Regime Forfettario 2019: requisiti d’accesso

16 Luglio 2019 Lucia Di Noi

I requisiti per l’accesso al nuovo regime forfettario anche detto regime dei minimi 2019.

Dal 1 gennaio 2015 è stato istituito un nuovo regime fiscale agevolato denominato Regime Forfettario destinato a persone fisiche esercenti attività d’impresa o di lavoro autonomo con determinati requisiti.
Dal 2015 tutti i regimi agevolati precedentemente esistenti sono stati abrogati:

  • il regime delle nuove iniziative produttive (art. 13 della L. 388/2000);
  • il regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità, detto regime dei nuovi minimi (art. 27 co. 1 e 2 del D.L. n. 98/2011);
  • il regime contabile agevolato per gli “ex minimi” (art. 27 co. 3 del D.L. n. 98/2011).

Quindi dal 2016 il nuovo regime forfettario è diventato l’unico regime agevolato utilizzabile sia dai contribuenti che intendono cimentarsi in una nuova attività sia da coloro già in attività, previa la presenza dei requisiti previsti.
Tuttavia numerosi requisiti sono stati introdotti per l’accesso e la permanenza negli esercizi successivi.

Requisiti per il regime forfettario 2019

Il regime in esame è fruibile dalle persone fisiche esercenti un’attività d’impresa, di arte o professione purché in possesso dei requisiti stabiliti e che, non incorrano in una delle cause di esclusione previste. Le società di persone e i soggetti equiparati di cui all’art. 5 del Tuir, quali le associazioni professionali invece, ne sono escluse.

La Legge di bilancio 2019 ha modificato i requisiti di accesso e di permanenza.

Fino al 31 dicembre 2018 l’accesso al regime era possibile coloro che nell’ anno precedente erano in possesso di queste caratteristiche:

  • limite dei ricavi e compensi non superiore ai limiti indicati variabili da € 25.000 ad € 50.000 a seconda dell’attività;
  • spese per lavoro dipendente non superiori ad € 5.000 lordi;
  • costo complessivo per l’acquisto di beni ammortizzabili non superiore ad € 20.000.

A causa delle modifiche apportate il limite dei ricavi e dei compensi è stato innalzato a € 65.000 per tutte le attività.

Le modifiche apportate partono dall’1° gennaio 2019. Di conseguenza, coloro che sono già in attività devono verificare i requisiti basandosi sui dati dell’anno precedente mentre coloro che intendono aprire una nuova attività verificheranno i requisiti su dati presunti.

Per accedere al regime agevolato i ricavi o compensi percepiti non devono essere superiori ai limiti indicati a seconda del codice ATECO 2007 che contraddistingue l’attività esercitata. Inoltre le spese sostenute non avranno rilevanza nel nuovo regime.

Il superamento della nuova soglia di Euro 65.000 determina la fuoriuscita dal regime ed in questo caso,dovrà ,nel 2020 ,adottare il regime ordinario.
Il limite dei ricavi e dei compensi deve essere ragguagliato ad anno in caso di inizio di attività.

Cause d’esclusione dal nuovo regime forfettario

La legge di Bilancio 2019 ha modificato alcune delle cause di esclusione dal regime forfetario e, nello specifico, non possono applicare il regime forfetario:

  • le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini dell’imposta;
  • i soggetti non residenti, ad eccezione di quelli che sono residenti in uno degli Stati membri dell’Unione europea;
  • i soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato;
  • gli esercenti di attività d’impresa, arti o professioni che,contemporaneamente all’ esercizio dell’attività,partecipano a società di persone professionali o familiari ;
  • le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro.


Fino al 2018 non era possibile accedere al regime forfetario nel caso di partecipazione in società di persone o associazioni professionali. Invece,con le nuove disposizioni,non possono utilizzare il regime forfetario per l’attività d’impresa o di lavoro autonomo i soggetti che:

  • possiedono una partecipazione in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari;
  • oppure controllano, direttamente o indirettamente, srl o associazioni in partecipazione.

Due sono quindi i requisiti che qualificano una partecipazione in una srl e che determinano l’esclusione del soggetto dal regime forfetario:

  • si deve trattare deve trattare di una partecipazione che determini, direttamente o indirettamente, il controllo della società;
  • l’attività economica svolta dalla srl deve essere riconducibile a quella svolta dal soggetto in regime forfetario.

Lavoro dipendente

Fino al 2018, non era possibile accedere al regime forfetario per i soggetti che nell ’anno precedente avevano redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a lavoro dipendente, eccedenti di euro 30.000. La verifica di questa soglia non era importante se il rapporto di lavoro era cessato.

In base alle nuove disposizioni non possono utilizzare il regime le persone fisiche la cui attività d’impresa o di lavoro autonomo sia esercitata, prevalentemente, nei confronti di datori di lavoro, o soggetti direttamente o indirettamente ad essi riconducibili, con i quali:
sono in corso rapporti di lavoro;
oppure erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta.

Per ulteriori delucidazioni sul regime dei minimi 2019, clicca qui.

Srls: società a responsabilità limitata semplificata?

6 Maggio 2019 Cindy Nicole

Analizziamo insieme quali sono le caratteristiche, i pro e i contro della Srls ovvero la società a responsabilità limitata semplificata.

Definizione della srls

La società a responsabilità limitata semplificata è una forma giuridica aziendale che è stata introdotta nel diritto commerciale italiano a partire dal 2012.
Come la s.r.l tradizionale, la s.r.l.s. è una società di capitali: la responsabilità per gli eventuali debiti aziendali si limita al capitale investito.
Dunque, gli imprenditori non mettono a rischio i propri beni personali, che di per sé rappresenta un grande vantaggio ed un incentivo a fare impresa.

Nonostante l’appellativo “società”, come per la s.r.l., è possibile costituirla da soli, con la formula unipersonale.

Obblighi

La s.r.l.s è disciplinata dal Codice Civile (art. 2463 bis) che impone espressamente di indicare in tutti gli atti, la corrispondenza ed il sito internet della società:

  1. la denominazione di società a responsabilità limitata semplificata;
  2. l’ammontare del capitale sottoscritto e versato;
  3. la sede della società;
  4. l’ufficio del registro delle imprese presso cui questa è iscritta.

Caratteristiche

Costituzione

L’altro obbligo fondamentale se si vuole godere dei vantaggi della versione semplificata è il fatto che l’atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico in conformità al modello standard tipizzato con decreto.

Pro: se si ricorre al modello standard, questo documento viene redatto da un notaio, senza che siano dovuti onorari

Capitale minimo

Il capitale viene versato all’amministratore della società che ne rilascia quietanza.
Nella neonata azienda prevale la volontà di chi ha una maggiore partecipazione al capitale sociale.

Pro: è pari ad 1 euro
Contro: il massimo non può superare i 9.999,99 euro

Vantaggi

Il vantaggio più evidente nella costituzione di una s.r.l.s è l’abbattimento di molti degli ingenti costi che un imprenditore affronta quando decide di aprire un’attività.

