
  • assunzione di obblighi;
  • contratti di associazione in partecipazione in caso di prestazione esclusivamente lavorativa;
  • utili per promotori e soci fondatori di una società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata;
  • cessione di diritto d’autore;
  • diritti per opere di ingegno ceduti da persone fisiche che le hanno acquistate.

La ritenuta d’acconto non va applicata, invece sui compensi inferiori a 25,82 euro per prestazioni di lavoro autonomo occasionale corrisposti da enti pubblici o privati che non hanno come oggetto principale l’esercizio di attività commerciali.

Nuovo aggiornamento per softshop che passa alla versione 4.1

3 Aprile 2019 admin

Oggi con grande orgoglio e piacere noi di Arkosoft vi vogliamo presentare un nuovo aggiornamento per Softshop il seguente aggiornamento introduce molte nuove funzionalità e fissa dei bug “Noti” della versione precedente. Le correzioni svolte sono:

softshop
softshop 4.1 introduzione Backup / Gestione Password !
  • Velocizzata l’apertura del magazzino
  • Aggiunto il tasto “non chiudere la finestra dopo il Ricarico”
  • Aggiunto il modulo Password (“Ora potrete impostare una password nelle varie Aree del software”)
  • Aggiunto il modulo Backup (“Ora potrete scegliere la cartella ed il giorno in cui il software dovrà effettuare il backup Automatico”)
  • Sistemato meglio la Stampa delle Etichette
  • Aggiunto il tasto non cancellare la categoria dopo il Ricarico del prodotto
  • Sistemata la Tracciabilità della fattura scaricata
  • Aggiunto un tasto nel magazzino per cancellare i prodotti a quantità 0
  • Sistemato e ridisegnato il modulo per la fatturazione Elettronica
  • Sistemato alcuni bug sul Modulo DDT e LibroCassa!
  • Sistemata la Tabulazione nel carico dei prodotti!
  • Sistemato il tasto non chiudere la finestra dopo lo “Scarico”
negozio online
  • Aggiunta L’importazione del magazzino da file CSV !
  • Aggiunto nel modulo fatture la Nota di Credito.
  • Aggiunta la possibilità di caricare prodotti con il prezzo negativo nel modulo fatture
  • Aggiunta la possibilità di inserire uno sconto nel totale della fattura
  • Migliorata la gestione della fatturazione elettronica e invio automatico con lo SPIN

Ringraziamo di cuore tutte le Aziende che continuano ad usare i nostri prodotti , e ci danno la possibilità di Continuare lo sviluppo di Softshop

Inoltre Vi ricordiamo che chi ha già installato il software la versione 4.0 dovrà semplicemente aprire il programma ed attendere che il software scarichi l’aggiornamento per poi installare ed aggiornare gli appositi file.

Cos’è il Business Model Canvas?

22 Marzo 2019 Cindy Nicole
Strategie aziendali

Oggi il Business Model Canvas è riconosciuto come standard internazionale e viene insegnato nelle migliori business school del mondo.

Se sei a digiuno da linguaggio economico, è meglio che iniziamo facendo chiarezza su alcuni concetti.

Che cos’è un business model?

Il Business Model descrive la logica con la quale un’organizzazione crea, distribuisce e cattura valore.

Perché è così importante?
Ogni azienda deve creare valore per i propri clienti per avere successo.

Cosa rappresenta il valore in ambito aziendale?
E’ la motivazione per la quale un cliente è indotto a scegliere il tuo prodotto o servizio.

Come si misura?
Si rileva in termini di valore offerto, ossia la differenza tra benefici ricevuti e costi sostenuti.

Come si crea il valore?
Se cliente percepisce più alto il valore quando il prezzo (costo) è minimo e la qualità massima (beneficio), l’azienda deve cercare di conciliare l’obiettivo di avere un alto profitto con quello di mantenere uno standard elevato, anche se più oneroso.

Perché il Business Model è così importante?

