Ritenuta d’acconto: Caratteristiche e quando applicarla

autore articolo Lucia Di Noi data articolo 17 Luglio 2019 commenti articolo 0 commenti

Parlare di fisco e tasse non è mai un momento particolarmente piacevole. Questo è dovuto all’oscurità della materia e dei suoi termini. Tuttavia è indispensabile conoscerli ed uno tra i più discussi è la ritenuta d’acconto. Non sembra mai veramente chiaro, quando questa si applichi e come si esegua il calcolo della ritenuta d’acconto.

In questo articolo, troverai che cos’è la ritenuta d’acconto, quando si applica e come si calcola.

Che cosa è la ritenuta d’acconto e quando si applica

Si tratta di una percentuale sulle somme corrisposte per una prestazione lavorativa, che viene trattenuta dal datore di lavoro. Questa percentuale è versata nelle casse dello Stato per conto del lavoratore, detto percipiente, dal datore che, invece, prende il nome di sostituto d’imposta.

Redditi sottoposti a ritenuta d’acconto

La ritenuta si applica a tutti i compensi di lavoro che hanno queste caratteristiche:

  • prestazioni di lavoro autonomo e occasionali;
  • prestazioni di lavoro rese a terzi o nell’ interesse di terzi;
  • sugli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione;
  • sui redditi derivanti dalla cessione dei diritti d’autore;
  • sui diritti derivanti da opere di ingegno, ceduti da persone fisiche non imprenditori o professionisti che le hanno acquistate.

Sono da escludere, invece tutti i compensi che inferiori a 25,82 euro, purché non si tratti di acconti il cui corrispettivo risulta superiore a tale somma. Allo stesso modo, sono da escludere i compensi corrisposti da enti pubblici ed enti privati, non aventi come oggetto principale l’esercizio di attività commerciali.

Importi su cui si applica la ritenuta d’acconto

Innanzitutto,rientrano nella base imponibile retribuzione professionali ma anche:

  • rimborsi per le spese di viaggio, vitto e alloggio;
  • tutte le spese documentate anticipate dal professionista e rimborsate dal datore di lavoro;
  • contributo Inps addebitato al cliente (4%).

Non rientrano, nella base imponibile:

  • contributi previdenziali e assistenziali ;
  • contributi per la cassa nazionale degli ordini professionali;
  • rimborsi spese anticipate non documentate in maniera analitica.

Le aliquote

Non tutti i redditi e non tutti i soggetti sono sottoposti alla stessa aliquota . Per i redditi derivanti da lavoro autonomo,in italia, si effettua una ritenuta d’acconto pari al 20%. Se invece la prestazione è stata eseguita da un soggetto non residente in Italia, allora il titolo di imposta sarà pari al 30% della somma corrisposta.

Rientrano fra le somme che contribuiscono alla formazione della base imponibile, per il calcolo della ritenuta d’acconto:

  • compensi professionali;
  • rimborsi a piè di lista per le spese di viaggio, vitto e alloggio;
  • spese documentate anticipate dal professionista e rimborsate dal committente;

Non concorrono alla base imponibile:

  • contributi previdenziali previsti dalla legge a carico del soggetto che li corrisponde;
  • eventuale addebito per la cassa nazionale dell’ordine professionale;
  • compensi ricevuti a titolo di rimborso.

Quando e come si versa una ritenuta d’acconto

Entro il 16 del mese successivo al pagamento della prestazione lavorativa, il datore di lavoro è tenuto al versamento della ritenuta d’acconto. Nel caso ci si ritrovasse in un giorno festivo (compreso il sabato), allora il versamento potrà avvenire nel primo giorno lavorativo.

Per il versamento della ritenuta, si dovrà utilizzare il Modello F24 dell’Agenzia delle Entrate, solo telematicamente per i sostituti di imposta titolari di Partita Iva, utilizzando il codice tributo 1040.

Avvenuto il versamento, il soggetto dovrà certificarlo. Nella certificazione ci dovrà essere l’ammontare delle somme corrisposte; l’ammontare delle ritenute, delle detrazioni di imposta e dei contributi previdenziali e assistenziali; altri eventuali dati, quali, per esempio, il contributo professionale.

Prestazione occasionale

La ritenuta d’acconto per prestazione occasionale consente al datore di lavoro di pagare un proprio collaboratore, come un professionista dotato di Partita Iva. Tuttavia, il collaboratore in questione non deve rientrare fra coloro i quali sono obbligati ad avere una Partita Iva. In parole povere il suo guadagno annuo deve essere inferiore a 5.000 euro.

Essenziale è la ricevuta in cui dovranno essere riporati i dati del committente e quelli del collaboratore; la data di emissione della ricevuta stessa; la descrizione della prestazione lavorativa; l’importo lordo per la prestazione e l’importo netto, cioè ridotto del 20%.

Il datore di lavoro, procederà alla liquidazione della somma lorda. Al collaboratore, andrà solo la somma netta, mentre il 20% è quanto il committente versa allo Stato come tasse. Tali somme, potranno essere verificate dall’Agenzia delle Entrate.

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