Quanto viene a costare la costituzione di una s.r.l.s.?

  1. Imposta di Registro: € 200,00.
  2. Diritto annuale: € 120,00 salvo maggiorazione applicata dalla singola Camera di Commercio.
  3. Tassa di concessione governativa € 309,87
  4. Marca da bollo da € 16,00 per ogni 100 pagine di libro sociale
  5. Diritti di segreteria € 25,00 a libro per la vidimazione

Nel caso in cui poi la srls rivesta anche la qualifica di startup innovativa, le relative agevolazioni si sommano e pertanto la costituzione della società viene a costare solamente 202 Euro.

Da questa lista possiamo notare la caratteristica più allettante per i nuovi imprenditori: l’assenza dei costi notarili, ovvero il risparmio di migliaia di euro.

L’altro vantaggio è l’autonomia patrimoniale perfetta di cui gode la società.
Nel caso di insolvenza, ossia l’impossibilità di pagare i debiti, la società può fallire, ma i soci non sono trascinati nel fallimento.

Svantaggi

A differenza della srl ordinaria, quella semplificata è caratterizzata dall’assenza dello statuto.
O meglio, vi è uno statuto standard previsto dalla legge che contiene poche regole indicative.
Ciò significa che le regole per l’amministrazione, la gestione e, soprattutto, i rapporti tra i soci, sono quelle previste dal codice civile.

La conseguenza più significativa è l’impossibilità di disciplinare nel dettaglio e in maniera adeguata i rapporti tra i soci.

Si tratta di un punto di vulnerabilità perché in un modello così rigido e non modificabile, una lite tra due soci può diventare fatale per la società stessa.

Per fare un paio di esempi delle più rilevanti mancanze nella srl semplificata si può citare l’assenza di un diritto di prelazione in caso di cessione delle quote, oppure la mancanza di un termine di durata della società (che comporta la facoltà di ciascun socio di recedere senza giusto motivo, con preavviso di legge).

Aprire una SAS: guida in pillole per la costituzione

10 Agosto 2018 admin

Aprire una SAS: guida in pillole per la costituzione!

La Società in accomandita semplice, comunemente chiamata SAS, è una società di persone commerciale o no, composta da due differenti categorie di soci: il socio accomandatario e il socio accomandante. Il socio accomandatario risponde delle obbligazioni contratte dalla società limitatamente alla quota conferita. Mentre il socio accomandante risponde solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali e spesso ad essi è attribuita l’amministrazione, nonché la rappresentanza della società.

La costituzione della SAS, si fa attraverso un atto pubblico o una scrittura privata stipulata di fronte ad notaio,che comporta un atto costitutivo e lo statuto societario. Nell’atto costitutivo saranno presenti: le generalità dei soci, le indicazioni dei soci accomandatari e accomandanti, la sede principale ed eventualmente quelle secondarie, l’ammontare del capitale sociale e i conferimenti dei soci, i criteri di ripartizione di utili e perdite, la durata della società e l’oggetto sociale. Nello Statuto, invece, saranno presenti tutte le regole che regolamentano la società.

La ragione sociale deve contenere accanto all’indicazione del rapporto sociale (s.a.s.), il nome di almeno uno dei soci accomandatari. Le decisioni sono prese tra i soci all’unanimità, a maggioranza o disgiuntamente in ragione del sistema di amministrazione prescelto. Non è previsto nessun organo assembleare.

Dopo aver stipulato, sarà necessario iscrivere la società nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio entro 30 giorni dall’atto.

Inoltre sono indispensabili l’apertura della partita IVA, la registrazione dell’atto all’Ufficio del Registro e la vidimazione dei libri contabili.

Tra i costi relativi alla costituzione ritroviamo: le spese notarili, l’iscrizione di tutti i soci alla gestione INPS alla quale pagheranno circa 3.500 euro di contributi fissi fino a 15.500 euro di reddito; superata tale soglia si pagherà, per la differenza, una percentuale di contributi con aliquota di circa il 22% fino ad una soglia di 42.000 euro oltre la quale si pagherà di più, le spese bancarie per l’apertura e la gestione del conto corrente. La costituzione della SAS non richiede un capitale minimo e i soci possono conferire in denaro, in crediti, in beni in natura o attraverso opera propria. Se conferiscono denaro, questo viene versato in un conto corrente intestato alla società.

Per quanto riguarda la gestione della SAS per il regime fiscale, le scritture contabili possono essere redatte in due diversi modi: in contabilità ordinaria, dove è necessario redigere libro giornale, libro inventari, scritture ausiliarie, scritture ausiliarie di magazzino, libri sociali obbligatori; in contabilità semplificata, dove è necessario redigere registro delle somme percepite e delle spese sostenute e i registri IVA.

La SAS è una società che è considerata una via di mezzo tra le società di persone e quelle di capitali, perché il socio accomandante è un “socio di capitale” che si limita ad apportare il capitale ma non partecipa in modo attivo alla gestione dell’impresa la quale è lasciata ai soci accomandatari.

Questo tipo di società viene di solito costituita quando la compagine sociale è differenziata per competenze, disponibilità finanziarie e mansioni da svolgere.

Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi nell’ aprire una SAS? Ve li riportiamo di seguito.

Tra i vantaggi troviamo: i costi di gestione e di avvio ridotti, la responsabilità al solo capitale conferito per gli accomandatari, il capitale sociale minimo non richiesto, il regime sociale contabile in forma semplificata e gli organi sociali non richiesti, l’amministrazione associata ai soli soci accomandanti e il rendiconto senza particolari formalità. Tra gli svantaggi, invece, troviamo: la responsabilità illimitata e solidale dei soci accomandatari, le scelte e i processi decisionali più complessi, i soci e la società sono soggetti al fallimento e la tassazione elevata sui soci in caso di utili elevati.

Una delle cose più importanti da tenere presente nel momento in cui si vuole costituire una Società in Accomandita Semplice (SAS) è la mancanza dell’autonomia patrimoniale: in questo caso, ci si riferisce alla differenza tra il patrimonio della società e il patrimonio dei soci e le conseguenze che si possono verificare in caso di fallimento. Infatti, in caso di fallimento di una Società in Accomandita Semplice i creditori hanno diritto di intaccare il patrimonio personale dei soci.

In caso di insoluti, la SAS può essere sottoposta a procedura fallimentare, che comporta anche il fallimento dei soci accomandatari ma non di quelli accomandanti.

La SAS si scioglie quando si verifica una delle cause previste nei patti sociali o dalla legge, come la mancanza di soci accomandatari o accomandanti. I soci devono formalizzare lo scioglimento con apposita decisione e procedere alla nomina di un liquidatore da pubblicare sul registro imprese.

Anche nella fase di liquidazione i soci accomandanti conservano la limitazione della responsabilità per le obbligazioni sociali e, come tale, se i creditori non sono stati soddisfatti nella liquidazione della società possono far valere i propri diritti nei confronti degli accomandanti, limitatamente alla quota di liquidazione da loro percepita. Alla fine delle operazioni di liquidazione, il liquidatore stesso provvederà a cancellare la SAS dal registro.