Spesso ci si chiede come piccole start up possano diventare pericolose gli imperi delle multinazionali.
La risposta è che vince sul mercato chi è riuscito a innovare il Business Model della sua azienda.

Quando si deve innovare il Business Model?

Il modello di business è paragonabile ad un sistema operativo di un computer, che definisce le relazioni e il comportamento di ogni singolo elemento che lo compone.

Fare Business Model innovation consiste nell’aggiornare questo sistema, che diventa obsoleto quando:

  1. Compaiono nuove minacce dall’esterno, ad esempio nuovi competitors
  2. Nascono nuovi bisogni nel target
  3. il sistema si dimostra inefficiente per raggiungere gli obiettivi aziendali, per esempio se si riduce la marginalità

Cos’è il Business Model Canvas?

Si tratta di uno strumento strategico di Business Design che utilizza il linguaggio visuale per creare e sviluppare modelli di business innovativi, ad alto valore.

Il suo grande vantaggio è il fatto che consente di rappresentare visivamente il Business Model, che comporta un miglior impatto comunicativo.

Infatti, col Business Model Canvas, tutti hanno la possibilità di comprendere elementi complessi che riguardano il funzionamento di un’intera azienda, in modo semplice ed estremamente intuitivo.
Ciò avviene grazie ad un linguaggio visuale rapido da apprendere e accessibile, nonostante le diversità di background professionale tra i partecipanti.

Questo modello è stato ideato da Alexander Osterwalder e se vai nel suo sito troverai maggiori info.

Come si utilizza?

Il Business Model Canvas può essere stampato in grandi dimensioni per facilitare il lavoro di gruppo.

Le persone, infatti, possono disegnare e discutere gli elementi del nuovo modello di business con post-it e pennarelli.
Questo approccio dinamico e partecipativo, facilità la condivisione di punti di vista.

Lo schema del modello Canvas prevede 9 sezioni da analizzare:

1.Segmenti di clientela
E’ estremamente importante individuare le necessità e i problemi del target. Dopo aver fatto questa operazione, sarà possibile definire a quale tipo di mercato ci si rivolge: di massa, di nicchia, diversificato o multi-sided.

2.Proposte di valore
Sono diverse in base alle esigenze del segmento di clientela

3.Canali
Bisogna individuare il canale distributivo preferito da ogni segmento di clientela per distribuire al meglio il proprio prodotto/servizio.

4.Relazioni con i clienti
E’ la sezione dedicata alla cura del cliente successiva all’acquisto per instaurare un legame di fiducia. Può avvenire attraverso varie modalità: assistenza post-vendita, creazione di una community virtuale o altri tipi di coinvolgimento.

5.Flussi di ricavi
E’ una parte strategica in cui si analizza da dove arrivano i ricavi, e quindi chi dovrà pagare il mio prezzo (i banner pubblicitari o chi usufruisce del servizio?) e in che modalità.

6.Risorse chiave
Qui vanno indicati tutti gli elementi necessari per la realizzazione dell’idea di business. Le 4 principali risorse sono quelle intellettuali, fisiche, finanziarie e umane.

7.Attività chiave
Permettere di individuare quali siano le attività strategiche su cui concentrarsi rispetto ad altre attività collaterali.

8.Partner chiave
Cruciali per ridurre i costi, visto che possono dar origine a gruppi di acquisto. Si può decidere di avere delle relazioni con società non concorrenti in un rapporto di fornitore-cliente, ma si possono valutare anche i rapporti commerciali con società potenzialmente concorrenti ma la cui unione di competenze potrebbe creare dei nuovi prodotti che attraggano uno specifico settore di clientela. 

9.Struttura dei costi
Consiste nell’analizzare l’equilibrio tra i costi fissi e i costi variabili e di individuare possibili economie di scala.
A proposito, saprai benissimo che la gestione del magazzino rappresenta un altissimo costo fisso.
Grazie ad un software come Softshop, lo puoi ridurre significativamente.
In questa sezione si capisce se ciò su cui punta l’impresa è la riduzione dei costi o il valore.