Aprire una Snc: guida in pillole

26 Luglio 2018 admin

Aprire una Snc: guida in pillole.

Molte persone fin da piccole hanno il sogno di  diventari imprenditori, di avere una loro attività, di dare lavoro a chi ne ha bisogno e soprattutto di essere liberi e non essere sottoposti ai vincoli e agli obblighi del lavoro dipendente.

Bisogna in ogni caso tenere in considerazione anche il fatto che il sistema del lavoro dipendente e statale , che per decenni ha dominato nel nostro paese, ormai è morto. Sia per la crisi economica che per le politiche statali, che stanno notevolmente cambiando ed evolvendo.

Questa tendenza può essere positiva perché spinge molte persone a rimettersi in gioco, a reinventarsi professionalmente e a cercare nuove soluzioni. Ma allo stesso tempo può essere destabilizzante per chi è legato al lavoro classico e vuole delle sicurezze economiche veloci.

Inoltre molte persone non hanno la possibilità economica per mettersi in proprio, anche se l’aspetto monetario non è di certo l’unico da considerare. Nel senso che per intraprendere questa avventura bisogna avere lo spirito giusto e anche le conoscenze giuste, per non rischiare di prendere cantonate.

L’obiettivo di quest’articolo è di presentare una forma societaria, la Snc, e dare ai lettori gli input giusti e le informazioni corrette per capire se è una soluzione valida, cosi come abbiamo fatto nel precedente articolo sulla Srl.

Cosa è la Snc?

Andiamo a vedere nello specifico cos è la Snc. Questo tipo di società di persone si caratterizza per un aspetto, che a volte può essere considerato un limite. I soci avranno l’obbligo di intervenire con il loro patrimonio personale in caso di debiti, problemi e insolvenze varie.

Questo significa che i creditori, nel caso in cui la società non riesca a pagare quanto deve, possono chiedere i soldi a qualsiasi socio, il quale a sua volta potrà rivalersi sulla società stessa o su qualche altro socio. Però non si deve dimenticare che i creditori, prima di arrivare al punto di toccare il patrimonio personale dei soci , dovrà prima aver agito sul patrimonio della società.

Le Società Snc sono diverse da quelle di capitale in quanto le persone non acquisteranno mai la personalità giuridica. Con questa formula a prevalere è sempre l’elemento soggettivo. Infine ricordiamo che le Snc sono obbligate, a differenza di altri tipi di società, a tenere le scritture contabili.

Nei prossimi paragrafi andremo a vedere quali sono le mosse da fare per iniziare e quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa formula societaria.

Cosa fare per iniziare

Ci sono alcuni passi da fare prima di iniziare l’attività con una Snc e bisogna farli bene per evitare di incorrere in ritardi burocratici, scocciature o noie legali.

La prima cosa da sapere è che per costituire una società di persone, è obbligatorio redigere o una scrittura privata, oppure un atto pubblico che devono essere chiaramente autenticati e depositati nel Registro delle Imprese.

Oltre a questo sarà necessario redigere uno statuto e soprattutto indicare i contributi di ogni socio e le norme di ripartizioni degli utili. Successivamente bisognerà richiedere il codice fiscale e il numero di partita iva che dovranno essere inviati entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.

Una volta che lo statuto e l’atto sono pronti si dovrà iscrivere la società al Registro delle Imprese della Camera di Commercio sempre entro i 30 giorni. Nel caso di attività commerciale, l’iscrizione dovrà essere fatta nel registro Esercenti; invece se l’impresa è artigiana bisognerà fare riferimento all’albo degli artigiani.

Infine se serve bisognerà chiedere le autorizzazioni necessarie e fare denuncia al Comune di Residenza di inizio attività.

Cosa deve contenere l’atto di una Snc

Nell’atto pubblico o nella scruittura ci devono essere indicate: a) sede principale e secondaria; b) oggetto sociale; c) durata della società; d) ragione sociale; e) prestazione obbligatorie e quota partecipativa di ogni socio; f) nome, cognome, domicilio e cittadinanza, data di nascita e luogo sempre di ogni socio.

Quali sono i pro e i contro di una Snc

Come ogni tipo di società anche la Snc ha i suoi vantaggi e i svantaggi, che bisognerà analizzare con grande attenzione prima di decidere se iniziare questa avventura oppure optare per un’altra soluzione.

Per quanto riguarda i vantaggi innanzitutto che la Snc non deve avere nessun capitale sociale minimo e questo fattore non è da sottovalutare, perchè non è scontato avere una disponibilità economica elevata, specialmente all’inizio di un’attività.

A proposito di soldi,  un altro vantaggio è che le spese di gestione e di costituzione della Snc sono veramente irrisorie, specialmente se paragonate ad altre formule societarie.  Infine, dal punto di vista contabile e formale,  la Snc è abbastanza facile da gestire.

Per quanto riguarda gli svantaggi c è invece da dire che, come abbiamo detto nei paragrafi precedenti, aprire una Snc impone un grande senso di responsabilità, perchè in caso di debiti può essere toccato il proprio patrimonio personale!

Aprire una Srl: guida in pillole

21 Luglio 2018 admin

Aprire una Srl: guida in pillole

In un mondo del lavoro italiano sempre più contorto e complicato specialmente per i giovani, le persone più intraprendenti cercano nuove soluzioni per reinventarsi e per uscire fuori dai meccanismi sempre più perversi, che il mondo del lavoro dipendente e statale ormai propone.

Quindi molte persone, giovani e meno giovani, prendono alcune volte l’importante decisione di mettersi in proprio e di diventare imprenditori e padroni di se stessi. Non è una decisione facile e anzi c è bisogno di molto coraggio, specialmente in Italia, dove le politiche governative non sono mai state molto favorevoli per i liberi professionisti.

Risulta molto importante, prima di iniziare questa avventura, informarsi bene sulle diverse forme societarie, sui pro e i contro e soprattutto su quali sono gli step da effettuare, per essere in regola da tutti i punti di vista.

In questo articolo ci occuperemo della forma societaria Srl, di cosa è e di cosa fare per iniziare questo percorso, sicuramente complicato, ma che può dare tante soddisfazioni. Occorre però analizzare bene tutti gli aspetti: la gestione amministrativa, economica e finanziaria.

Un elemento importante è sicuramente collegato alla scelta delle persone che dovranno, con le loro competenze, guidare l’imprenditore verso la nuova avventura.Infatti chi si affiderà a avvocati, notai o commercialisti incompetenti o poco onesti, pagherà le conseguenze in termini di complicazioni e disagi nel breve e medio termine.

Srl: cos è?

Innanzitutto l’acronimo Srl significa Società a responsabilità limitata. Questo tipo di società di capitali  risponde alle obbligazioni sociali con il suo patrimonio. In questa formula i soci possono usufruire della forma di responsabilità limitata.

Il capitale minimo per avviare una Srl è di 10mila euro, ma si stanno studiando alcune formule con capitale sociale a 1 euro. Un aspetto importante da conoscere è che questa società è obbligata a rispondere ai doveri fiscali e finanziari, solo con il capitale e i soldi messi a disposizione da tutti i soci, al momento della costituzione della società stessa.

In una Srl è presente un consiglio di amministrazione che può essere formato anche da degli individui esterni a quella società. Esso ha il compito di redigere e controllare il bilancio societario e cioè lo stato patrimoniale e la parte economica.

Poi c è anche l’assemblea dei soci, che svolge compiti fondamentali come ratificare il bilancio, nominare e decidere il presidente del collegio sindacale e gli amministratori,  liquidare la società e modificare l’atto costituitivo.

Infine abbiamo il collegio sindacale, che deve vigilare sulle varie attività della società, ma è obbligatorio solo se il capitale è superiore a 120 mila euro.

I costi di apertura

Prima di imbarcarsi in questa avventura bisogna anche calcolare i costi iniziali, fissi e obbligatori. Ovviamente chi decide di aprire una Srl avrà a disposizione un capitale, però conoscere le spese fisse può essere utile per organizzarsi in tempo.

Innanzitutto bisogna pagare circa 365 euro per la denuncia di inizio attività e per i diritti di segreteria. Inoltre un’altra spesa significativa è sicuramente la tassa di gestione governativa, che ammonta a circa 310 euro; ci sono anche da considerare i costi di vidimazione dei libri sociali e per la precisione 41 euro ogni 100 pagine.

Oltre ad altre piccole spese come la PEC, non si deve dimenticare che c è un onorario per il notaio da pagare e che non è indifferente, visto che si parla di circa 1400 euro.

Infine ricordiamo che nel momento della costituzione della società, sarà necessario versare all’amministratore tutto il capitale e che può variare dai 10 ai 120 mila euro.

Quindi è bene fare i conti per non trovarsi spiazzati nel momento in cui bisogna provvedere al pagamento di queste spese obbligatorie.

Step apertura Srl

Vediamo quali sono  i passi da fare per procedere all’apertura di una società Srl.  Innanzitutto la società Srl si costituisce con atto notarile.

Intanto non bisogna dimenticare che entro 20 giorni dall’atto costituitivo dell’assetto societario sarà obbligatorio iscriversi al Registro delle Imprese e poi la società potrà iniziare la sua attività.

Altri step da compiere:a) decidere oggetto sociale e norme che regolano la società in questione; b) definire l’assetto societario; c)stabilire e versare il capitale stabilito per la società; d)assegnare il ruolo di amministratore della società Srl.

Vantaggi e svantaggi Srl

Il vantaggio principale di questa formula societaria è legato alla mancanza di rischio per i soldi personali dei soci della Srl. Quindi se la società dovesse avere problemi economici, sarà intaccata la disponibilità finanziaria societaria, ma il patrimonio individuale non è a rischio.

Inoltre c è la possibilità di suddividere il capitale da mettere a disposizione per la società, tra i vari soci, tenendo ovviamente conto delle diverse quote. Gli svantaggi hanno a che fare con i costi maggiori, rispetto alla ditta individuale, nella costituizione e nella gestione ordinaria.

Gli svantaggi più rilevanti sono legati alla burocrazia. Per esempio la società Srl non può contare sulla contabilità semplificata e oltre un limite di capitale, scattano i controlli legali.

Socio d’affari: come sceglierlo senza errori

16 Giugno 2018 admin

Hai in mente di aprire un’attività? La tua attività si sta ampliando e non riesci più da solo a tener fede a tutti gli impegni presi? Forse è arrivato il momento di trovare un nuovo socio d’affari fidato per condividere le responsabilità e gli obblighi che si presentano ogni giorno nella tua attività.

Non è facile trovare e scegliere persone a cui affidare compiti specifici e a volte gravosi. Metterti al riparo da delusioni, o peggio ancora da perdite di credibilità di fronte ai tuoi clienti.

Con un colloquio, dei testi psico attitudinali, o dandogli dei compiti “spinosi” ma che non arrechino danni a medio lungo termine alla tua attività mettendo alla prova le sue attitudini e le sue competenze.

Ogni volta che il mondo vede una persona di successo, nota solo la gloria pubblica, e mai i sacrifici fatti in privato per raggiungerla.
(Vaibhav Shah)

Un metodo veloce, intuitivo e immediato per trovare un socio d’affari: la regola delle 4 C

Questo metodo messo a punto dall’imprenditore Nicola Mattina ovvero la regola delle 4 C aiuta nella ricerca del socio/collaboratore perfetto. Quali caratteristiche deve avere?

Innanzitutto la Competenza per il lavoro che andrà a svolgere soprattutto se questa deve essere molto specifica. Ma anche sapersi destreggiare tra varie mansioni. Utile, ad esempio, può essere la reputazione di cui il papabile socio/collaboratore gode sia online che offline, avvalendosi di strumenti come LinkedIn o pagine aziendali, il suo background lavorativo.

Il futuro socio/collaboratore, inoltre, dovrebbe rispondere ad alcuni requisiti circa il Carattere: non solo dovete andare d’accordo, ma il tuo collaboratore deve essere in grado di capire il valore della negoziazione, delle decisioni, del compromesso, deve essere “capace di realizzare” e portare idee nuove o di realizzare i propri compiti in modo anche diverso e inusuale, ma soprattutto più efficiente. Non ignorare segnali chiari di poca empatia tra le due parti.

La terza C riguarda la Comunione di Intenti: se si vuole raggiungere un determinato obiettivo, è importante che le parti siano perfettamente consapevoli del tempo da impiegare delle risorse da mettere a disposizione, quindi concretezza a problem solving che presuppone una mente molto plastica e non rigida. La propensione al rischio è la stessa?

Infine, l’ultima C è un riassunto del contesto sociale del futuro socio: sta per Consorte, e prende in considerazione la famiglia, valori ed eventuali influenze che la persona può subire nel corso del tempo. “Conoscere l’ambiente familiare del futuro socio/collaboratore a inquadrarne il carattere”, commenta Mattina. E aiuta a capire anche quanto queste persone potrebbero influenzare le decisioni del socio.

Ok, ma come svolgo il colloquio?

Dopo aver posto le basi per le norme del socio d’affari perfetto, è importante capire quali caratteristiche ha il socio perfetto per te: prima del colloquio, crea un identikit e usalo come guida, ma senza essere troppo rigidi. Potresti ad esempio cercare competenza nel mercato, risorse disponibili, capacità di lavorare in team, ecc.
Potrebbe essere utile, inoltre, chiedere che eventuali competenze specifiche siano certificabili, o documenti riguardanti eventuali esperienze pregresse (la sua vecchia società ha pendenze? La persona è un buon pagatore?
Dove Inizio al ricerca, il passaparola può essere affidabile?

Dobbiamo avere piena fiducia del nostro nuovo socio/collaboratore, l’unico modo per testarlo e presentargli un compito, o un progetto e capire come lo risolverebbe. Avete comunione di Intenti oppure siete la luna e il sole, ascolta è collaborativo ?

Per poter valutare al meglio un potenziale socio occorre mettere in preventivo di spendere un po’ di tempo per approfondirne la conoscenza. Solo in questo modo potremo evitare contrasti e vedere la vostra società crescere. Dopotutto, prevenire è meglio che curare.

Come strutturare un business plan

4 Giugno 2018 admin

come strutturare business plan

In questo articolo vedremo dettagliatamente come strutturare un business plan.

L’importanza del business plan

Un business plan di un’azienda, a seconda dell’ambito di utilizzo, ha principalmente due funzioni:

  1. una esterna (il presentare la propria azienda agli investitori e ai soci per attrarre fondi e capitali)
  2. una interna (organizzare ogni aspetto della vita della propria attività)

Esso può essere incentrato sia su un’impresa da costruire da zero sia su un’idea di business da sviluppare su un’impresa già esistente. Un business plan permette di pianificare sia le operazioni decise a monte che quelle improvvise (tipo le fusioni aziendali). In entrambi i casi, comunque, vanno vagliati costi, vantaggi e incongruenze, tempi di realizzazione e risorse umane da coinvolgere.

Come strutturare un business plan.

Un’importante premessa da fare è che un business plan è sostanzialmente diviso in due parti:

  1. una descrittiva (in cui si presenta l’azienda, il suo management, il prodotto servizio offerto, l’analisi del mercato, etc.)
  2. una operativa (in cui viene spiegata nel dettaglio la produzione del prodotto o erogazione del servizio, la sua distribuzione, le operazioni di marketing, le stime del fatturato, etc.)

Ovviamente sia la parte descrittiva che quella operativa si suddividono in sottocapitoli, che vedremo in seguito.

1) L’executive summary per strutturare un business plan

L’executive summary, la cui lunghezza stando a varie scuole di pensiero è di 3-5 pagine o del 10-15% della lunghezza complessiva del business plan, è un riassunto preliminare dei punti di un business plan, ossia:

  1. descrizione dell’impresa
  2. descrizione e illustrazione del prodotto o servizio
  3. struttura del management
  4. analisi di settore
  5. analisi di mercato
  6. strategia di marketing
  7. piano operativo
  8. analisi finanziaria

Pensa quindi all’executive summary come all’indice dei capitoli di un libro, solo un po’ più argomentato. Se il tuo intento è convincere i finanziatori a farti un prestito o a ottenere fondi per un bando sii conciso, usa un linguaggio chiaro. Focalizzati sul problema che il tuo prodotto e servizio vuole sanare, spiega perché finanziarti è un’opportunità e offri stime finanziarie attendibili sui capitali che ti occorrono, i guadagni ed eventuali perdite.

Se invece il tuo business plan è finalizzato alla gestione interna dell’azienda dovrai limitarti a chiarificare i seguenti punti:

  1. scopo del piano
  2. risorse chiave
  3. dettagli e caratteristiche del prodotto/servizio offerto
  4. scenario dettagliato del mercato di riferimentoù
  5. obiettivi e benchmark

2) La descrizione dell’impresa

Qui si entra nel vivo del business plan, in cui tutti i punti del summary verranno trattati uno ad uno in modo approfondito. Quindi prendi carta e penna (o una tastiera) e inizia a descrivere la tua impresa definendone:

  1. il settore in cui opera: chiarendo la natura della tua azienda. Descrivi anche il tipo di società (spa, srl, etc.) ed eventuali metamorfosi che ha avuto nell’arco del tempo (ossia dalla data di costituzione), parla di investitori, amministratori e organigramma
  2. gli obiettivi: ossia la mission, i ricavati previsti in utili lordi e netti, il ROI (Return of Investments) e i KPI (Key Performance Indicators) del settore in cui la tua azienda opera
  3. i fattori critici di successo: ossia tutti quei fattori che sono decisivi per il successo dell’azienda. Fattori chiave del successo della tua impresa possono essere il prodotto/ servizio e l’organizzazione aziendale che esso ha alle spalle
  4. i successi passati e i punti di forza che li hanno determinati: snocciola case history dei tuoi precedenti successi aziendali e i punti di forza della tua impresa che li hanno determinati
  5. difficoltà e punti deboli: niente è perfetto, né deve esserlo per forza la tua azienda agli occhi dei finanziatori. Descrivi con onestà i punti deboli del tuo business e valuta come e se possono essere colmati.

3) La descrizione e illustrazione del prodotto/servizio

Questa sezione è dedicata al prodotto/servizio che fornisce la tua impresa. Esso è il fulcro del tuo business, quindi descrivilo delineando i seguenti punti:

  1. le caratteristiche fisiche (se è un prodotto: aspetto esteriore, materiali impiegati, bozze dei progetti per costruirlo, opuscoli informativi; se è un servizio spiegando per filo e per segno fattori in gioco e funzionamento, magari con degli opuscoli informativi). Attento a specificare se il prodotto è coperto da forme di tutela della proprietà intellettuale come i brevetti, le licenze e i marchi registrati. Specifica i componenti per spiegare eventuali co-produttori che partecipano alla produzione del prodotto ed eventuali problemi nella fornitura di questi componenti.
  2. le finalità di impiego per il cliente
  3. le attrattive che rendono il prodotto/servizio indispensabile per il cliente e migliore di quello offerto dalla concorrenza
  4. l’evoluzione del prodotto dalla nascita ad oggi, le politiche dei costi e i listini previsti per ricavare introiti e il mix di vendita, i trends di vendita previsti

4) Il management per strutturare un business plan

Questa sezione del business plan si si focalizza sulle risorse umane dietro al business. Prima cosa è presentare tutti i reparti della vostra azienda (vendita, risorse umane, etc.) e le competenze richieste per ricoprirli. Compila questa sezione del quando dovrai attrarre a te dei finanziamenti, mostrando quanto tu e i tuoi collaboratori valiate, perché siete le persone giuste al posto giusto. Fai risaltare le vostre skills, titoli di studio e le esperienze professionali più importanti, spiegando come e perché avete contribuito al successo della vostra azienda.

5) L’analisi di settore

Dopo aver descritto l’azienda ora si passa al settore a cui appartiene. Un’analisi del settore ci fa comprendere meglio l’habitat in cui essa vive, vende, etc. Questo habitat è composto da:

  1. concorrenti
  2. fornitori
  3. clienti
  4. tecnologie disponibili
  5. struttura della società (anche in senso demografico)
  6. ambiente naturale
  7. quadro economico nazionale e internazionale 

Porter ha individuato 5 forze per definire gli scenari dei settori in cui operano le imprese:

  1. l’ingresso in un settore di nuove imprese competitors, che dipende a sua volta da fattori fra cui l’economia di scala, presenza di prodotti differenziati, presenza o meno di vantaggi che prescindono dalla produzione, dal fatto che siano o meno aziende che ostacolano l’ingresso di altri concorrenti in questo mercato oppure che tali ostacoli siano posti dalla politica locale
  2. l’intensità della concorrenza data dal numero di imprese in un determinato settore, dalla differenziazione del prodotto offerto (meno questo è differenziato da un’azienda all’altra  e dal mercato (più è basso più ci sarà concorrenza)
  3. il potere contrattuale dei fornitori di un bene o servizio, che è tanto più alto quanto più il bene o servizio è unico e i fornitori di un determinato settore sono pochi
  4. il potere contrattuale dei clienti, che è tanto più alto quanto il loro numero è ridotto e i prodotti/servizi sono poco differenziati da un fornitore all’altro
  5. la presenza di prodotti sostitutivi, laddove un prodotto sostitutivo è quello di un’azienda B che offre gli stessi benefits di un prodotto dell’azienda A, sostituendolo

6) L’analisi di mercato

Dopo aver visto il settore, ossia il “dove” la tua impresa opererà ora analizziamo il mercato, ossia il “come” la tua impresa interagirà nel settore stesso. Fatti quindi alcune domande e analizza:

  1. la composizione demografica dell’area in cui la tua impresa sarà attiva. Della popolazione di quest’area dovrai reperire informazioni come sesso, età, nazionalità, professione, status sociale. Serviti dei dati ISTAT, del Comune, della Regione, etc. Se invece i tuoi clienti sono altre imprese traccia un quadro delle imprese sul territorio con i dati della Camera di Commercio regionale o nazionale.
  2. le dimensioni del mercato in cui vuoi entrare. Decidi innanzitutto se la tua azienda opererà su scala locale, nazionale o internazionale. Esse tengono conto del volume (n° potenziale di clienti) e del valore di un mercato (n° di clienti effettivi). Il valore viene calcolato secondo la logica top down (ossia partendo dal mercato nazionale per arrivare a quello locale e moltiplica il valore per ogni potenziale cliente) o bottom up (si parte dal singolo articolo e dal singolo singolo cliente poi si risale al valore complessivo di tutta l’area geografica in cui si trova il mercato)

7) La strategia di marketing

Essa consiste nel definire il come vendere il tuo prodotto o servizio sfruttando le 4 leve del marketing mix:

  1. il prodotto, con tutte le sue qualità, la linea a cui appartiene, il servizio di assistenza, le garanzie
  2. il prezzo, che tiene conto dei costi di produzione, dei prezzi della concorrenza, dei listini, degli sconti, di modalità e tempi di pagamento
  3. il punto vendita. Qui bisogna considerare se i punti vendita sono interni all’azienda stessa oppure sono centri commerciali e supermercati terzi, etc. Inoltre bisogna considerare la distribuzione online, quella tramite corrieri, tir, etc.
  4. la promozione, ossia tutte le campagne di pubblicità e comunicazione per rendere il prodotto noto al grande pubblico

8) Il piano operativo

Il piano operativo ti permetterà di pianificare concretamente tutta l’attività aziendale, dalla realizzazione del prodotto o fornitura del servizio fino alla distribuzione, alla vendita e alla post-vendita. Tale piano vaglierà quattro fattori:

  1. lo sviluppo del prodotto: questa fase, corredata da progetti e documenti tecnici, illustra passo dopo passo la realizzazione del prodotto. Più un prodotto è innovativo più questa sezione dovrà essere dettagliata. Inserisci anche i curricola dei ricercatori e progettisti che hanno lavorato al prodotto.
  2. la produzione: ossia le fasi di realizzazione concreta del prodotto. Attenzione a fare previsioni dei flussi di cassa in modo da poter pagare tutti i dipendenti e poter ampliare le dimensioni dell’azienda
  3. l’assistenza post-vendita: il legame fra il brand e l’azienda non s esaurisce con la vendita, ma continua anche in seguito con l’assistenza nel caso i clienti abbiano problemi dopo l’acquisto. Si può decidere anche di esternalizzare questi help desk (per diminuire i costi dell’azienda) e anche di fidelizzare l’utente dopo la vendita con gadgets, raccolte punti, etc.
  4. i fattori esterni: ricorda che l’azienda interagisce col contesto, e per la precisione con fattori come i costi del personale e del materiale, cambi nelle abitudini dei consumatori, il progresso tecnologico ed eventuali cambiamenti legali nel settore in cui l’impresa opera.

9) L’analisi finanziaria

Questa sezione per strutturare un business plan serve a far quadrare i conti. Serve a capire se e in quanto tempo si potranno restituire i prestiti ai finanziatori, quanto e in che modalità devono pagare i clienti, quanti fondi servono oltre ai capitali iniziali, etc.

Corporate Fundraising: come chiedere finanziamenti a un’azienda partner

1 Giugno 2018 admin

corporate fundraising

Cos’è il Corporate Fundraising?

Il Corporate Fundraising consiste nel chiedere finanziamenti non alle banche ma ad altre aziende. Come? Non certo mendicando denaro ma stringendo partnership.

Ora però fatti un’altra domanda: “Perché un’azienda dovrebbe voler diventare mia partner?”. Chiediti anche cosa puoi offrire a un’azienda, perché vuoi allearti proprio con quell’azienda e non con un’altra. Chiediti se hai tutti gli strumenti e i mezzi per proporre a quell’azienda la tua idea, e chiediti tante altre cose.

Fatti le domande e datti le risposte giuste seguendo un piano d’azione. Esso ti aiuterà a stringere accordi di partnership con altre aziende e a far piovere finanziamenti sulla tua.

Corporate Fundraising: il piano per ottenere partnership e fondi.

Ecco il piano che dovrai seguire passo passo per conquistare la tua sospirata azienda partner.

1) Il capitale relazionale

Prima di proporre un’alleanza a un’azienda chiediti quanto valgono le tue relazioni esterne, intese non solo come relazioni coi clienti, ma anche con altri stakeholders come i fornitori, i co-produttori e altre eventuali aziende partner.

Valuta anche quanto il tuo marchio sia apprezzato da clienti e investitori.

Infine considera il valore delle tue licenze, e (se ne hai) dei tuoi accordi di franchising e delle tue partnership con altre imprese.

2) Coinvolgere il board

Affinché la tua azienda riesca a ottenere un accordo di partnership e i fondi devi coinvolgere tutto il board. Ossia tutto il personale. Fa in modo che ogni tuo dipendente e collaboratore sia attivo nella ricerca dei finanziamenti con l’accordo di partnership

3) La policy verso altre aziende

Se non l’hai già fatto definisci la tua policy fra la tua ed altre aziende. Consulta un consulente legale di impresa e stabilite insieme vincoli, regole e black list con eventuali aziende interdette dall’intrattenere affari con la tua.

4) La lista di aziende prospect

Sono definite prospect tutte quelle aziende che sono interessate alla tua in base al territorio di provenienza e al settore (che dev’essere contiguo al tuo, per esempio se sei una società di formazione cercherai un’azienda partner dove i tuoi studenti possano effettuare stage dopo il corso).

Nella ricerca della tua azienda prospect cura soprattutto la tua USP (Unique Sell Proposition) illustrando:

  • perché il beneficio che le offri è importante
  • perché è tale che non può essere offerto dalla concorrenza (da qui il concetto di unique)

Se la tua azienda di prima opzione dovesse declinare la tua offerta passa al piano B, ossia a un’altra azienda prospect. A questo proposito se si cerca un’azienda partner meglio non focalizzarsi su “quella e basta”, ma cercarne altre e inserirle nella propria lista.

5) Il materiale per proporre la partnership

Per persuadere la tua azienda prospect dovrai infine avere dei dati alla mano fra cui:

  • una descrizione puntuale dei progetti
  • case histories di altre aziende tue partner (se ci sono)
  • dati di bilancio e statistici circa la solidità finanziaria della tua azienda
  • rassegna stampa (comunicati stampa, interviste che raccontino la tua azienda)

6) Progetti di visibilità mediatica di te e del tuo partner

La visibilità è tutto nel marketing, quindi stila per te e la tua azienda partner dei progetti di media partnership. Progetti che includano rassegne stampa, visibilità del logo delle vostre aziende, etc.

7) L’entusiasmo.

Una volta che hai preparato tutto l’occorrente contatta la tua agognata azienda partner. Contattale per telefono o, in mancanza di confidenza tramite mail. Sii breve nella mail, arriva al dunque descrivendo brevemente l’oggetto del vostro accordo, la data e il luogo del vostro incontro.

Mi raccomando: che tu contatti l’azienda per telefono o via mail una costante dovrà essere l’atteggiamento cordiale ed entusiasta.

8) Non essere precipitoso

Una strategia di corporate fundrising richiede tempo, la definizione del piano nei minimi dettagli. Malgrado l’urgenza di soldi la fretta e il fare tutto all’ultimo momento e di corsa sono pessimi consiglieri. Per questo è meglio organizzare la propria strategia per ottenere fondi e partnership con un certo anticipo.

Lean management: principi guida e tecniche per PMI

27 Marzo 2018 admin

lean management

Cos’è il lean management: 5 principi chiave

Un’azienda è come un corpo umano: per migliorare le sue prestazioni deve essere agile, snella, efficiente. E ciò significa eliminare gli sprechi nella produzione e/o nell’erogazione dei suoi servizi. Gli sprechi per un’impresa sono come i famosi “kg di troppo” degli individui.

Solo che la “dieta” a cui un’azienda deve sottoporsi si chiama lean management. Gestione snella. E questa gestione snella è anche flessibile, ossia sia adatta ad attività di ogni tipologia: aziende manifatturiere, società di servizi e pubblica amministrazione. Inoltre il lean management coinvolge tutte le risorse umane di un’attività, dal dirigente all’ultimo degli operatori.

Ma in cosa consiste, più nel dettaglio questa gestione aziendale snella ed efficiente collaudata per la prima volta dalla Toyota nel 1940?

Innanzitutto, il lean management è guidato da 5 principi chiave:

  1. chiedersi cosa il cliente sia davvero disposto a pagare per il prodotto/servizio e quindi quanto esso debba valere dalla sua prospettiva
  2. identificare il flusso di valore di azioni che portano al prodotto/servizio finale
  3. far sì che queste azioni diventino processi, ossia parte di un flusso ininterrotto di attività, senza sosta né pause. Come una corrente che, inarrestabile, sfoci al successo.
  4. realizzare un’attività solo quando il processo lo richieda. Questa è la logica “pull”, secondo cui è il risulto finale che “traina” l’attività finalizzata ad esso.
  5. puntare alla perfezione continua del processo di attività aziendali e del risultato finale

Tecniche di lean management.

Il lean management, affinché possa entrare efficacemente in azienda, dev’essere figlio del lean thinking. Dal “pensare snello” scaturiscono le seguenti tecniche di gestione che renderanno più efficiente e rapido il tuo business.

La tecnica delle 5S

La più nota tecnica di lean management è quella delle 5S, dove le “s” in questione sono le iniziali di 5 parole giapponesi scritte in alfabeto latino. Vediamo insieme questi cinque concetti che, scaturiti dalla sapienza orientale, guideranno la tua attività:

  1. Seiri: consiste nel separare attrezzature, procedure e, in generale, risorse utili da quelle inutili. Le seconde verranno eliminate. Parola d’ordine del seiri è “sgomberare” l’azienda dal superfluo.
  2. Seiton: ossia il collocare le risorse (tecniche, umane, finanziare, etc.) al loro posto. Ciò le renderà più funzionali al loro scopo.
  3. Seiso: ossia “pulizia”, “igiene”. Questo principio vale non solo per le aziende di produzione, ma anche per quelle società di servizi per cui degli uffici puliti sono un must.
  4. Seiketsu: consiste nel ripetere queste prime tre fasi (organizzazione, ordine e pulizia) ad intervalli frequenti e programmati.
  5. Shitsuke: il fare di organizzazione, ordine, pulizia e programmazione (tramite il seiketsu) una prassi standard.

La regola delle 5S, per farla breve, rende l’azienda ciò che dovrebbe essere: un paradiso imperituro di ordine, pulizia e soprattutto efficienza.

Visual Management o Gestione a vista

La gestione a vista permette di tenere sotto controllo l’andamento delle attività aziendali. Ciò permette di gestire le crisi in tempo reale e di risparmiare tempo nel prendere decisioni. La gestione a vista consente infatti di saltare fasi come la programmazione preventiva e di risolvere il problema “in loco”.

FMEA (Failure Mode and Effects Analysis)

Metodologia di problem solving ideata dall’industria aerospaziale negli anni ’70 e poi adottata in tutto il mondo in aziende di altri settori produttivi. Gli obiettivi della FMEA sono i seguenti:

  1. individuare i problemi che un prodotto può riscontrare durante il suo ciclo di vita
  2. individuare le cause di questi problemi effettivi o potenziali, dovuti a difetti di fabbricazione o progettazione
  3. prevedere le conseguenze di questi difetti di fabbricazione/progettazione sui consumatori
  4. decidere se la gravità del problema è tale da anteporsi alle altre fasi di produzione
  5. studiare e mettere concretamente in pratica la soluzione di questo problema
  6. riportare le procedure di problem solving del problema in questione come promemoria per il futuro, nel caso la crisi dovesse ripetersi.

A seconda dell’origine del guasto vengono effettuati due tipi di FMEA:

  1. FMEA di progetto (un’analisi del guasto operata dal progettista e da rintracciare nel progetto)
  2. FMEA di processo (effettuata invece dal tecnologo e che indaga i guasti determinati dalle tecnologie di produzione)

Entrambi i tipi di FMEA vengono effettuati in gruppo.

TPM (Total Productive Maintenance)

Il TPM o Manutenzione Produttiva Totale consiste nella manutenzione delle attrezzature atte alla produzione, e nel mantenimento e miglioramento del processo produttivo. Il TPM elimina eventuali sprechi e tempi morti che possono affliggere le attività. Essa è una tecnica in uso soprattutto nelle aziende manifatturiere che investono grandi capitali sugli impianti produttivi.

L’obiettivo principale della TPM? Fornire ai clienti prodotti di alta qualità, a basso costo costo e in tempi abbastanza brevi da soddisfare la domanda del mercato.

Aprire un franchising: obblighi, vantaggi e svantaggi.

9 Febbraio 2018 Cindy Nicole
Cerchi una guida completa sul franchising? Sei nel posto giusto!
Segui l’articolo e ti svelerò le conoscenze fondamentali per muoverti in questo mondo fatto di multinazionali di successo. Saprai come aprire un franchising!

Aprire un franchising: vantaggi e svantaggi

In breve, cos’è un franchising?

Franchising: una parola che senz’altro vi suona familiare.
Così come vi è familiare girare per strada ed essere circondati da punti vendita di grossi brand (Mc Donald’s, Zara, etc.) non solo nella vostra città ma in tutta Italia.
Ecco, quando un’azienda grande e affermata apre sedi e punti vendita in tutta Italia si parla di accordi di franchising.

Un accordo di franchising consiste in un patto di affiliazione commerciale stipulato da due parti:

  1. il franchisor: ossia l’affiliante, l’azienda dal brand noto, la parte forte del contratto. Essa si avvale del franchisee, un’impresa più piccola, come avamposto per i suoi affari
  2. il franchisee: ossia l’affiliato, un’imprenditore più piccolo che si avvale del marchio del franchisor come cassa di risonanza, come “mentore” dei propri affari

Aprire un franchising: Obblighi del franchisee (i tuoi)

Anche il franchisee, una volta firmato il contratto di franchising con l’affiliante, ha degli obblighi a cui adempiere, fra cui:

  1. fare propri il know-how, il brand e gli standard di qualità del franchisor
  2. osservare le norme sulla privacy in merito ai dati sensibili che riguardano il franchisor
  3. pagare una quota fissa di ingresso nella rete del franchisor (la entry fee). Essa ricopre le spese che il franchisor ha investito sulla progettazione architettonica del locale del franchisee, la realizzazione del piano di startup del suo business, i compensi di professionisti coinvolti nell’avvio del negozio quali consulenti fiscali, visual merchandisers e altri, i costi relativi al calcolo di ROE, ROI, Cash Flow ed elaborazione del piano di prefattibilità. Altre spese aggiuntive sono le royalties, ovvero delle percentuali sulle vendite effettuate da versare alla casa madre.
  4. versare contributi pubblicitari per le campagne di marketing
  5. non divulgare in alcun modo le competenze e il know-how acquisiti dall’affiliante

Obblighi del franchisor (la catena)

Gli obblighi di un franchisor che stringe un accordo di franchising sono i seguenti:

  1. fornire al franchisee il marchio e altri diritti di proprietà intellettuale, il proprio know-how relativo al prodotto/servizio fornito, assistenza tecnica e formazione costante (in quanto il franchisee può benissimo essere un soggetto estraneo al settore del franchisor).
  2. realizzare a sue spese il progetto architettonico del locale del franchisee nonché il piano di start-up per avviare la sua attività
  3. elaborare documenti come il piano di prefattibilità, il calcolo del ROI, il calcolo del ROE, del BEP e del Cash Flow
  4. formare e poi fornire il personale da mettere al servizio del franchisee stesso

Aprire un franchising: pro e contro

Nel business in generale ogni mossa ha i suoi pro e i suoi contro, e questo vale anche per gli accordi di franchising.

Un contratto di franchising rappresenta una simbiosi imprenditoriale fra due imprese: l’affiliante che vuole espandersi in altre zone e mercati e l’affiliata che vuole fatturare sotto l’egida di un grande brand.
In quanto tale, presenta anche dei punti di criticità.

Pro

Gli aspetti positivi dell’aprire un franchising, che ricadono sul franchisor e sul franchisee, sono i seguenti:

  1. il richiamo di un brand: che si traduce nell’espansione del proprio marchio in altre zone per il fanchisor e nell’egida di un marchio già noto per il più piccolo franchisee
  2. per il franchiseeil risparmiare tempo e denaro in strategie di marketing per lanciare un marchio sconosciuto da zero ma mutuandole dal franchisor
  3. il franchisee può, in un primo momento, evitare spese relative alla progettazione architettonica del punto vendita e all’acquisto degli arredi per il suddetto.
  4. rischi ridotti per il franchisee in quanto potrà avvalersi di un modello di business già collaudato dal franchisor
  5. maggior possibilità, sempre per il franchisee, di accedere ai prestiti finanziari in quanto gli investitori vedono di buon occhio gli affiliati ai grandi brand.
  6. uno scambio di competenze e informazioni relative al mercato locale fra franchisor e franchisee. Il franchisee, inoltre, può essere molto più informato sui trend e i gusti dei clienti di zona.
  7. la natura stessa del franchisee, che è un intermediario fra la casa madre e la clientela di una determinata zona. Questo permetterà alla sede centrale di delegare la risoluzione dei problemi dei clienti locali al franchisee. Nel mentre la casa madre potrà occuparsi di consulenza, pianificazione strategica e formazione del personale. Il franchisor, inoltre, minimizza i costi ed eventuali problemi che sorgono intorno alle risorse umane in quanto tali problemi sono più facilmente risolvibili dai franchisee in loco.

Contro.

Dato che il business è sempre un campo minato è bene vagliare anche gli svantaggi del sistema franchising. Svantaggi che si ripercuotono anch’essi sui franchisor quanto sui franchisee:

  1. costi elevati, il che va preventivato nello sviluppo di un sistema complesso come quello dei franchising
  2. il rischio, da parte del franchisor, di perdere il controllo del franchisee in quanto è un venditore che, nella sua zona di esercizio, ha una certa autonomia. Talvolta, una volta cresciuto sotto l’egida del franchisor, il franchisee può anche decidere di tagliare del tutto i fili che lo legano alla rete di franchising dell’affiliante
  3. il franchisee dovrà ammortizzare le spese che il franchisor ha affrontato per lui pagando la costosa entry fee, tassa di ingresso nella rete del franchising. A questo si aggiungono le già citate spese in termini di royalties e contributi pubblicitari
  4. il franchisee, in cambio del prestigio di un grande marchio, dovrà rinunciare alla sua indipendenza e piegarsi a procedure aziendali standardizzate
  5. far parte di una rete di franchising, grossa e complessa, rallenta di per sé i processi decisionali. Prendere iniziative, sottoporle al franchisor e attendere la sua autorizzazione a procedere può richiedere tempo. Tale lentezza decisionale è inoltre un problema per lo stesso franchisor, infatti decidere di cambiare le proprie strategie aziendali sarà un processo tanto più lungo e complesso quanto più si è una grande azienda.
  6. in caso di recesso, per un franchisee sarà difficile e costoso affrancarsi dal franchisor, specie se quest’ultimo dovesse opporsi